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Roja Continentale

Pubblicato il 2 luglio 2012

Niente. Neppure il dio-pallonaro ci concede tregua. Agli Europei di Polonia-Ucraina il trionfo va – meritatamente – nella direzione di Madrid e non del Circo Massimo di Roma.

Le furie rosse dominano gli azzurri con un punteggio, quasi, da primo set. 4-0, uno “scarto” che non si era mai registrato in una finale continentale.

Cosa c’entra con il tennis? Molto.

La Spagna attuale rappresenta un modello: una filosofia di gioco, che sia su una superficie lunga 110 metri che su un campo più piccolo con una rete. Una scuola antica fatta di grandi maestri e di giovani allievi, smaniosi come spugne di raccogliere e assorbire il più possibile.

Nella “Roja” di mister Del Bosque non c’è un vero leader ma un collettivo. Nella Spagna con la racchetta il leader c’è, quel Rafa Nadal uscito con le ossa rotte da Londra. C’è però un modo di intendere il tennis (appunto, la filosofia) che guarda alle nuove leve come piccoli mosaici da incastonare in un disegno.

L’Italia prandelliana ci ha regalato sprazzi di gioia e lampi di talento. Proprio come racchetta-pallina azzurra.

Schiavone-Errani a Parigi, Giorgi a Wimbledon, Pennetta-Seppi a Roma non vi sembrano Italia-Germania della semifinale? Ottimi prestazioni, figlie d’invenzioni e di forme da top class. Ma non un movimento, un lento e fluido crescere continuo.

Abbiamo bisogno di solide basi e costanti incentivi (morali). Ne siamo capaci, ne siamo sicuri.