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Beata (in)competenza

Pubblicato il 22 maggio 2012

Abbiamo provato ogni forma di ‘seduta’, come se dovessimo comprare un divano invece che assistere alle partite di tennis.

Dalle gradinate del Pietrangeli alle poltrone raffinate del Centrale per finire con i seggiolini verde-pistacchio della Supertennis Arena.

Da quelle postazioni abbiamo sentito di tutto: maestri di tennis che, diligentemente, spiegavano ai loro allievi i colpi più belli; vecchietti del Circolo del Foro arrabbiati per la settimana di pausa del loro torneo over-70; bimbi ammirati dai colpi dei campioni; fotografi improvvisati allo sbaraglio. Solo competenze? No, non scherziamo!

E’ così particolare origliare all’aperto; dialoghi involontari tra inesperti. Persone che, semplicemente, ignorano le regole del gioco e si chiedono “ma perché battono in diagonale?”, “a cosa servono i corridoi, per farci passare le palline dei raccattapalle?”. Beata ignoranza!

Chissà se la giovane bionda seduta accanto a noi al Centrale durante il debutto di Federer avrà voglia di affrontare il campo. Certo, dovrà lasciare nella scarpiera le sue amate tacco 12 per una più semplice scarpa piatta da tennis (magari bianca e senza brillantini, nostro consiglio).

Il giovane manager trader riuscirà a staccarsi dal suo smartphone di ultima generazione oppure giocherà con la pallina in una tasca e il cellulare dall’altra?

La nostra favorita rimarrà però un’arzilla vecchietta dell’entroterra sardo. Durante una chiacchierata – aiutati da marito traduttore dato il dialetto autoctono – ci ha rivelato il segreto di Pulcinella. Alla sua epoca scendeva in campo con gonnellina, trucco e parrucco. “Sa giovanotto, gli uomini si corteggiavano già dal campo”. Chapeau.