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Infinito Nadal, 22 Slam e 14 Roland Garros

Pubblicato il 5 giugno 2022

I numeri di Rafael Nadal al Roland Garros sono un qualcosa che non appartiene agli umani. Ecco le sue 14 vittorie, da ripercorrere in attesa di capire cosa gli riserverà il futuro.

L’Era Nadal prosegue e oggi appare più infinita che mai. Rafa domina la finale del Roland Garros 2022 alzando al cielo per la quattordicesima volta la Coppa dei Moschettieri. Mentre quasi tutti – sulla scia di alcune indiscrezioni uscite in mattinata – stavano aspettando quella dichiarazione che avrebbe sancito il suo ritiro, lui ha risposto come sempre sul campo dominando Casper Ruud nella più classica delle partite tra due giocatori che tecnicamente si somigliano.

Nadal e Ruud, il norvegese che peraltro sta crescendo proprio nell’Academy di Manacor, hanno molto in comune, perché puntano su un tennis di pressione che fa a pezzi il gioco e il morale degli avversari. Fatte le debite proporzioni tra una leggenda da 22 Slam e uno che un Major deve ancora vincerlo, il 23enne scandinavo sta imparando tanto da Rafa, ma non abbastanza da poterlo battere in una finale che conta.

“Casper – ha detto il maiorchino a proposito del rivale – è davvero una persona splendida, che viene da una famiglia sana. Sono felice per lui, per i progressi che sta facendo. Da quattro anni è con noi in Accademia e so quanto si meriti questi risultati. Può vincere ogni torneo a cui partecipa, non solo sulla terra. Chissà che l’anno prossimo non sia il suo turno, al Roland Garros”.

Per adesso, però, è sempre il turno di Nadal, che ha ribadito le difficoltà nel proseguire con tutti i dolori che lo affliggono, concedendo solo, durante la premiazione, una frase interpretabile in tanti modi: “Vedremo cosa ci riserverà il futuro”.

GLI ALTRI TRIONFI PARIGINI

L’Era Nadal sarebbe dovuta cominciare già nel 2004, se una frattura da stress alla caviglia sinistra non avesse impedito al maiorchino di partecipare al suo primo Roland Garros. Così bisogna attendere il 2005, per un’esplosione che tuttavia è fragorosa come poche altre. Rafa trionfa a Parigi quando ha soltanto 19 anni, superando Roger Federer in semifinale e Mariano Puerta nel match decisivo. L’argentino, poi macchiato da una vicenda doping mai del tutto chiarita, strappa un set a Nadal ma non trova il modo per fermarlo. Da lì in avanti sarà in buona compagnia.

Nel 2006 arriva subito la doppietta, e ormai si è già capito che il dominio del Re della terra sarà destinato a proseguire a lungo, negli anni a venire. Stavolta la finale è quella da sogno che poi si sarebbe ripetuta tante altre volte negli Slam successivi. Roger Federer vola nel primo set, potrebbe anche trascinare la partita al quinto, ma comincia a vedere davanti ai propri occhi quegli incubi che partono dai drittoni liftati del rivale e finiscono per cadere pesanti come pietre sopra le sue speranze di trionfo sulla terra battuta.

GLI ANNI DEL DOMINIO

Il 2007 è in sostanza una ripetizione di un film già visto, il 2008 la lezione più severa. Il tris e il poker di Rafael Nadal arrivano senza che Roger riesca a modificare nulla, nel suo approccio alla superficie e a quell’avversario che nel frattempo lo sta facendo disperare anche altrove. Si sprecano, in quel periodo, i suggerimenti al basilese, reo secondo i suoi fan di non essere abbastanza aggressivo contro colui che sulla terra riesce a fargli molto molto male. C’è bisogno che ci pensi qualcun altro, ossia lo svedese Robin Soderling, a eliminare Nadal (acciaccato), facendo sì che Federer possa vincere il suo primo Roland Garros.

Quello del 2009, tuttavia, non è un cambio di rotta ma solo un breve intermezzo in un regno destinato a proseguire. Nadal vince altre cinque volte consecutive tra 2010 e 2014, con Roger che si mangia le mani per il match più serrato (quello del 2011) e Novak Djokovic che inizia a insinuarsi con costanza nell’eterno duello del ‘Fedal’. Il serbo viene sconfitto in finale sia nel 2012, sia nel 2014, anche se nell’approccio alla sfida con Rafa appare più deciso di Federer, oltre che più attrezzato tecnicamente.

IL PESO DEL DOLORE AL PIEDE

Nel mentre, Nadal avverte il peso degli anni e soprattutto della sindrome di Müller-Weiss, malattia degenerativa al piede che conduce a una displasia dello scafoide tarsale. Il dolore è forte, per Rafa, che periodicamente si deve fermare per rimettersi in sesto dopo periodi di sforzo intenso. Tutto questo, però, non gli impedisce di riprendere il suo cammino parigino: lo fa nel 2017, infilando un’altra serie di quattro trionfi consecutivi, peraltro tra i più netti mai registrati. Tra 2017 e 2018, Stan Wawrinka e Dominic Thiem non raccolgono nemmeno un set, mentre lo stesso Thiem nel 2019 fa qualcosa di meglio strappando almeno un parziale. Nel 2020, riecco Djokovic come sfidante, ma ecco pure un’altra batosta: sette game e una partita mai in discussione.

Ma Nadal in questi 21 anni abbondanti di carriera da professionista non è stato solo Roland Garros e non è stato solo terra battuta. Le vittorie più eclatanti, e probabilmente quelle che resteranno più impresse nella memoria collettiva, sono le due di Wimbledon, su quell’erba che all’inizio sembrava potesse restare indigesta al maiorchino. Invece, anche sui prati, Rafa ha trovato il modo di rendere efficace un tennis apparentemente così diverso da quello che si considerava vincente nel Tempio londinese fino al suo arrivo.

I RECORD DI RAFA

A questi 22 Slam bisogna aggiungere 36 Masters 1000 (con un totale di 92 titoli), due ori olimpici (uno in singolare e uno in doppio), cinque Davis, il numero 1 del mondo raggiunto per la prima volta nel 2008 e mantenuto complessivamente per 209 settimane. E tanti di quei record che sarebbe difficile elencarli tutti senza dimenticare qualcosa. I più significativi restano comunque quelli relativi al suo rendimento sulla terra battuta, dove ha prodotto delle strisce che resteranno imbattibili per lungo tempo. I 14 Roland Garros si portano in dote, per esempio, un bilancio di 112 vittorie su 115 incontri disputati al Bois de Boulogne (la più alta percentuale nella storia degli Slam). Ma ci sono pure, sul mattone tritato, il record di 81 successi di fila tra il 12 aprile 2005 e il 20 maggio 2007, e ancora i 12 trofei a Barcellona, gli 11 a Monte-Carlo, i 10 a Roma.

Rafa non è mai sceso dal gruppo dei top 10, dal momento in cui ci è entrato, ossia dal 25 aprile del 2005. Anche in questo caso, si tratta di un primato assoluto. I testa a testa contro i migliori sono agrodolci: in vantaggio con Roger Federer (24-16) e in leggero svantaggio contro Novak Djokovic (30-29), in quella che al momento è la rivalità più ricorrente nel tennis dei professionisti. In totale, se parliamo di incassi dai successi nei tornei, lo spagnolo ha messo via circa 130 milioni di dollari, che in realtà sono solo una parte di quello che ha guadagnato grazie ai tanti sponsor che lo hanno seguito.

OLTRE OGNI LIMITE

Più ancora che per i numeri e per i record, tuttavia, Rafael Nadal resterà nella memoria collettiva come il giocatore capace di andare oltre i suoi limiti. Quelli (presunti) di un tennis che si pensava monocorde e che poi ha saputo evolversi di anno in anno; quelli di un fisico che – in gioventù – aveva addirittura fatto dire ad alcuni medici che per lui non ci sarebbero state chance di diventare professionista; quelli di una malattia, la sindrome di Müller-Weiss, che gli ha imposto di convivere col dolore dentro e fuori dal campo. Nadal è stato e sarà un esempio per tanti giocatori, incluso quel Casper Ruud che gli è stato a fianco in questa domenica speciale. Il norvegese, come il canadese Felix Auger-Aliassime e come tanti altri meno noti e più giovani, ha trovato nell’Academy aperta a Manacor da Rafa e da zio Toni il luogo ideale per provare a diventare un campione. Imitando Rafa, ovviamente, per quanto è possibile imitare una leggenda a cui un po’ tutti, oggi, dobbiamo dire ancora una volta grazie.