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Gli sguardi rubati

Pubblicato il 16 maggio 2012

C’è un’intimità particolare tra terra e spalti. 

Occhi che si cercano per parlare anche se non hanno voce o corde vocali. Sono occhi che possono esprimere rabbia, grinta, ragione e sentimento.

Sono gli sguardi tra i tennisti e i loro allenatori.

Abbiamo notato “un’autostrada particolare”, una linea di congiunzione tra un atleta nella sua solitudine tra le righe e il suo mentore posto in alto (in molti casi in un box, quasi una scatoletta delle scarpe).

Spesso quegli occhi esprimono frustrazione per un punto mancato. In alcuni casi rabbia per un errore grossolano. In quasi tutti un grido (metaforico) di consolazione. “Maestro-papà-zio cosa faccio? Come posso batterlo/a?”

Chi è sugli spalti avrebbe tanta voglia di scendere in campo! Certe volte per “strozzare” il proprio atleta. In più dei casi per una pacca sulla spalla, un tenero incitamento”.

Sguardi che si rincorrono punto su punto.