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Juan Martin del Potro, l’esempio di chi non si arrende

Pubblicato il 23 dicembre 2021

Juan Martin del Potro ci riprova. Via social, comunica la sua intenzione di giocare i tornei sudamericani del prossimo febbraio. E i tanti che lo amano, in tutto il mondo, ricominciano a sognare insieme a lui.

In proporzione a quello che ha vinto, è probabilmente il tennista più amato del pianeta. Perché in mezzo ad alcuni successi importanti – su tutti gli Us Open del 2009 e Indian Wells 2018 – ha dovuto fare i conti con una dose di sfortuna eccessiva anche per il più resiliente. Una sfortuna che da un lato ha privato la sua carriera di tante soddisfazioni che avrebbe meritato, dall’altra gli ha consegnato una dose extra di simpatia da parte del pubblico di tutto il mondo, schierato a fianco di quella ‘Torre di Tandil’ che, a dispetto della stazza, è sempre apparsa molto fragile, sempre sul punto di cadere.

Invece ‘Delpo’, 33 anni, è ancora qui, ancora pronto a lottare. Lo ha comunicato lui stesso via social, riaccendendo le speranze dei tanti che non si sono demoralizzati nelle sue lunghe assenze. “Sto lavorando duramente – ha scritto – per poter giocare a Buenos Aires e a Rio, sarebbe speciale poter tornare proprio in questi tornei”. 

Se in tutto il mondo, l’argentino è uno dei preferiti degli appassionati, in Argentina e più in generale in Sudamerica è una sorta di mito contemporaneo. Per chi se le fosse perse, il suggerimento è di dare un’occhiata alle foto del ritorno in patria dopo il trionfo nello Slam americano, ormai 12 anni fa. Nella sua Tandil, fu accolto come un capo di stato, con una folla festante a fare da cornice al suo passaggio.

L’ULTIMO STOP AL QUEEN’S DI LONDRA

L’attività ufficiale dell’argentino si è fermata al Queen’s nel 2019, quando riuscì a battere Denis Shapovalov prima di essere costretto al forfait per il match che lo avrebbe opposto a Feliciano Lopez. 

Da quel momento sono passati oltre due anni e una pandemia, e forse siamo alle ultime settimane senza ‘Delpo’, se quel progetto di rientro nel mese di febbraio dovesse trovare un riscontro effettivo. Intanto, chi lo ha seguito può ricominciare a sognare, può ricominciare a declinare al presente la storia di uno dei talenti più brillanti della sua generazione.

Fin dai primi infortuni, dai primi segnali di quel fisico di cristallo che si specchiava in un viso gentile e – troppo spesso – sofferente, negli appassionati si è fatto largo il mantra dei ‘se’, di tutte quelle possibilità che si sarebbero aperte a Juan Martin, nel caso madre natura lo avesse dotato di un fisico più solido, meno soggetto agli infortuni. 

Forse il quarto dei Fab Four sarebbe stato lui, forse avrebbe conteso la leadership di Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic più di quanto altri siano effettivamente riusciti a fare. Forse avrebbe vinto più Slam, considerato che il primo arrivò quando ancora non aveva compiuto 21 anni. Un Next Gen, diremmo ai giorni nostri.

L’ELENCO DEGLI INFORTUNI

Come tutte le grandi storie mai raccontate, anche quella di Del Potro resterà piena di sogni e di domande. Le certezze, purtroppo, sono soltanto legate a tutti i problemi che ha dovuto attraversare. Prima i polsi, entrambi, sottoposti a più operazioni per tornare in grado di reggere una racchetta. Poi le ginocchia, altra croce, risolta (forse) solo con l’ultima operazione. 

In mezzo, tanti tentativi più o meno riusciti di rientro, tanti dubbi che hanno minato la sua convinzione e frustrato le sue ambizioni. Così anche quei testa a testa con i migliori, che lo vedono indietro, non appaiono così credibili, condizionati come sono da un percorso troppo accidentato per essere totalmente vero.

Detto tutto questo, bisogna provare a guardare al futuro. Anche perché il primo a farlo è proprio lui. Intanto, i 33 anni di oggi sono un’età che consente di mantenere ancora vive le speranze. In secondo luogo, ‘Delpo’ ha già dimostrato di poter tornare ed essere efficace, malgrado un lungo periodo di stop. 

Iniziare dal Sudamerica gli potrebbe fare bene soprattutto per il morale, per sentirsi a casa e per godere di quel calore del pubblico che lì è più vivo rispetto alla stima silenziosa di altre parti del mondo. Poi però bisognerà ragionare su una programmazione intelligente, cauta, senza ulteriori rischi per articolazioni che hanno già sofferto abbastanza.

Nelle sue scelte, la Torre di Tandil sarà aiutata dalle sue attitudini: l’argentino è sì un pivot da uno-due, che fa male con servizio e diritto, ma in realtà su ogni terreno ha trovato modo di dire la sua. Anche sulla terra, se pensiamo che nel suo record personale fanno bella mostra due semifinali al Roland Garros, e che sul mattone tritato ci sono persino quattro titoli del circuito conquistati tra 2008 e 2012. 

HARDCOURT E TERRA

Oggi non è più così fresco, Juan Martin, quindi potrebbe decidere di concentrarsi maggiormente sul duro, dove il suo bombardamento diventa più efficace. Ma è proprio sugli hardcourt che tendini e muscoli soffrono maggiormente, e allora bisognerà trovare il giusto mix tra gioco e riposo, per allungare una carriera già derubata del suo tempo migliore.

Di giocatori come ‘Delpo’, in generale, ne abbiamo visti pochi. Forse quello che maggiormente gli si avvicina, per caratteristiche tecniche, oggi è Matteo Berrettini. Ma proprio perché è difficile fare dei paragoni, si avverte ancora di più la mancanza del suo bum-bum capace di scardinare – nelle giornate buone – anche la resistenza di coloro che difendono meglio, quindi Novak Djokovic e Rafael Nadal. 

Senza nulla togliere a entrambi, avere avuto contro un Del Potro al top per tutta la loro carriera, probabilmente avrebbe creato qualche grattacapo in più, avrebbe instillato qualche dubbio nei momenti caldi degli Slam, compresi quelli dove a un certo punto il copione sembrava già segnato.

Riscrivere il passato non si può, ma per l’argentino adesso c’è l’ennesimo tentativo – forse l’ultimo – di riprendersi qualche gioia che gli è stata tolta dal destino. Difficile che si rimetta in pista per conquistare uno Slam, almeno difficile che possa farlo in tempi brevi. Ma anche solo vederlo tornare a combattere sarà un segnale di speranza per tutti, per i suoi tifosi come per coloro che credono che contro la sfortuna, alla fine, si possa lottare e si possa persino vincere.