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Grazie Olimpia

Pubblicato il 4 agosto 2012

Ci voleva qualcosa di epico per farci commuovere ed appassionare al Wimbledon-Olimpico.
Siamo stati accontentati, abbondantemente.

La prima semifinale tra Sir Roger e Juan Martin Del Potro entra di diritto nella storia del tennis. Per la durata (record per i match sui tre set), per la qualità del gioco espresso, per l’evoluzione del punteggio, per le sensazioni umane. Il lento passeggiare verso la rete di Martin a fine match era più che un segno di resa. Lacrime poggiate sulla spalla di Sir Roger in un commovente abbraccio paterno.

Lo spirito di Olimpia è sceso sul Centrale in un caldo pomeriggio agostano.

Il rosso e l’azzurro si sono sfidati con passione. Hanno lasciato sul manto erboso una serie si tracce per i colpi giocati che sarà difficile cancellare dal terreno. Anche quei ciuffi d’erba, intervistati da noi a fine match con una tecnica futuristica, hanno confermato le sensazioni. “Che onore” (la riga di fondo), “che velocità” (la riga del lungolinea), “che potenza” (la riga del servizio), sono i commenti che abbiamo raccolto battendo la concorrenza internazionale.

Sir Roger a fine incontro bacia la maglia con il simbolo della Svizzera come se fosse un giocatore della Nazionale di calcio. Juan Martin, con un pubblico da stadio come se sul campo fosse sceso Leo Messi, è stato l’orgoglio di una nazione.

Peccato per Murray. L’idolo di casa, vincendo contro il serbo Djokovic, si è conquistato la rivincita della finale di Wimbledon-Tradizionale di un mese fa. Perché peccato? Perché tutti i commenti odierni sono su loro due, il rosso e l’azzurro: i duellanti delle 4 ore. Avrà tempo per rifarsi.

Per le donne l’oro sarà una lotta Usa-Russia alias Serena Williams-Maria “Tiffany” Sharapova.

Ora ci rilassiamo un po’, prendiamo fiato dalle lunghe emozioni Svizzera-Argentina, e ci
prepariamo al gran finale.

Grazie Olimpia