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Alice e il Bianco Coniglio

Pubblicato il 3 settembre 2012

Ha creato con la sua lucida follia “Alice nel paese delle meraviglie”. E’ riuscito ad affascinare grandi e piccoli, tra Conigli Bianchi e carte che camminano. Ha regalato al tennis le teste di serie. Lui è Lewis Carroll, scrittore, matematico, logico, fotografo.

Nel lontano 1865 fece notare agli organizzatori inglesi l’ingiustizia della composizione dei tabelloni; i “saggi” internazionali ci arrivarono con un po’ di ritardo. Solo nel 1927 le teste di serie furono introdotte ufficialmente, per buona pace del padre letterario di Alice.

Da 8 si è passati a 16 per finire, dal 2001, a 32.

Diamo un occhio ai numeri dell’edizione di quest’anno degli US Open: 20 sconfitte tra le teste di serie (calcolando uomini e donne) già al secondo turno. Solo 4 però tra le prime otto su cui spicca, senza dubbio, l’uscita di Jo Tsonga.

Cosa direbbe il logico Carroll? Che la matematica non è un’opinione.
Allargando il bacino di teste di serie si aumenta essenzialmente la quantità dei giocatori che hanno un numero davanti al proprio cognome, non la qualità degli stessi. Il campo parla e trasmette più di ogni classifica.

Pensate alle ultime vittorie tra gli uomini. L’unico che è riuscito a intromettersi nel triumvirato Federer-Nadal-Djokovic è stato J.M. Del Potro, proprio qui nella Grande Mela.

Siamo sognatori, Alice lo era. Chiudiamo gli occhi e immaginiamo una vittoria a sorpresa del non-testa-di serie di turno. Un ragazzo dal cognome impronunciabile che vince contro ogni pronostico e sbaraglia la piazza dei bookmakers inglesi.
Alla premiazione il Bianco Coniglio calpesterà le righe del campo per premiare l’Innominato.