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Monte-Carlo, il principe è Tsitsipas

Pubblicato il 18 aprile 2021

Sugli stessi campi dove mamma Julia aveva vinto un torneo Juniores 40 anni fa, uno Stefanos Tsitsipas pressoché perfetto domina Andrey Rublev e conquista il suo primo Masters 1000. L’assalto al vertice è lanciato.

Tra i pochissimi ammessi in tribuna c’è – ovviamente – il padrone di casa, il Principe Alberto, ma la finale del primo torneo di Monte-Carlo a porte chiuse si presenta in modo tutt’altro che regale. Andrey Rublev dimentica testa e gambe negli spogliatoi per tre game e mezzo, il tempo sufficiente ad aprire un varco impossibile da colmare tra il russo e Stefanos Tsitsipas. Intoccabile al servizio (complice pure un rendimento in risposta decisamente insufficiente da parte del suo avversario), l’ellenico si presenta con un 6-3 in poco più di mezz’ora che ricalca la prestazione fornita al Roland Garros nell’ottobre del 2020, ultima sfida sul rosso fra i due, quando Stefanos si impose in tre set. Nemmeno sulla diagonale sinistra soffre, ‘Tsitsi’, e allora si capisce che per Rublev sarà una giornata molto, molto complicata. Decisamente diversa da quella vissuta contro Rafael Nadal, ma pure dalla partita successiva, incamerata contro l’ostico norvegese Casper Ruud.

RUBLEV, GIORNATA NERA

Che per il russo sia una domenica da dimenticare lo si capisce non solo da quel clamoroso 21-5 subito in risposta nel primo parziale, ma pure da uno smash affossato in rete dopo aver costruito un ottimo punto nel primo game di ribattuta del secondo. Molto del merito, tuttavia, va a Tsitsipas, aggressivo e deciso a prendersi tutti i rischi del caso per impedire al suo avversario di comandare. Il greco, contrariamente al rivale, è centrato come nei momenti migliori e gli funziona tutto: dal servizio alla risposta, dal passante alla palla corta per spezzare un ritmo che comunque, in realtà, Rublev non riesce mai a trovare. Il break nel terzo gioco del secondo parziale è una specie di resa per Andrey, che si rivolge sconsolato a coach Fernando Vicente, scuro in volto come e più di lui per una resa difficile da pronosticare, almeno in questi termini. Finisce 6-3 6-3, con Stefanos che vince il primo ‘Mille’ in carriera ed eguaglia mamma Julia Salnikova, vincitrice del torneo Juniores femminile sugli stessi campi monegaschi nel 1981.

PERCORSO NETTO

Sarà stata la grande prova fornita contro Nadal (che pure non era certo al meglio), saranno stati i sei tornei vinti tra il 2020 e l’inizio del 2021, ma dal russo ci si aspettava qualcosa di diverso. Detto questo, i riflettori vanno puntati soprattutto su Tsitsipas, capace di presentarsi al via della stagione sulla terra in una condizione quasi perfetta. Reattivo, fisicamente impeccabile, il greco al Country Club si è dimostrato centrato fin dai primi giorni, tanto da non aver concesso nemmeno un set: lasciando da parte Davidovich Fokina e il suo ritiro dopo il primo parziale del match dei quarti, Karatsev, Garin ed Evans non erano, sulla carta, avversari morbidi. Eppure Stefanos li ha saputi neutralizzare alternando potenza e variazioni, soluzioni tipiche da terra e accelerazioni letali. Con una finale controllata dall’inizio alla fine, in sostanza senza l’ombra di un errore gratuito.

AMBIZIONI SLAM

Questo Tsitsipas, ora in vetta alla Race, si presenta come un serio candidato anche per i prossimi tornei sul rosso: dai ‘1000’ di Madrid e di Roma al Roland Garros. Dove, è vero, cambia tutto: condizioni di gioco, distanza, emozioni. E dove pure Stefanos ha già raggiunto la semifinale lo scorso anno, finendo la benzina soltanto nel quinto parziale contro Novak Djokovic dopo una partita sul filo dell’equilibrio. Se il greco riuscirà a mantenere questa condizione nelle prossime settimane, se comincerà davvero a credere di poter partire almeno alla pari anche contro il serbo, contro Nadal e contro Thiem, allora lo Slam parigino potrebbe aver trovato un serissimo pretendente in più. Senza dimenticare che pure lo stesso Rublev e il connazionale Daniil Medvedev avranno tutto il diritto di avanzare delle legittime ambizioni.