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Nardi & Co, sconfitte che insegnano

Pubblicato il 10 maggio 2022

L’Italia dei ventenni raccoglie cinque sconfitte ma tanta esperienza, dal primo turno del main draw degli IBI22. Ecco perché ognuno di questi ragazzi può ambire a una carriera di buon livello. Una carriera che a partire da questa settimana sarà affrontata con una consapevolezza diversa.

Lasciando da parte Fabio Fognini (34 anni) e Lorenzo Sonego (26), l’età media degli altri sei giocatori italiani impegnati nel main draw maschile degli Internazionali BNL d’Italia 2022 corrisponde a una cifra rotonda che è una sorta di assicurazione sul futuro: 20 anni esatti. Gli stessi 20 anni, peraltro, di Lorenzo Musetti, assente a Roma solo perché nel Masters 1000 di Madrid si è procurato un problema fisico che gli ha consigliato di non rischiare.

Luca Nardi, Matteo Arnaldi, Francesco Passaro, Giulio Zeppieri, Flavio Cobolli e Jannik Sinner hanno percorsi di vita e di sport molto diversi tra loro, ma capaci di condurli comunque all’evento più importante che si trova sul territorio dello Stivale, quello del Foro Italico. Un evento che per molti di loro, fino a pochi mesi fa, era qualcosa di molto lontano, da guardare soltanto in televisione.

Queste prime giornate del Masters 1000 della Capitale non sono state entusiasmanti, per gli azzurri, sotto il profilo dei risultati. Ma non bisogna commettere l’errore di valutare queste prestazioni solo sulla base del bilancio vittorie-sconfitte, magari rapportandolo a ciò che era accaduto negli anni passati. Gli Internazionali di quest’anno hanno rappresentato un cambio di passo del movimento tennistico maschile italiano, proprio in termini di presenza dei giovani.

Mai come stavolta abbiamo avuto nel tabellone principale tanti Next Gen, e nessuno di loro ha ricevuto dei regali, nemmeno quando di mezzo c’è stata la spinta delle wild card. Non è stato un regalo, l’invito, per Nardi, Passaro e Arnaldi, tutti passati dalle pre-qualificazioni. Ma non lo è stato nemmeno per Zeppieri, capace di qualificarsi dopo due belle partite, e tantomeno per Flavio Cobolli, che si era meritato durante tanti mesi di crescita costante l’ingresso al torneo più importante della sua vita.

NARDI PERDE MA INCANTA

Cominciamo con il pesarese Luca Nardi, che contro Cameron Norrie non ha giocato la partita migliore della sua carriera, ma che del resto si trovava di fronte un avversario dal tennis antipatico. Uno che dà fastidio a tanti, nel Tour, e che grazie alle sue doti di ‘guastatore’ si è ritagliato pure un posto tra i primi dieci giocatori del mondo.

Detto questo, la partita del marchigiano è stata pienamente all’altezza della situazione e del palcoscenico, come dimostra il 6-4 6-4 conclusivo in favore del britannico. Luca ha ceduto soltanto un break per set, mancando pure due chance per il 5-5 nel primo parziale. Probabilmente, di fronte alla maggiore esperienza del rivale, sarebbe cambiato poco o nulla. Ma il modo in cui Nardi ha tenuto lo scambio per novanta minuti fa davvero sperare che questa sia una prima volta destinata a segnare un percorso.

Da quasi tutti i tecnici federali, Nardi è considerato un talento destinato ad arrivare molto, molto in alto. Solo che lui, fino a qualche tempo fa, non era ancora pienamente convinto di questa opzione. Il fatto di aver giocato alla pari per lunghi tratti contro l’attuale numero 11 del mondo è la prova provata che bisogna fare sul serio, quando gli anni da compiere sono 19 (il prossimo 6 agosto) e quando la carriera da pro è cominciata seriamente solo da qualche mese.

ARNALDI E PASSARO, 21 ANNI CHE SEMBRANO MENO

Matteo Arnaldi e Francesco Passaro, invece, di anni ne hanno già 21. Ma il loro percorso non poteva essere come quello del pesarese. Buoni giocatori da under, senza mai essere arrivati a risultati roboanti, il sanremese (Arnaldi) e il perugino (Passaro) hanno proseguito a lavorare coi rispettivi coach trovando solo di recente una continuità che fa ben sperare. Per loro, il passaggio dalle pre-qualificazioni è stato il vero successo, che ha ricevuto in premio due partite prestigiose nel main draw degli Internazionali. Arnaldi ha tenuto per qualche game contro Marin Cilic, Passaro ha fatto altrettanto contro Cristian Garin.

Analizzare più in profondità questi due confronti sarebbe inutile e forse anche ingeneroso. Ciò che conta, per entrambi, è avere ‘assaggiato’ un ambiente fino a poco tempo fa totalmente sconosciuto. Anche solo il fatto di rimanere a Roma per tutta la settimana, con la chance di fare da sparring a giocatori come Jannik Sinner (Passaro) o Novak Djokovic (Arnaldi), è qualcosa che darà una spinta importante a entrambe le carriere. Riuscire a mettere il naso nei top 100, a questo punto, è qualcosa in più di un sogno lontano.

LA RIPARTENZA DI ZEPPIERI

Giulio Zeppieri ha vissuto buona parte della sua carriera giovanile nel ruolo di ‘gemello’ tennistico di Lorenzo Musetti, pur non arrivando ai risultati del carrarino. Poi, nell’approccio al professionismo, le due strade si sono divise. Eppure il mancino di Latina ha talento, malgrado sia un talento meno evidente rispetto a quello del coetaneo toscano. Magari Zeppieri non incanta, ma picchia forte e sa fare tutto. Volendo cercare un paragone di lusso, lo si potrebbe accostare in qualche modo a Fernando Verdasco, sperando che l’azzurro possa ricalcare almeno in parte il percorso dell’iberico, numero 7 del mondo nel suo miglior momento.

Al di là dell’aspetto tecnico, su cui c’è ben poco di cui lamentarsi, Zeppieri ha passato dei momenti complicati per via di un carattere spigoloso, almeno dentro al terreno di gioco. Alcuni comportamenti decisamente sopra le righe lo avevano portato alla ribalta per motivi non certamente nobili, e la ripartenza – anche sotto il profilo emotivo – non è stata delle più semplici. Cambiato il coach storico (Piero Melaranci, sostituito da Giuseppe Fischetti), ‘Zeppo’ ha trovato a Roma il miglior risultato della carriera, con una qualificazione arrivata in extremis, grazie a un 7-6 al terzo conquistato con le unghie e con i denti al cospetto di Maxime Cressy, l’americano che – d’accordo – non sarà un terraiolo, ma che quest’anno sta creando grattacapi a tanti colleghi. La sconfitta contro Karen Khachanov non solo non sposta l’analisi, ma anzi la rafforza.

COBOLLI IN CERCA DELL’EXPLOIT

Tolti Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli è il più in alto in classifica tra i ventenni azzurri. Il romano è già numero 150 Atp (con un best ranking di numero 143), risultato che è frutto di una serie di ottime prestazioni a livello Challenger, dove ormai Flavio è perfettamente a suo agio. Lo scorso anno nel main draw del 250 di Parma erano arrivate anche due ottime prove in altrettanti match, con vittoria su Marcos Giron e sconfitta per 7-6 al terzo (con tanti rimpianti) contro Jan-Lennard Struff.

Il problema di Flavio (figlio d’arte, anche papà Stefano è stato un buon professionista) è che, per adesso, non è ancora arrivato il grande exploit in grado di fargli fare quello scatto mentale indispensabile per salire ulteriormente. Jenson Brooksby, contro cui ha perso all’esordio al Foro Italico, non era forse l’avversario giusto per trovare la sorpresa. Ma ‘Cobollino’ è in crescita evidente, non solo tecnica ma anche mentale. Dunque, prima o dopo, questo balzo in avanti arriverà.

Detto tutto questo, ci sarà inevitabilmente chi accosterà alla nostra pattuglia di giovani il nome di Carlos Alcaraz. Ma farlo sarebbe un errore. L’iberico può essere semmai accostato a Sinner, a quei fuoriclasse che nascono una volta ogni tanti anni e che possono rivoluzionare non solo una stagione, bensì la storia di uno sport. Agli altri ventenni azzurri che abbiamo visto a Roma, sconfitti ma tutto sommato non delusi, si chiede invece di contribuire a far crescere un movimento ormai preso ad esempio anche dai Paesi tennisticamente più evoluti.