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Rovesci sparsi

Pubblicato il 19 settembre 2020

Un calo di efficacia del rovescio è costato troppo caro a Matteo Berrettini sulle soglie della semifinale degli Internazionali BNL d’Italia. L’obiettivo in vista di un altro salto in avanti sta nel trovare continuità sul lato sinistro del campo. Per diventare un giocatore dominante.

La maratona bollente che ha visto uscire di scena Matteo Berrettini nei quarti di finale degli Internazionali BNL d’Italia lascia – oltre al rammarico per l’occasione persa – anche una certezza. Il livello espresso dal 24enne romano è in costante ascesa nonostante la lunga inattività. “Non lo sto notando solo io, ma anche il mio staff”, ci tiene a sottolineare l’azzurro. E il segnale più importante, a detta del diretto interessato, arriva dal lato sinistro del campo. “Di rovescio per tutto il primo set, e poi anche in parte nel terzo, ho giocato molto bene”. E infatti le cose contro il norvegese Casper Ruud si stavano mettendo nel verso giusto, perché il figlio di Christian (n.39 Atp a metà degli Anni ‘90) non trovava le chiavi per aprire la serratura del match. Merito proprio della qualità e della solidità di Matteo con quel fondamentale. Che è stato in avvio virtuoso in tutto: in difesa col back, nella tenuta della traiettoria profonda nello scambio e pure con i cambi in lungolinea. Tre elementi grazie ai quali le frecce all’arco di Ruud venivano costantemente smussate, così come fiducia, sicurezza e soluzioni a disposizione.

IL CALO DI ROVESCIO

Poi però è arrivato il calo: “Di energia, di voglia: non saprei spiegare con esattezza, ho cominciato a sentirmi meno adrenalinico. Purtroppo capita quando non hai tanti match alle spalle. Con più abitudine forse sarei riuscito a uscirne, però con così poche partite giocate in tanti mesi non ce l’ho fatta”. Il calo ha evidentemente avuto conseguenze non già sui punti forti (diritto e servizio) ma sull’aspetto più fragile del gioco di Matteo, il rovescio per l’appunto. Diventato quasi di punto in bianco non solo più falloso, ma più insicuro e incapace di sostenere un impianto tattico che come naturale sbocco ha la possibilità di spostarsi sul diritto e incamerare punti vincenti (e, nel lungo periodo, partite). Così il match fatto di rovesci sparsi, prima buoni e poi cattivi, ha preso una piega tutta nuova: incerta, piena di nuvoloni.

IL BERRETTINI DI DOMANI

Perché è ovvio che pur con qualche traballamento da quel lato il romano avrebbe potuto vincerla ugualmente, la sfida con Ruud. E non ci è andato neanche lontano: “Quel diritto vincente che mi è uscito di poco sul 5-3 nel tie-break del terzo set me lo ricorderò per un po’”. Il punto però è che con la qualità del rovescio del primo set, in semifinale sul Centrale di Roma, con tutta probabilità ci sarebbe andato lui. La parola d’ordine dunque, da questo torneo, diventa continuità. Ancor più in generale, proprio su questo aspetto si può costruire il Berrettini di domani. Quello che può risultare devastante contro chiunque, ai massimi livelli. “Ho 24 anni per cui è normale avere ampi margini di miglioramento, in tutto”.

IL SALTO DI QUALITÀ

A partire dal lato attualmente più debole, anche perché – a una superficialissima analisi – diritto e servizio sono non solo da Top 10 navigato, ma in prospettiva da giocatore dominante. Anche fisicamente ci siamo, non è una scoperta dell’ultima ora: la struttura è ottima, visti i 196 cm di partenza; e la condizione è invidiabile. “Avessi dovuto, avrei potuto giocare altri due set oggi, nonostante il caldo”. Sia detto per inciso: trattasi di altra annotazione positiva di cui tener conto in chiave Roland Garros e, soprattutto, in vista del 2021. Così anche dal lato sinistro del campo, per voler puntare ai Top 5 e giocarsi davvero le proprie carte nei tornei più importanti del mondo (come Roma e a maggior ragione in chiave Grand Slam), bisogna guardarsi dalle giornate di rovesci sparsi. A quel punto arriveranno le grandi soddisfazioni. Come se piovesse.