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Jasmine Paolini e Renzo Furlan, piccoli maestri

Pubblicato il 21 settembre 2021

Renzo Furlan è stato numero 19 Atp, poi ha contribuito (dietro le quinte) al successo di Francesca Schiavone. Oggi sta lavorando in maniera efficace con Jasmine Paolini, ormai vicina alle top 50 Wta. Ecco perché il coach veneto è l’uomo giusto per far emergere il potenziale della 25enne toscana.

Renzo Furlan fa parte di quel gruppo di persone in grado di cambiare il corso di una storia senza fare proclami, senza farsi notare. Riuscì nell’impresa persino quando ancora stava giocando, negli anni Novanta: passo dopo passo, arrivò nei primi 20 al mondo (best ranking di numero 19), si prese i quarti di finale al Roland Garros e un paio di tornei Atp, eppure in quel momento in pochi si accorsero della portata di quei risultati, ottenuti da un giocatore dal fisico normale, capace di lavorare su se stesso come pochi altri nella sua epoca. Terminata la carriera, il veneto non ha abbandonato il tennis, passando dall’altra parte della barricata. Fu lui uno degli artefici del miracolo Schiavone al Roland Garros 2010, malgrado ci siano poche tracce del suo passaggio: zero proclami, zero interviste, zero foto ricordo. Non gli è mai importato mettersi davanti ai riflettori. Anzi, rimanere dietro le quinte è stato il suo punto di forza: lì, senza dover gestire attenzioni mediatiche eccessive, si è sempre sentito a suo agio.

WTA DI PORTOROSE PUNTO DI PARTENZA

Oggi Renzo Furlan è il motore silenzioso di Jasmine Paolini, l’ultima bella realtà emersa da questa stagione d’oro del tennis italiano. Una stagione d’oro che fino a poche settimane fa escludeva metà del mondo, quella al femminile, e che invece adesso può includere anche le ragazze: prima l’impresa di Camila Giorgi a Montreal, poi questa vittoria – per certi versi ancora meno attesa – di Jasmine nel 250 di Portorose. Un torneo che non è certo un ‘Mille’ e non finisce sulle copertine dei magazine, nemmeno di quelli specializzati, ma che per la toscana rappresenta una conferma importante. Già da qualche tempo aveva dato segnali di crescita, agli Us Open aveva fatto tremare Vika Azarenka, perdendo in due set ma lottando punto su punto. E in Slovenia, a due passi dal confine con l’Italia, si è presa la soddisfazione più importante della carriera. Lo ha fatto a 25 anni, un’età che potrebbe farla sembrare in ritardo rispetti ai fenomeni emergenti del tennis in rosa, e che invece è quella giusta per acquisire consapevolezza nei propri mezzi e nelle proprie possibilità.

DANILO PIZZORNO E LA VIDEO ANALISI

Ma quali sono le chance di Jasmine di andare oltre la posizione numero 64 che attualmente occupa nel ranking Wta? Ce lo dice – in una delle poche dichiarazioni rilasciate sul tema – proprio Furlan. “Tecnicamente è già a un livello molto alto, ha un gran timing e può giocare d’anticipo, prendendo di sorpresa le avversarie. Le top 50 sono ormai un obiettivo concreto, perché sta dimostrando di poter fare bene su ogni superficie”. In effetti il braccio della piccola toscana va veloce per natura, con una dose extra di spinta giunta sull’onda della fiducia costantemente in crescita negli ultimi mesi. Se prima, osservandola, ci si concentrava più sui limiti (statura, discontinuità), adesso emergono con forza i pregi: equilibrio e stabilità, rapidità di esecuzione, concretezza. Con l’esperto di video-analisi Danilo Pizzorno (al fianco anche di altre giocatrici, una su tutte la russa d’Italia Liudmila Samsonova) a seguire il team da vicino per analizzare ogni piccolo dettaglio e cercare di limare ogni singolo difetto.

ROGER FEDERER COME ISPIRAZIONE

“Questa vittoria – ha detto Jasmine – è la gioia più grande della mia vita. Non la dimenticherò mai, è un sogno che si avvera”. Un sogno che viene da lontano, da quando diceva a gran voce che nemmeno la statura non proprio da valchiria sarebbe stata un impedimento nel suo percorso: “Basta vedere tutte le altre che ce l’hanno fatta, come Sara Errani”. Cresciuta con Roger Federer come modello e come ispirazione, la 25enne di Castelnuovo di Garfagnana adesso deve continuare a guardare in alto, senza dare nulla per scontato. I modelli veri, al di là della leggenda Roger, sono proprio quelli che le stanno attorno, da Renzo Furlan a Sara Errani, passando per quella Francesca Schiavone che rappresenta il miglior esempio di come poter superare i propri (presunti) limiti, senza perdere di vista l’equilibrio nel lavoro quotidiano. Portorose potrebbe essere solo il primo capitolo di un’altra bella storia, in grado di risvegliare definitivamente il tennis italiano femminile dopo qualche anno di torpore.