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Berrettini e Sinner, maratoneti d’Italia

Pubblicato il 5 settembre 2021

Due maratone di cinque set, non bellissime sotto il profilo tecnico ma emozionanti dall’inizio alla fine, hanno permesso al tennis italiano di portare due rappresentanti negli ottavi di finale degli Us Open. Un’impresa che stavolta arriva ‘secondo pronostico’, e che dunque è ancora più significativa: Matteo Berrettini (in campo per tre ore e 46 minuti) e Jannik Sinner (tre ore e 42 di match) stanno dimostrando di essere pronti a sostenere le tante aspettative che gli appassionati e gli addetti ai lavori riversano su di loro.

MARATONA N. 1: BERRETTINI VS IVASHKA

Matteo Berrettini aveva già battuto Ilya Ivashka, per la verità piuttosto facilmente, nell’ultima edizione del torneo di Wimbledon, poche settimane fa. Solo che nel frattempo il bielorusso era cresciuto parecchio, diventando uno dei giocatori più in forma del circuito. Se a questo aggiungiamo la sua imprevedibilità e una velocità di esecuzione fuori dal comune, c’erano tutti gli ingredienti per una partita ad alto rischio. In effetti Matteo di rischi ne ha corsi, però è riuscito a restare lucido, capendo perfettamente cosa doveva fare per respingere al mittente le ambizioni del suo avversario. Gli sono serviti cinque set e quasi quattro ore, ma alla fine ha vinto di nuovo il romano, che torna dunque negli ottavi e si regala un’altra partita possibile sulla strada che potrebbe portarlo al confronto con Novak Djokovic. Di fronte, al prossimo turno, c’è Oscar Otte, che in questo evento si sta rivelando l’ammazza-italiani. Fatto fuori Sonego all’esordio, si è ripetuto contro Seppi in quattro set. È in grande fiducia, ma si può battere.

MARATONA N. 2: SINNER VS MONFILS

A un certo punto pareva una partita stregata: dopo essere stati avanti di due set e di un break nel terzo, poi persino per 4-0 nel quarto, ritrovarsi al quinto è una botta durissima da assorbire. Eppure Jannik Sinner è riuscito ad andare oltre una cattiva giornata, oltre un Monfils che quando liberava il braccio era capace di (lunghi) momenti di trance agonistica e oltre un pubblico completamente a favore dello showman francese. Ha tenuto di testa, Jannik, mentre il suo tennis balbettava (servizio compreso), e così ha finito comunque per vincere una partita che avrebbe potuto chiudere un’ora e mezza prima. Lo ha fatto contro un avversario che ha cercato di costruire la sua giornata tipo: ciondolante per buona parte della sfida e sul punto di crollare fisicamente dopo nemmeno tre set, Monfils ritrovava energie da non si sa dove per esaltare la gente in una rincorsa disperata ma quasi completata. Contro Zverev servirà un altro Sinner anche solo per fare match alla pari, ma intanto questa vittoria è un segnale importante nella maturazione del ragazzo della Val Pusteria.

LA NUOVA AMERICA

Nello Slam a stelle e strisce non si può non mettere l’attenzione in modo particolare sui padroni di casa. E allora ci si accorge che nella parte alta del draw sono emersi due ragazzi molto diversi tra loro, che sono il prodotto dell’America più profonda. Uno è ancora un Next Gen, si chiama Jenson Brooksby e a dispetto di una tecnica decisamente artigianale è riuscito a costruirsi un tennis solido e difficile da arginare. Ne sa qualcosa Aslan Karatsev, il russo che a inizio stagione aveva impressionato tutti per la potenza dei suoi colpi, e che stavolta si è dovuto arrendere in cinque set, lasciando dunque allo statunitense l’onore della sfida con Djokovic. L’altro yankee negli ottavi è Reilly Opelka, spilungone di due metri e undici che al di là del servizio sta confermando una crescita costante in ogni aspetto del gioco. Vista la stazza non sarà mai uno che si muove con rapidità, ma quando è lui a comandare fa davvero paura. Ha battuto in maniera autorevole il georgiano Basilashvili, un tipo che di certo non teme chi picchia forte, e contro Harris se la gioca alla pari. In più, si è già guadagnato la simpatia non soltanto del pubblico americano, ma di tutti coloro che amano il tennis.

BARTY E OSAKA, DISASTRI E LACRIME

Ashleigh Barty non è stata all’altezza delle attese, ha giocato un pessimo incontro e ha lasciato strada a Shelby Rogers, ragazza in crescita ma che quest’anno aveva già battuto quattro volte. Non è bastato nemmeno un vantaggio di 5-2 (e servizio) nel terzo set per consentire all’australiana una conclusione comoda del confronto. L’americana ha continuato a crederci e alla fine ha portato a casa il successo più prestigioso della carriera. “Devo ringraziare il pubblico – ha detto – perché senza il supporto della gente non sarei riuscita a ribaltare il risultato”. Proprio la pressione della gente e delle aspettative, invece, sta contribuendo a complicare terribilmente la carriera di Naomi Osaka. La giapponese non ha solo perso contro la 19enne canadese Leylah Fernandez, ma ha pure rilasciato dichiarazioni shock in merito al suo futuro: “Non sono felice nemmeno quando vinco – ha detto – e quando perdo mi sento molto triste. Starò lontano dal tennis per un pezzo, poi deciderò cosa fare”.