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2020: i 5 match Wta da ricordare

Pubblicato il 22 dicembre 2020

Il trionfo di Iga Swiatek al Roland Garros, l’impresa di Martina Trevisan, la finale degli Us Open. Ma anche il ritorno alla vittoria di mamma Serena Williams. Ecco i match da ricordare in questo 2020 nel circuito Wta.

SWIATEK-HALEP, OTTAVI ROLAND GARROS

Se c’è un personaggio che può restituire un’immagine vincente e positiva in questo disgraziato 2020, nel circuito femminile del tennis, è Iga Swiatek. La polacca ha cominciato a mettere in bacheca buona parte del titolo al Roland Garros fin dal match degli ottavi di finale dominato di fronte a quella che solo dodici mesi prima l’aveva messa in un angolo dandole una lezione, proprio sugli stessi campi. Stavolta no, stavolta Simona Halep si è dovuta inchinare a un tennis robusto, vivace, allegro, efficace. Moderno ma con un retrogusto antico. Ha dovuto lasciare spazio a una ragazza che proprio da quel successo ha preso slancio (e fiducia) per infilzare altre tre rivali e conquistare il trofeo più importante di una carriera tutta da vivere e da scalare, come Iga ha fatto con le tribune del Centrale parigino (in barba alle regole per contenere la pandemia).

TREVISAN-SAKKARI, 3° TURNO ROLAND GARROS

Martina Trevisan ha cambiato vita, in un pomeriggio di un Roland Garros fuori stagione. Stava perdendo e pure nettamente, contro la greca Maria Sakkari, e nessuno si sarebbe sorpreso di vederla uscire dal campo subendo un punteggio piuttosto severo, un 6-1 6-2 o qualcosa del genere. Anzi, tutti sarebbero andati comunque a congratularsi con lei per aver passato le qualificazioni e aver poi eliminato pure Giorgi e Gauff. Ma no, non le bastava. Martina voleva qualcosa in più, un posto nella storia del nostro tennis: così ha rimontato passo dopo passo, ha vinto un tie-break da infarto e poi si è avviata verso la cavalcata più bella e inattesa della vita. Una porta su una seconda carriera cui adesso dovrà cercare di adattarsi più in fretta possibile (e non sarà una passeggiata).

OSAKA-AZARENKA, FINALE US OPEN

Il punteggio della partita decisiva – 1-6 6-3 6-3 – è stato lo stesso della semifinale con cui Vika Azarenka aveva battuto Serena Williams. Solo che, scherzi del destino, nella seconda occasione la bielorussa lo ha subìto. A confezionare la rimonta è stata Naomi Osaka, la ragazza che, pur non essendo al momento numero 1 del mondo, è una numero 1 in termini di immagine, di carisma e – quando le gira bene – pure di tennis. Gli Us Open sono stati, ancora una volta, il suo torneo. E stavolta senza nessuno che ne oscurasse il sorriso.

KENIN-BARTY, SEMIFINALE AUSTRALIAN OPEN

Per entrare nel club delle regine da Slam, Sofia Kenin è dovuta passata da una partita durissima, in casa di quella che col suo tennis sbarazzino stava scombussolando il vertice del Tour femminile. Fino ad arrivare in vetta. Ashleigh Barty, però, in quell’incontro ha fatto di tutto per non vincere: due set-point nel tie-break del primo parziale (perso), due set-point nel decimo game del secondo (ugualmente, perso). E piano piano, sugli spalti della Rod Laver Arena, tutti si sono resi conto che un terzo set non sarebbe mai arrivato. L’americana di origine russa ha infilato dieci degli ultimi dodici punti, ha dato un dispiacere a qualche migliaio di persone, e due giorni più tardi ha alzato al cielo la coppa più prestigiosa della sua vita.

WILLIAMS-PEGULA, FINALE AUCKLAND

Il primo titolo di mamma Serena. Una partita senza sussulti, senza storia, senza colpi da ricordare, contro Jessica Pegula, americana come lei. Una partita che tuttavia ricorderemo perché ha rappresentato il ritorno al successo della più forte delle sorelle Williams a tre anni dal precedente trionfo. E soprattutto ha rappresentato uno spot (efficacissimo) in favore delle mamme nello sport. Con la coppa in un braccio e la piccola Olympia nell’altro, Serena ha mostrato al mondo che non bisogna mettersi limiti e non bisogna per forza scegliere tra famiglia e agonismo. Il tennis, in questo senso, ha degli ottimi esempi da seguire.