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Djokovic, Sampras e la storia che passa da Torino (Zverev permettendo)

Pubblicato il 20 novembre 2021

Novak Djokovic va a caccia del sesto titolo alle Finals, ma per arrivare in finale dovrà battere uno Zverev in grande condizione. Sullo sfondo, per il serbo, l’aggancio a Roger Federer e un altro passo avanti nei confronti di Pete Sampras, il suo idolo di gioventù.

Il migliore di sempre? Novak Djokovic. A dirlo non è stato un tifoso qualunque, ma un giocatore che – prima di Nole – ha fatto la storia costruendo primati in serie. Pete Sampras, fino all’inizio degli anni 2000 e all’avvento di Roger Federer e Rafael Nadal, era considerato il campione dei campioni, almeno sotto il profilo dei numeri. Le sue 14 vittorie Slam sembravano destinate a rimanere un record imbattuto per parecchio tempo, e invece oggi appaiono come un ricordo sbiadito, una vicenda molto più vecchia di quella che è in realtà.

Lo ha sottolineato pure Andrea Gaudenzi, presidente Atp, alla presentazione delle Nitto ATP Finals di Torino: “Quando giocavamo noi, quella cifra di Slam raggiunta dall’americano era considerata impossibile da eguagliare. O almeno, tutti pensavamo che sarebbero passate diverse generazioni, prima di poter trovare un altro campione in grado di arrivare a quei numeri. Invece, nemmeno vent’anni più tardi, abbiamo tre giocatori che sono riusciti a fare meglio, e nemmeno di poco. Questo dimostra quanto sia straordinaria l’epoca che stiamo vivendo”.

DJOKOVIC GOAT?

Gaudenzi ha perfettamente ragione e fa bene a rimarcare l’eccezionalità del nostro tempo, perché spesso si dà per scontato e naturale ciò che naturale non è per niente. Il fatto che oggi le star della racchetta siano più longeve rispetto a due decenni fa aiuta a comprendere il fenomeno dei Big 3, ma al di là di questo aspetto c’è la qualità dei protagonisti attuali a cambiare le carte in tavola. Una qualità che lo stesso Sampras riconosce, in particolare ponendo l’accento sulle doti del serbo, numero 1 del mondo.

“Non solo penso che Nole sia il più forte – ha spiegato Sampras all’Atp – ma credo pure che sarebbe quello, dei tre, in grado di darmi più filo da torcere in una ipotetica partita. Certo, ai miei tempi c’era Andre Agassi che rispondeva alla grande, ma Djokovic è più elastico e fargli i punti col mio tennis sarebbe stato molto complicato”.

WIMBLEDON E IL NUMERO 1, I DUE SOGNI RAGGIUNTI

Raccolti i complimenti, Nole ha risposto col suo consueto stile. Una risposta che peraltro non aveva bisogno di essere costruita, visto che il serbo ha sempre detto di essersi ispirato a Pistol Pete durante il suo percorso verso il professionismo. “Sono diventato grande – ha spiegato il numero 1 del mondo – pensando alle sue imprese come a un riferimento, a lui come a un modello da seguire. Sognavo di vincere Wimbledon perché lo aveva vinto lui, sognavo di diventare numero 1 e di rimanerci, perché Pete era stato lassù più tempo di tutti. Avere battuto i suoi primati è qualcosa che mi riempie di orgoglio”.

A proposito di primati, le Nitto ATP Finals di Torino potrebbero sancire un altro sorpasso, tra il serbo e l’americano. Entrambi hanno cinque titoli all’attivo nel torneo di fine stagione, ma Nole è in corsa per il sesto sigillo. Portando a casa il trofeo, andrebbe in vetta nella classifica dei vincitori, accanto a Roger Federer, lasciandosi alle spalle proprio Sampras e Ivan Lendl. L’ultimo trionfo di Djokovic è datato 2015, poi da allora per un motivo o per l’altro l’appuntamento dei maestri non lo ha mai più visto sul gradino più alto del podio. Per lui solo due finali sfortunate a Londra, nel 2016 contro Andy Murray e nel 2018 contro Alexander Zverev.

PERICOLO SASCHA ZVEREV

Proprio Zverev è l’ultimo ostacolo, tra Djokovic e la finale. E si tratta di un match molto rischioso per il numero 1 del mondo, per tanti motivi. Intanto c’è quel precedente recentissimo, con la vittoria del tedesco alle Olimpiadi di Tokyo che ha sancito l’inizio di un periodo nero per il campione di Belgrado. In Giappone, il serbo aveva in testa il Golden Slam, quel traguardo che poi sarebbe naufragato portando con sé la delusione del mancato Grande Slam, sfuggito all’ultimo atto degli Us Open contro Daniil Medvedev, dopo la rivincita (in cinque set) in semi contro Zverev.

Sascha ha le armi per mettere in crisi Djokovic, perché non ha punti deboli né in fase offensiva, né in fase difensiva. E le condizioni veloci di Torino potrebbero persino dargli un ulteriore vantaggio. Durante il torneo ha confermato di essere in ottima condizione, fisica e mentale: gioca sereno il tedesco di origine russa, e anche il rendimento al servizio, colpo che in passato lo ha fatto tribolare, adesso è su livelli altissimi. I suoi avversari ne sono consapevoli e tutti – Djokovic compreso – lo indicavano fin dall’inizio come il possibile protagonista del torneo.

I PRECEDENTI: DJOKOVIC AVANTI 7-3

Più in generale, Zverev ha già piegato Nole in tre occasioni su dieci confronti, e la semifinale di Torino sarà un confronto tutto da seguire, un match che di scontato non ha nulla. Chiamato in causa per battere un altro primato, o almeno per raggiungere Federer in vetta al ranking dei vincitori, Djokovic ha messo in chiaro che ‘ci sono sempre abbastanza motivazioni per fare la storia’. Una frase che in altri tempi, forse, avrebbe spaventato il rivale di turno ancora prima di cominciare il match.

Oggi, invece, Alexander Zverev è un campione che ha trovato equilibrio e maturità sul campo, al punto da permettersi il lusso di entrare in campo alla pari contro colui che Sampras ha indicato come il migliore di sempre. Le Nitto ATP Finals torinesi, al loro primo anno, ci chiariranno se quel passaggio di consegne che ormai è nell’aria da tempo si potrà arricchire di un nuovo episodio chiave.