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Norrie, l’antidivo gentile verso Torino

Pubblicato il 18 ottobre 2021

Cameron Norrie vince a Indian Wells, vola nei top 10 della Race e si candida per le Nitto ATP Finals di Torino. Dal numero 74 di inizio stagione. Ecco le ragioni di una scalata inattesa per tutti, tranne che per il diretto interessato.

Quando è stato chiamato a dire le consuete parole di ringraziamento a margine della premiazione, Cameron Norrie ha dedicato più tempo allo sconfitto, Nikoloz Basilashvili, che a se stesso. Un buon riassunto della personalità del nuovo campione di Indian Wells, nuovo top 10 della Race e inatteso ma ormai serissimo candidato per le Nitto ATP Finals di Torino. ‘Cam’, come lo chiamano i sudditi di Sua Maestà, è prima di tutto un bravo ragazzo, un tipo gentile che ha fatto dell’umiltà e della capacità di aspettare (lavorando) due doti decisive, a dispetto di un talento non così evidente.

Mancino, con una tecnica tutta sua forgiata al college, non è mai stato un predestinato, né tantomeno uno di quelli che avevano gli occhi puntati addosso come possibile futura stella. Nello stesso periodo in cui Gianluigi Quinzi (che gli somiglia molto sotto il profilo tecnico) era numero 1 del mondo tra gli Under 18, lui era numero 10, ma con molta meno pressione su di sé. Ha fatto tutto, ‘Cam’, con estrema calma ma al contempo con grande decisione. Tanto che a inizio 2021, quando gli hanno chiesto di indicare una possibile sorpresa della stagione, non ha avuto troppi dubbi nel fare il proprio nome. Poteva sembrare una risposta quasi antipatica, egocentrica e un po’ arrogante. Invece aveva semplicemente ragione lui, all’epoca numero 74 Atp.

TRA SUDAFRICA, NUOVA ZELANDA E STATI UNITI

Nato in Sudafrica, cresciuto in Nuova Zelanda e poi negli Stati Uniti (in Texas), è britannico quasi solo di passaporto, ma Oltremanica hanno fatto in fretta ad affezionarsi a questo 26enne che pur essendo molto grintoso in campo, ha un fare da gentleman che piace agli inglesi, certamente più vicini nel carattere a uno come Tim Henman che a uno come Andy Murray. Al netto della differenza nel palmarès.

Norrie sta vivendo una stagione inimmaginabile, composta da due titoli Atp (Los Cabos e appunto Indian Wells), e da altri piazzamenti importanti che non hanno trovato ostacoli su nessuna superficie. Se il cemento outdoor lo sta esaltando, permettendogli di trovare la quadra che per altri colleghi è stata una chimera, nemmeno terra ed erba hanno rappresentato un problema. Anzi.

TERRA, ERBA CEMENTO: UN UOMO PER TUTTE LE STAGIONI

A testimoniarlo, un quarto di finale a Barcellona (fuori con Nadal), le finali a Estoril e a Lione, un terzo turno al Roland Garros (sempre Rafa a fermarlo), la finale al Queen’s (persa lottando contro Matteo Berrettini), un altro terzo turno a Wimbledon (battuto da Roger Federer). Con un paio di match vinti in più, l’inglese avrebbe potuto entrare prima nel giro dei big, ma arrivarci adesso quando siamo nel rush finale verso Torino è forse ancora più stimolante.

L’allievo di Facundo Lugones, coach argentino (conosciuto al college, negli States) che lo segue dal 2017, è ormai pronto al salto definitivo tra i top players. Di certo, Indian Wells gli consegna una dose di fiducia tale da permettergli di guardare a questo ultimo mese di stagione come a una riserva di caccia. Oggi sarebbe il primo degli esclusi da Torino, ma i 160 punti che lo separano da Hubert Hurkacz in fondo sono una distanza molto sottile, quasi inesistente per uno con questa condizione. Condizione che non è soltanto mentale, ma pure fisica.

PROGRESSI FRUTTO DEL LAVORO ATLETICO

Proprio lavorando sul miglioramento della tenuta atletica, Norrie ha saputo fare un salto di qualità nel gioco e nei risultati. Non subisce quasi mai cali di rendimento per motivi dovuti a un appannamento personale. Se perde, è perché l’altro gli è stato superiore. Nella finale di Indian Wells, Basilashvili è riuscito a metterlo sotto per un set, il primo, in cui il georgiano ha fatto faville con i suoi colpi pesanti. Ma appena è calato di tanto così, l’inglese lo ha preso per la gola e non lo ha più mollato, finendo per dominare al terzo.

Quando uno – Nikoloz – era in evidente affanno fisico e psicologico, l’altro – Cam – sembrava all’inizio della sua partita. Se poi guardiamo più in profondità ai colpi, uno per uno, scopriamo pure che a dispetto di una velocità di braccio non straordinaria, il britannico ha saputo costruirsi una varietà di gioco tale da renderlo poco prevedibile. Da buon inglese (anche se atipico), sa come giocare di volo, e pur non essendo il nuovo Henman ha i movimenti naturalmente corretti per potersi prendere parecchi punti nei pressi della rete.

Il servizio mancino lo aiuta spesso, il rovescio bimane gli apre gli angoli, il diritto viaggia sempre più veloce, di pari passo con la fiducia. E quell’umiltà da bravo ragazzo, da campione della porta accanto, è un’arma invisibile che forse in pochi troveranno utile nello sport di alto livello, ma che invece gli tornerà comoda accomodandosi al tavolo dei grandi. Dove ‘Cam’ saprà di dover migliorare a ogni quindici, per poter essere davvero all’altezza.