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Berrettini, standing ovation

Pubblicato il 2 febbraio 2021

Mentre ricominciamo finalmente a vedere il pubblico sulle tribune, ritroviamo pure un Matteo Berrettini deluxe, formato 2019. La splendida vittoria contro Dominic Thiem può aver cancellato tutte le incertezze del 2020?

Questo Berrettini merita un pubblico che gli riservi un lungo applauso, quello che ritroverà durante gli Australian Open al via fra qualche giorno. Questo Berrettini merita attenzione, tanta. E da tutti. Anche da coloro che se lo erano un po’ dimenticato in mezzo al caos della pandemia, e in mezzo a quelle pause prolungate che proprio bene bene non gli avevano fatto. Ha 24 anni ed è ormai stabilmente fra i top 10, Matteo. Una cosa che a scriverla vengono i brividi, tanto è fuori dalla norma per il tennis italiano. Eppure i recenti sogni (giustificati) di grandezza delle racchette azzurre avevano reso questo risultato straordinario quasi un punto di partenza. Un souvenir portato a casa da una bella città, da lasciare impolverato sugli scaffali in attesa di ricevere il premio più ambito. Ecco, non è così. Intanto, quello che ha raggiunto Berrettini nelle ultime stagioni, e in particolare nel suo magico 2019, è qualcosa che non è facilmente ripetibile, nemmeno per un campione. In secondo luogo, l’allievo di Vincenzo Santopadre avrebbe avuto bisogno del tempo necessario per assorbire quelle imprese, interiorizzarle e prendere coscienza del suo nuovo ruolo. Ma questo processo si sarebbe dovuto svolgere in campo, al cospetto degli avversari. Non a casa, tra quattro mura, sperando che la pandemia lasciasse uno spiraglio. Questo tassello mancante del puzzle lo ha portato ad avere problemi prima, dubbi poi. Ma in realtà riprendere il filo interrotto è stata questione di un attimo.

LA VITTORIA PIÙ BELLA

È bastato ritrovarsi a Melbourne, a giocare su una superficie amica, con la maglia della Nazionale addosso, di fronte a un avversario di quelli che, negli anni a venire, gli contenderanno i titoli che contano. È bastato realizzare che quella combinazione servizio-diritto non solo funziona ancora, ma è efficace pure di fronte a uno che (anche) sulla difesa ci sta costruendo una carriera da vincitore Slam. Contro Dominic Thiem, nella prima giornata dell’Atp Cup, Matteo ha trascinato un’Italia vincente a un successo che conta parecchio soprattutto per lui. Lui che deve crederci come e più di prima, nella possibilità di battere i top players. Come Thiem, ma pure come Rafael Nadal e Novak Djokovic, i due che sembrano sempre troppo lontani, troppo distanti dagli umani. La prestazione monstre con la quale ha messo in un angolo l’austriaco, numero 3 al mondo, è la migliore della carriera se guardiamo ai numeri, al punteggio e al ranking di chi stava di là dalla rete. E deve regalare al numero 1 d’Italia la consapevolezza che quel 2020 fatto di fermate, di incertezza e di qualche delusione è stato un momento di inevitabile passaggio tra quello che era e quello che sarà. Un’annata che conta fino a un certo punto, che deve essere presa e lasciati lì come una parentesi. Allo stesso modo di come tanti, in tutto il mondo, hanno dovuto fare con le loro vite sospese.

ORA MONFILS, COME AGLI US OPEN

“Mi sono lasciato alle spalle dodici mesi complicati”, ha confermato a caldo il romano. Per aggiungere poi che “le vittorie con la Nazionale hanno un sapore particolare, ancora più forte”. Forse anche per via del fatto che in panchina a fare da capitano, stavolta, c’era Vincenzo Santopadre, il suo coach e la sua guida. Adesso si comincia a ballare sul serio, e per continuare la serie arriva un match ricco di suggestioni contro la Francia e – per Matteo – contro Gael Monfils, fresco di nuova partnership con Günter Bresnik, guarda un po’ l’ex coach di Thiem. Proprio di fronte al transalpino, agli Us Open di due anni fa, un match chiuso al tie-break del quinto set diventò la garanzia di poter stare nell’Olimpo. In un contesto molto più rilassato, molto diverso da qualsiasi lato lo si voglia guardare, questa riedizione della sfida potrebbe essere una nuova conferma di una sicurezza ritrovata. Bresnik, che con il suo ex pupillo Thiem è in guerra giudiziaria, afferma che Monfils può ancora puntare a vincere uno Slam. Berrettini, dal canto suo, non ha bisogno di investiture di questo genere. Lui, la sua convinzione di valere un titolo così, se la sta costruendo mattone dopo mattone dentro se stesso.