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Luca Nardi, modello Italia

Pubblicato il 23 ottobre 2020

Non è un caso che quando il torneo di Anversa ha distribuito le wild card, una di queste sia finita a una promessa azzurra. Luca Nardi è l’ennesimo teen-ager che all’estero ci invidiano, frutto di un sistema Italia che sta dimostrando di saper cogliere le opportunità, anche in tempo di pandemia.

Quando gli organizzatori del torneo Atp di Anversa (quello che una volta era conosciuto per la ‘racchetta di diamanti’) hanno dovuto pensare a un giocatore meritevole di una wild card in tabellone, dopo aver constatato che di tennisti belgi all’altezza non ce n’erano abbastanza, hanno guardato all’Italia. E hanno invitato Luca Nardi, che ha 17 anni, è numero 917 al mondo ed è il numero 71 (!) tra gli azzurri. Il marchigiano è l’ennesimo talento del nostro vivaio, dotato di una classe tale che al suo esordio nel Tour maggiore, di fronte a un top 100 come Marcos Giron, non solo non ha sfigurato ma per due set ha messo in serissimo pericolo il suo avversario. Il quale poi, al turno successivo, ha mandato al tappeto l’idolo di casa David Goffin. Prima Jannik Sinner, poi Lorenzo Musetti, ora Luca Nardi. Ma senza dimenticare Zeppieri, Cobolli, Gigante, e tanti altri che potrebbero aggiungersi al gruppo. In comune, oltre al fatto di giocare bene a tennis, tutti loro hanno l’età: parliamo di ragazzi under 20. Senza dimenticare che il nostro leader, top 10 stabile e con margini importanti di progresso, si chiama Matteo Berrettini e di anni ne ha solo 24.

COME SPAGNA E FRANCIA

Ecco perché adesso, in tutto il mondo, quando si parla di tennis maschile l’Italia è presa ad esempio. Ecco perché i tornei aspettano i nostri e stendono loro un tappeto rosso, puntando forte sull’azzurro anche prima che arrivino conferme definitive. Perché l’Italia di oggi sta diventando quella che era la Spagna di un tempo. O forse, per caratteristiche tecniche, la Francia di un tempo, dove ogni atleta emergente sapeva di poter trovare terreno fertile, sapeva di aver davanti connazionali che poteva in qualche modo cercare di emulare. Questo effetto traino, oggi, è evidentissimo nel panorama dello Stivale, e se i risultati più clamorosi si vedono da un paio d’anni a questa parte, in realtà il lavoro è partito da ben più lontano. Da quando siamo stati in grado prima di individuare talenti come Sinner, Musetti e Nardi, poi di non perderli durante quel percorso durissimo che è l’approdo nel mondo dei pro. A cascata, le motivazioni crescono per tutti. E non è affatto casuale che accanto ai teen-ager migliorino pure gli altri, coloro che fino all’altroieri avevano palesato una certa fatica nel sostenere la regolarità richiesta dal circuito maggiore. Sono i Sonego, i Mager, i Travaglia, i Caruso. Che magari le wild card dai tornei stranieri non le riceveranno, ma che quando ci sono giocano con il coltello fra i denti per far passare un concetto ben chiaro: la fame di vittorie del tennis italiano passa anche attraverso di loro, li influenza positivamente.

LA SFIDA DELLA PANDEMIA

Il concetto che è ben chiaro tra i giocatori si trasporta parallelamente a livello dei tornei. Quando l’Atp cercava nuovi appuntamenti per riempire il martoriato calendario 2020 ha guardato alla Sardegna, all’Italia. E la Sardegna si è fatta trovare pronta mandando in scena un ‘250’, dove un italiano (Marco Cecchinato) è arrivato in finale e un altro (Lorenzo Musetti) ha ottenuto il suo miglior risultato in carriera. Il tutto sarà ancora più evidente nel 2021, con Torino pronta a ospitare la sua prima edizione delle Atp Finals, con Milano pronta a organizzare di nuovo le finali dei Next Gen, con gli Internazionali BNL d’Italia di Roma che si augurano di ritrovare la consueta data e magari il pubblico. Ecco, se c’è una cosa che stona, in questo quadro che potrebbe essere ideale, è proprio il momento storico. Gli azzurri stanno diventando protagonisti assoluti nelle stagioni più difficili per il circuito mondiale, messo a dura prova dalla pandemia, privato della gente sulle tribune, intento a salvare il salvabile con alcuni tornei sulla soglia dell’abbandono definitivo. A consolarci c’è che di tempo davanti, per i nostri, ce n’è parecchio. E quando la pandemia sarà un ricordo, quando si potrà tornare ad avere gli stadi pieni, ad applaudire dal vivo una vittoria Slam, allora magari quella vittoria Slam potrà avere accanto una bandiera tricolore.