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Andy

Pubblicato il 9 luglio 2012

Vi dobbiamo delle doverose scuse. Eravamo stati “cattivi” con Andy.

Lui, scozzese doc, abbandonato sui gradoni infuocati della scalinata di Piazza di Spagna durante il sorteggio degli Internazionali d’Italia, ci sembrava un pesce fuori d’acqua. Privo di emozioni e di “trasporto” verso il pubblico capitolino. Freddo nonostante l’afa, un alieno per via del Corso.

Ventiquattr’ore fa ci siamo sciolti noi, dalla commozione.

Lui, 25enne, sotto il peso di un’intera nazione. Anzi,di un’intera isola; Londra che applaude uno scozzese. Era dai tempi pre-William Wallace che non accadeva (parliamo del Medioevo, ndr).
Lui già accostato all’immenso Fred Perry, non per i trionfi conquistati ma per la speranza di inserire un cognome britannico nell’albo d’oro dell’All England.
Lui che si trovava a fronteggiare Roger Federer, uno che da queste parti conosce anche l’inclinazione dei ciuffi d’erba.
Lui che vuole trionfare in una finale dello Slam dopo le tre sconfitte precedenti.
Lui abbandonato sulla sedia a fine match che stenta a trattenere le lacrime.

Vorrebbe esplodere ma non può. Vorrebbe urlare al mondo rabbia e frustrazione ma non può. Deve mantenere un comportamento british.

Poi arriva il microfono: ai primi tentativi di emettere suoni e ringraziamenti ecco che le lacrime si impossessano del giovanotto. Troppa la tensione, troppa l’emozione. Il pubblico intero, da quello sulle gradinate da 4.000 sterline a seggiolino a quello stipato sulle collinette dei maxischermi, si stringe intorno a Andy. Come una mamma che cerca di consolare il proprio ragazzo.

Il freddo scozzese non è più tale.

Bravo Andy, hai quasi scombussolato l’agenda della regina Elisabetta. Hai disputato un gran torneo. Ti sei solo imbattuto, all’ultimo atto, contro uno svizzero di Basilea capace di accarezzare la palla come se fosse una tela di cotone.

Ecco: prendete le due voleè di Roger che hanno chiuso il secondo set. Fatele vedere di continuo a tutti i giovani da qui al 2063, potrebbe uscire un campione.

La Gran Bretagna rimane a bocca asciutta.

La Svizzera porta a casa il 7 trionfo.

Le lacrime si asciugano, c’è un’Olimpiade alle porte.