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Gli insegnamenti di nonno Karlovic

Pubblicato il 29 gennaio 2021

Ivo Karlovic è il più vecchio fra i primi 800 giocatori del ranking Atp di singolare. A quasi 42 anni, ripete spesso che non ha alcuna fretta di ritirarsi. Ma durante la pandemia, qualche dubbio sul futuro lo ha assalito. Nel frattempo, ai servizi bomba in campo ha aggiunto delle meravigliose risposte… via social.

Cominciamo dai numeri: parliamo del più vecchio fra i primi 800 giocatori del ranking Atp di singolare, l’unico a superare i 40 anni. Parliamo del numero 144 Atp, con un best ranking di numero 14 risalente all’agosto del 2008, una vita fa. Parliamo di un pivot di due metri e undici centimetri per 104 chilogrammi di peso forma, con dieci milioni e passa di dollari vinti in carriera di soli premi. Parliamo di uno che potrebbe accontentarsi, che potrebbe aver esaurito le motivazioni, tanto più che lui per gli Slam, o per i traguardi che lasciano una traccia nella storia del tennis, non ha mai potuto correre. Eppure Ivo Karlovic, croato di Zagabria, più di trent’anni passati a colpire una pallina gialla sui campi prima della sua città, poi di mezzo mondo, non si stanca. Col suo fare a metà fra impegno e disincanto, un po’ istrione e un po’ saggio, prosegue una carriera che – al momento – non ha nessuna intenzione di interrompere. Malgrado la pandemia lo abbia inevitabilmente portato a pensare, a fare riflessioni più profonde sul suo ruolo non solo di tennista professionista, ma soprattutto di padre e marito.

I DUBBI NELLA PANDEMIA

“Quando abbiamo ricominciato a giocare senza pubblico – ha spiegato al blog ‘Behind the racquet’ – ci siamo ritrovati in un mondo che non conoscevamo, e non è stato semplice scovare le motivazioni. Tanto più che le vere motivazioni, per quanto mi riguarda, erano connesse alla possibilità che i miei figli mi vedessero in campo. Hanno 9 e 3 anni, mi piace portarli con me nel Tour, ma oggi questo non è possibile. E allora viaggiare da solo, a volte, diventa semplicemente insopportabile. Non voglio separarmi per troppo tempo da loro, voglio vederli crescere e seguirli, voglio essere un padre presente”. Cresciuto nella Jugoslavia che faceva i conti con la sanguinosa guerra che ne avrebbe decretato la dissoluzione, Karlovic ha conosciuto la paura, quella dei bombardamenti che costringevano lui e la famiglia a trovare riparo sottoterra. Ha conosciuto la difficoltà economica enorme di chi – con pochi mezzi – vuole provare a fare il professionista in uno sport che comporta costi elevati. “Portavo con me una macchina per incordare le racchette, cercavo di risparmiare tutto ciò che potevo. Ma i dubbi sono stati tanti. Quando hai 20-21 anni e i risultati non arrivano, è inevitabile pensare a fare un altro lavoro”.

SERVIZI (IN CAMPO) E RISPOSTE (VIA SOCIAL)

Il giorno del suo ventunesimo compleanno, il 28 febbraio 2000, in effetti Ivo era impantanato al numero 480 Atp. Non esattamente una classifica che faccia sognare chissà quali traguardi. Per entrare nei top 200 sarebbero serviti quasi due anni, per fare capolino nei 100 un altro paio. Quando è arrivato lassù, tuttavia, Karlovic ci si è trovato a proprio agio. Gigante vero in mezzo ai giganti di talento. Tanto che nei 100 ci è rimasto quasi ininterrottamente fino al gennaio del 2011, con sole otto settimane vissute appena fuori dalla soglia che divide i tennisti tra paradiso e purgatorio. Con gli anni, Ivo ha imparato a gestirsi diventando un esempio per tanti colleghi, mentre gli appassionati di tutto il mondo si affezionavano sempre di più a quella pertica così apparentemente poco adatta per il nostro sport, e invece in grado di fare della sua altezza (tramite servizio) un punto di forza enorme, nascondendo al contempo le debolezze: spostamenti e scarsa attitudine alla pazienza, su tutte. Fuori dal campo, il croato ha saputo farsi apprezzare per la sua simpatia e la sua generosità nel rilasciare commenti poco omologati, enfatizzati nell’epoca social. Come quando, all’assurda domanda ‘come fai a essere così alto’, ha risposto con un altrettanto assurdo ‘metto i piedi in una bacinella di acqua ogni mattina’. O ancora come quando, di fronte a un legittimo ‘chi è il rivale più duro da affrontare’, ha replicato con un semplice ‘Karlovic’. Anche questo, a suo modo, un insegnamento per tutti coloro che vogliono fare i conti col tennis dei pro.