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Italia, arriva anche Nardi

Pubblicato il 8 aprile 2022

Berrettini, Sinner e Musetti sono il presente e il futuro del tennis italiano. Ma, insieme a loro, c’è un altro talento che sta sbocciando. Con due vittorie Challenger, a Forlì e a Lugano, il 18enne Luca Nardi si è assicurato la prima presenza nelle qualificazioni di uno Slam. Un passaggio verso il mondo dei grandi

Quando parla, poco e a bassa voce, Luca Nardi non fornisce mai un titolo. Per trovarlo, è meglio dare un’occhiata alle sue partite, perché è mentre gioca che il tennista pesarese può incantare. Se ne sta crescendo tranquillamente, senza pressioni, perché quelle se le sono già prese in dosi abbondanti Matteo Berrettini, Jannik Sinner, in parte Lorenzo Musetti. Ma lui, Luca, ha soltanto 18 anni ed è numero 10 della Race to Milan, la classifica degli Under 21 che si andranno a contendere il titolo di migliore Next Gen della stagione. Come è arrivato fin lì? Con due vittorie Challenger, conquistate a stretto giro: la prima a Forlì, la seconda a Lugano, in entrambi i casi sul veloce, dove il tennis dell’azzurro trova il suo terreno ideale.

Descrivere Nardi non è la cosa più semplice del mondo. Dire che è un giocatore completo sarebbe un modo semplicistico di presentarlo. Il suo talento è evidente, agli occhi di coloro che hanno visto almeno una manciata di partite. Un talento che si vede nella semplicità con cui colpisce, nella capacità di far viaggiare la palla senza troppa fatica, di colpire a tempo anche quando la posizione delle gambe non è quella perfetta. 

Gli piace comandare il gioco, ma non lo fa a suon di bordate arroganti. Lo fa attraverso un tennis antico eppure moderno, un gioco a tutto campo che lui stesso fa fatica a descrivere. Non sarà mai un attaccante puro, ma non si può definire nemmeno un giocatore solido e basta. Un riferimento potrebbe essere Grigor Dimitrov, anche se Stefano Pescosolido, oggi tecnico nazionale e un tempo top 50 Atp, un giorno ha azzardato un paragone un po’ più impegnativo: “Gioca un po’ come Federer”.

“ALCARAZ E RUNE? DI UN ALTRO PIANETA”

Lasciate da parte le suggestioni e tornati coi piedi per terra, va detto che è proprio lui, il diretto interessato, a non volare troppo con la fantasia. Stuzzicato sulla sua crescita, ci ha tenuto a mettere le cose in chiaro: “Parlando dei classe 2003, Carlos Alcaraz è di un altro pianeta e diventerà numero 1 del mondo. Anche Holger Rune è lontano, io farò quello che posso”. 

Tempo fa, quando era ancora impegnato nei tornei degli Under, quelli intorno ai 14 anni, decise di prendersi una pausa dal tennis, che per fortuna durò poco. Chi lo ammirava da vicino diceva che uno così, con questa facilità di tennis, non lo aveva mai visto. Eppure lui non sembrava rendersi del tutto conto del suo potenziale. Il fatto che non fosse convinto fino in fondo di se stesso, tuttavia, lo ha lasciato crescere con calma, pensando più a completarsi tecnicamente che non a vincere.

Tra gli Juniores ha giocato, sì, ma senza fare sfracelli: un best ranking di numero 17 Itf, qualche vittoria in tornei di medio livello, nessun acuto negli Slam. L’ultimo torneo lo ha disputato lo scorso anno, al Roland Garros, ritirandosi al secondo turno. L’evento precedente era stato ancora quello parigino, nell’edizione autunnale del 2020, dove si era fermato al terzo turno. Delusioni? Fino a un certo punto. Perdere non piace a nessuno, ma lui stava guardando oltre, e molti match tra gli Under 18 finivano per diventare una sorta di esperimento agonistico per testare questo o quel colpo. Un’idea di crescita molto simile a quella di Rafael Nadal.

ENTRO FINE ANNO NEI 150 ATP

Per capire il concetto, è interessante un’altra frase che il pesarese pronuncia spesso: “Il tennis non è una gara a chi arriva prima, la precocità conta fino a un certo punto. Quello che conta, quando arrivi in alto, è rimanerci”. Dopo Lugano, gli obiettivi sono cambiati di poco: “Entro fine anno sarei contento di entrare nei 150, ma sarà complicato. Vincere tra i Challenger non è mica facile”. Tra Forlì e il successo in Svizzera, a complicare le cose ci si era messa la positività al Covid, ma la ripartenza non è stata così difficile come per altri colleghi. Anzi, aver utilizzato al meglio alcune settimane di pausa per la preparazione atletica gli è servito per arrivare all’appuntamento in Canton Ticino con le batterie cariche e con una condizione all’altezza.

Nardi non sarà mai – per essere chiari – uno che vive di tennis 365 giorni l’anno. Non sarà un Sinner, per il quale finito il tennis c’è altro tennis, visto, parlato e studiato. Nardi ha un altro carattere, ha bisogno di evadere per rendere al meglio. “Mi piace, ogni tanto, fare la vita di un ragazzo della mia età, uscire con gli amici, giocare a padel, andare a cena. Se non posso farlo, mi sento rinchiuso”. Tra tennis e personalità, siamo di fronte al più tipico dei talenti, quello che se incanalato nei giusti binari può ambire a qualcosa di molto importante. Il fatto che oggi Luca sia nascosto tra le pieghe dei Challenger, mentre gli altri connazionali si fanno notare negli Slam, è una benedizione del cielo.

AL ROLAND GARROS IL PRIMO SLAM TRA I PRO

Il suo primo Major tra i professionisti, Nardi, lo vivrà un’altra volta al Roland Garros, dove nelle ultime due stagioni era andato da Juniores. Con i risultati centrati in questi primi tre mesi, si è sostanzialmente garantito un posto nelle qualificazioni parigine, uno step prestigioso, ma che in fondo è soltanto un passaggio. “Era un obiettivo di quest’anno e averlo raggiunto mi dà fiducia. Ma questi traguardi, come la classifica, sono frutto del lavoro e dei progressi che si fanno quotidianamente. Per il resto, sono solo numeri”.

Il 2021 non era andato secondo i piani: molti cambiamenti, in campo e fuori, avevano minato la serenità di un ragazzo sensibile, che più di altri colleghi ha bisogno di equilibrio per rendere al meglio. “Sono tornato ad allenarmi con Francesco Sani, il mio storico coach, e questo mi ha fatto bene. L’anno passato è filato via con tanti bassi e pochi alti, ma è finito meglio di come era iniziato. Così ho potuto cominciare con il morale più alto il 2022”. 

Perché sì, Nardi gioca a tennis e ha talento, ma per vincere non basta. Per far sì che uno come lui arrivi davvero in alto – e ci rimanga il tempo sufficiente per poter lasciare una traccia del suo passaggio – bisogna che il puzzle si componga con tutti i pezzi. Il Roland Garros di Parigi sarà, in fondo, un altro bell’esperimento. Il progetto è lontano dall’essere compiuto, ma si è avviato su una strada che promette di farci divertire.