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Torino, i voti ai maestri

Pubblicato il 23 novembre 2021

Le prime Finals torinesi hanno confermato che il tanto atteso ricambio generazionale è davvero in corso. Alexander Zverev e Daniil Medvedev sono i due principali candidati a prendere il posto di Novak Djokovic in vetta al ranking, ma non sono gli unici pericoli per il serbo.

Le prime Nitto ATP Finals su suolo italiano hanno detto che questo benedetto ricambio generazionale al vertice, ormai sulla bocca di tutti da tempo, è davvero in corso. Gli Us Open – teoricamente preda di Novak Djokovic e invece finiti nelle mani di Daniil Medvedev – erano stati un segnale forte in questa direzione, come pure in precedenza le Olimpiadi di Tokyo. Torino ha ribadito che, da adesso in poi, personaggi come lo stesso Medvedev, come Alexander Zverev, ma anche come gli azzurri Matteo Berrettini e Jannik Sinner (capaci di arrivare rispettivamente a set-point e a match-point contro i due finalisti), non potranno essere trascurati nei pronostici pre-Slam. Intanto, dal torneo dei maestri, sono emersi alcuni verdetti abbastanza chiari.

ALEXANDER ZVEREV – VOTO 10

Sascha Zverev ha dimostrato da anni di essere in prima linea per vincere i ‘Mille’ e in generale gli eventi che si giocano in una settimana e al meglio dei tre set. Dunque le Nitto ATP Finals, che aveva già conquistato a Londra tre anni fa, rappresentano il torneo perfetto per esaltare le sue qualità. Le condizioni di gioco particolarmente rapide del Pala Alpitour hanno fatto il resto, ma lui ci ha messo molto del suo con un rendimento sostanzialmente perfetto al servizio, vera chiave della sua cavalcata trionfale. La finale contro Medvedev, contro cui aveva perso nel girone, è stata la sua miglior partita: zero sbavature, zero errori gratuiti, una concentrazione totale. E questo la dice lunga sul suo potenziale, anche negli Slam. Unico neo: quel carattere sempre piuttosto ombroso, che non si addolcisce nemmeno con a fianco un trofeo di questa importanza.

DANIIL MEDVEDEV – VOTO 8

Fino al match decisivo era stato quello che aveva maggiormente impressionato: tre vittorie su tre partite nel girone (sempre al terzo set) e una sensazione chiara di essersi lasciato un certo margine su cui lavorare. Invece la finale lo ha bocciato, ma più per meriti del rivale che per demeriti suoi. In realtà il russo ci ha provato, a far girare il confronto, ma nemmeno qualche variazione ha mandato in tilt gli schemi perfetti di Zverev. Si è anche beccato col pubblico, Daniil, nella sfida che lo ha opposto a Jannik Sinner, ma quegli eccessi caratteriali fanno parte del personaggio, e probabilmente non li potrà mai del tutto eliminare.

NOVAK DJOKOVIC – VOTO 7

Nole era reduce dal successo di Parigi Bercy ed è stato protagonista di un buon torneo anche a Torino. Ma questa ennesima sconfitta contro Zverev gli dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Se, pur essendo in condizione, Nole trova con regolarità qualcuno che lo batte nei match decisivi, significa che quel numero 1 che ancora occupa è davvero in pericolo. E gli attacchi non arriveranno solo da un avversario e nemmeno da due, come è accaduto a lungo durante l’eterno duello contro Rafael Nadal, o in quello contro Roger Federer. Dall’altro lato, Djokovic è ancora perfettamente in forma, ancora parecchio affamato. “Fino a che posso fare la storia – ha detto – le motivazioni non mi mancheranno”.

CASPER RUUD – VOTO 7

Il quadro dei semifinalisti ha visto la presenza di uno che molti hanno considerato una sorta di intruso. Invece Casper Ruud, norvegese figlio d’arte, cresciuto nel mito (e negli insegnamenti) di Rafael e Toni Nadal, sta semplicemente raccogliendo i frutti di un lavoro costante che nell’ultima stagione lo ha portato a raggiungere vette impensabili fino a poco tempo prima. Era plausibile vederlo in difficoltà, sul rapido di Torino, invece Casper ha messo in chiaro che ormai nemmeno la superficie dev’essere considerata un ostacolo. Contro Medvedev non ha trovato le contromisure, ma per lui, più che una sconfitta, si è trattato di una lezione da far fruttare in futuro.

MATTEO BERRETTINI – VOTO 10 (DI INCORAGGIAMENTO)

Come si fa a dare meno di dieci a un ragazzo che stava mettendo in serissima difficoltà il futuro vincitore, e che è stato battuto dalla cattiva sorte, prima che dal suo avversario? Tra le immagini che ricorderemo di questa prima edizione italiana delle Nitto ATP Finals c’è quella di Matteo piegato su se stesso e in preda al dolore per il problema agli addominali. Ricorderemo le sue lacrime, il suo tentativo di andare avanti naufragato di fronte all’infortunio, e al contempo in grado di mettere in evidenza la sua onestà. Lasciare posto a Jannik Sinner è stato un gesto da campione. Per ottenere un grande risultato, ci sarà tempo.

JANNIK SINNER – VOTO 10

Massimo voto anche a Jannik, capace di arrivare a match-point contro un Medvedev che a forza di alti e bassi lo stava mandando in confusione. La maturità di Sinner è il lato più sorprendente dell’altoatesino, il quale ha solo 20 anni ma ogni volta che è sul campo si comporta come se ne avesse una decina in più. Ha mancato le semifinali (che per inciso non avrebbe raggiunto nemmeno con due vittorie su due), ma la sensazione è che sia già pronto per vincere qualcosa di importante. In questo senso, Torino, gli ha regalato un’altra bella dose di fiducia da tenersi in tasca e far fruttare lungo il 2022.

ANDREY RUBLEV – VOTO 5

Più della partita vinta contro Stefanos Tsitsipas, per il voto conta la sconfitta contro Casper Ruud. Un avversario che era alla sua portata in queste condizioni, e che invece sul campo si è dimostrato più attento di lui. Rublev è sempre una mina vagante, ma quando c’è da stringere i denti e da entrare nella lotta, spesso ancora si perde. In tutto ciò, è ormai stabilmente un top 10, e se riuscisse a limare questo problema (non semplice da sistemare, in realtà) sarebbero guai per tutti. Intanto, la sua prestazione a Torino non può essere considerata sufficiente.

HUBERT HURKACZ – VOTO 4

Era partito bene contro Daniil Medvedev, poi Hubert Hurkacz si è spento e non ha lasciato il segno. Dominato da Sinner, ha provato a giocare nonostante un problema fisico contro Zverev, ma senza riuscire a impensierire davvero il tedesco. La sua stagione resta strepitosa, anche se per gli italiani è stato un mezzo guastafeste, a partire dalla vittoria centrata a Miami contro l’amico (e compagno di doppio) Sinner.

CAMERON NORRIE – VOTO NG

Non era facile entrare a freddo e provare a far partita contro Djokovic. Cameron Norrie ci ha provato ma ne è uscito con le ossa rotte. Impossibile giudicarlo solo da questo confronto, ma la sensazione è che rispetto a tutti gli altri visti a Torino sia di una categoria (o due) in meno.

STEFANOS TSITSIPAS – VOTO NG

Prima del torneo, l’attenzione sul greco era altissima, soprattutto per capire quali fossero le sue condizioni fisiche. In caso di ritiro, infatti, il primo a entrare sarebbe stato Jannik Sinner. Stefanos poi si è effettivamente ritirato, ma solo dopo aver giocato il primo incontro e solo dopo che Berrettini aveva confermato a sua volta il forfait. Per tutto questo, è impossibile dare un voto alla sua prestazione. La speranza è che il problema al gomito non sia così grave da condizionarlo a lungo.