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Le 3 sfide di Sinner e Tsitsipas

Pubblicato il 16 settembre 2020

Il match tra Jannik Sinner e Stefanos Tsitsipas era il più atteso del mercoledì degli Internazionali BNL d’Italia nonostante in programma ci fosse l’esordio di Novak Djokovic e il rientro dopo quasi 200 giorni di Rafael Nadal…

Le sfide tra Sinner e Tsitsipas al Foro Italico nell’arco di 16 mesi non sono state due come tutti credono. Sono state tre. Una, quella del secondo turno del 2019, vinta ma non dominata – a dispetto del risultato impostore (6-3 6-2) – dal greco. Le altre due, strizzate in un unico match nel secondo turno degli Internazionali BNL d’Italia 2020, chiuse con un altro padrone: Jannik Sinner. Un remake carico di significati e aspettative: doveva essere la super-sfida tra due big del futuro che cominciano a costruire le fondamenta di una rivalità lunga chissà quanti anni; doveva essere l’assalto del giovanissimo altoatesino all’Olimpo del nuovo dio greco del tennis che staziona tra i primi 10 al mondo; doveva essere soprattutto il termometro per valutare lo stato di crescita di Jannik Sinner, il vincitore delle Next Gen Atp Finals di Milano al cospetto del re delle Atp Finals di Londra.

 

LA CRESCITA DI JANNIK

La sceneggiatura scritta nel mezzo lasciava presupporre tutto questo e molto di più. Perché dopo quel match là Sinner è entrato tra i Top 70 al mondo, ha conquistato la prima semifinale in un Atp 500 a Rotterdam, ha battuto il suo primo Top 10 (Goffin, sempre a Rotterdam) e si è svezzato in un main draw Slam agli Australian Open. Insomma, il ragazzino ha fatto capire di essere cresciuto, e in fretta. Tanto che questa volta di fronte al cappellone ellenico si è presentato pure con un accenno di barba rossa sul mento, come a promettere una battaglia adulta e non più adolescenziale. “In un anno si cresce molto, soprattutto alla mia età – conferma Sinner -. Sono migliorato sotto tutti i punti di vista in questo periodo”.

 

IL CONFRONTO DIRETTO

Viste premesse e attese, l’inizio del match è stato quanto mai sorprendente. Un dominio totale e totalitario dell’allievo di Riccardo Piatti. Frutto di una maturazione evidente e, contemporaneamente, delle difficoltà di adattamento alla superficie del figlio di Apostolos, al primo match sulla terra rossa dopo la comunque non esaltante trasferta newyorchese, terminata anzitempo al cospetto di Borna Coric. Così il confronto tra giovani titani si è trasformato piuttosto in un cinico paragone: da una parte la risolutezza di Sinner, concentrato, ordinato e preciso. Dall’altra Tsitsipas: spaesato, fuori asse, quasi nudo tennisticamente di fronte allo strapotere tecnico e tattico del 18enne azzurro. Uno stato delle cose che mica è durato qualche game, tutt’altro: si è perpetrato praticamente fino al 6-1 5-3, quando tutto sembrava deciso.

 

SFIDE & SFIDE

Ecco, proprio in quel momento è cominciata la terza sfida tra i due. D’un tratto la sicurezza ostentata fin lì da Sinner è volata via come un esubero di terra rossa alla prima folata di vento: un doppio fallo, poi un paio di errori da fondocampo, Tsitsipas che pare riprendere fiato e fiducia, fino al “tutto da rifare” dopo due match point andati storti (“ma non ho sbagliato le scelte, ho sbagliato le esecuzioni”, ha tenuto a sottolineare Jannik). Riordinate le idee dopo la confusione di fine parziale, Sinner ha ripreso da dove aveva lasciato riprendendo in mano le redini del terzo set. E del terzo fantomatico confronto, ben inteso. Tre sfide dunque. Come quelle che adesso, ognuno per la sua strada, si stagliano davanti a entrambi. Uno: lavorare per colmare il più in fretta possibile il divario che li separa da chi li precede. Due: lungo il processo, guardarsi da deragliamenti e buchi neri. Tre: trovare nel lungo periodo le armi e le forze per raccogliere il testimone di Federer, Nadal e Djokovic.