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Colazione (e matrimonio) da Tiffany

Pubblicato il 13 maggio 2012

Ore 11:30
Audrey Hepburn ha abbandonato la favolosa Quinta di NYC.
Lontana dagli incroci di Upper Manhattan si è tuffata “al Pietrangeli”.
Nessun tubino nero, nessun paio di occhiali scuri, nessun cappello gigante.
O meglio, un cappello (bianco) c’era ma era con la visiera…
Nessun autista in macchina che le possa aprire la portiera, ma un bel giovanotto con maglietta rossa dall’altra parte (della rete).
Le statue guardano affascinate dall’alto.
Gli applausi degli spettatori sono tiepidi. Non perché siano timidi – ci sono almeno 20 bambini con delle palle-giganti, pronti per l’autografo – ma perché non LA vogliono disturbare durante l’allenamento. Fosse in partita, sai che urla!
E così ci siamo bevuti un caffè guardando Maria.
To be continued…
Ore 13:30
Diciamolo: le conferenze stampa possono essere noiosissime.
Domande quasi uguali, risposte altrettanto.
Audrey si è presentata in sala stampa con leggerezza. Tuta e maglia larga.
Come se fosse tornata dalla scampagnata della domenica e fosse pronta al pranzo della nonna.
Ma noi sappiamo benissimo che la caponata e le lasagne non saranno presenti nel piatto di A.M. (leggi Audrey Maria e non ante midday).
Sorrisi distesi, persino alcune battute. La tensione per ‘il torneo che sarà’ al momento sono
nella taschina del trolley.
La domanda più divertente? Quella sul matrimonio! Maria ma come fai con tutti gli
impegni… chi ti organizza l’evento?
La risposta più brutta? Quella sul matrimonio! Si, ho solo un piccolo pensiero.
Trovare il vestito…
E così A.M. abbandona la “mentalità da tuta” e torna sulla Quinta Strada…