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Fognini, il parigino

Pubblicato il 2 giugno 2021

Fognini e Parigi hanno un rapporto speciale fin dal 2011, quando Fabio raggiunse i quarti senza poterli giocare. Dieci anni dopo, il ligure è ancora protagonista, in una sezione di tabellone senza veri padroni.

Nel 2007, al Roland Garros, aveva giocato il suo primo Slam in tabellone. Nel 2011, sempre al Roland Garros, aveva centrato l’unico quarto di finale della carriera in un Major. Oggi, 14 anni dopo l’esordio, è sempre tra i protagonisti quando giunge il momento di calpestare la terra dei campi a due passi dal Bois de Boulogne. Fabio Fognini era arrivato a Parigi con mille dubbi e poche certezze, mentre l’Italia aveva la testa più ai suoi nuovi campioni – Berrettini, Sinner, Musetti – che non a lui. Eppure, dopo due partite, non ha ancora ceduto un set, e se la vittoria all’esordio contro il tenero Gregoire Barrere andava catalogata alla voce routine, il successo nettissimo contro Marton Fucsovics fa capire che il ligure è entrato davvero in modalità Roland Garros. Dunque può essere una mina vagante in una sezione di tabellone che ogni giorno perde qualche pezzo prezioso.

IL RAPPORTO COL PUBBLICO

Fucsovics, ungherese di 29 anni, non ha mai tenuto fede da professionista alle aspettative altissime generate a livello Juniores. Però si tratta di un talento che è a suo agio ovunque, non ha punti deboli evidenti e ultimamente (prima non era così) non si batte da solo. Per superarlo bisogna giocare bene, restare concentrati, non dargli chance. Esattamente questo ha fatto Fabio, il quale ha capito di dover chiedere a se stesso tutta l’attenzione possibile in un tie-break durissimo, che ha condizionato il resto della partita. Fognini ci ha messo passione e solidità, ha concesso poco o nulla quando serviva e ha ritrovato nel pubblico una componente importante per completare la sua prestazione. Sì perché se c’è un giocatore, nel Tour, che può aver smarrito la bussola con le tribune vuote, quello è proprio il 34enne di Arma di Taggia. Non che abbia giocato male, in questo anno e mezzo passando di bolla in bolla, ma non riusciva a essere pienamente se stesso. Il recupero dall’operazione ha inciso, certo, ma c’è da giurare che abbia inciso pure l’assenza di quel rapporto sanguigno con la gente, che pochi colleghi come lui hanno saputo creare nel corso della carriera.

IL QUARTO FANTASMA

Parigi ama Fognini, a dispetto dei francesi che in generale, quando si parla di sport, sanno essere particolarmente severi con i cugini italiani. Lo ama fin da quell’incontro del 2011, quell’ottavo di finale contro Albert Montanes passato alla storia perché vinto coi crampi, sostanzialmente da fermo, senza un briciolo di energia rimasta in corpo. Di braccio e di classe. Mentre lo spagnolo, che pure non era uno sprovveduto, si starà ancora chiedendo come abbia fatto a perderlo, quel confronto che ormai aveva in pugno. Fu, quello, un momento di gioia e dolore: gioia per aver conquistato il miglior risultato in uno Slam, dolore per non poter scendere in campo contro Novak Djokovic al turno successivo. Rimase un trionfo a metà, col rimpianto inevitabile di non averci nemmeno potuto provare. Sono passati dieci anni, è cambiato quasi tutto da allora, ma la capacità di Fognini di fare male su quei campi rossi che hanno fatto la storia del tennis è rimasta immutata. Lì ci sono i rimbalzi giusti, i tempi perfetti, le condizioni ideali. Lì Fabio sa generare velocità o difendere a seconda delle situazioni, come riesce a fare in pochi altri tornei. Lì Fabio si esalta, per il prestigio dell’evento e per l’adrenalina che scorre a fiumi.

TRE TERRAIOLI E ZVEREV

La sezione inferiore è quella presidiata dal numero 2 Daniil Medvedev, dove il greco Stefanos Tsitsipas e il tedesco Alexander Zverev sono i veri favoriti in vista dell’approdo all’ultimo atto. Ma sono già usciti Roberto Bautista Agut (contro Laaksonen) e Dominic Thiem (contro Andujar), e un terzo turno Fognini-Delbonis con vista sul vincente tra Ruud e Davidovich Fokina è quanto di più interessante si potesse sperare alla vigilia. Si tratta, beninteso, di tre personaggi che sulla terra sono clienti durissimi per chiunque, e soprattutto Casper Ruud è indicato da molti come un serio candidato a dare fastidio ai migliori. Però Fognini è Fognini, e questi tre li può battere tutti, anche se col norvegese ha un conto in sospeso, avendo perso (senza vincere un set) tutti e tre i confronti diretti. Se pensiamo che poi, chi uscirà da questo quartetto si ritroverà dalla parte di Zverev, che sul rosso è tutto tranne che imbattibile, ce n’è abbastanza per alimentare qualche legittima speranza. La certezza è che Fognini, ancora una volta, non lascerà indifferente nessuno.