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Berrettini alla prova dei russi agli US Open

Pubblicato il 6 settembre 2020

Agli US Open, Matteo Berrettini continua il suo percorso netto mostrando una condizione ideale. Ma ora arriva il difficile: prima Andrey Rublev (come lo scorso anno), poi forse Daniil Medvedev. Ce la farà, Matteo, a superare l’armata russa?

Tre partite vinte in tre set. E soprattutto mai, davvero mai, la sensazione di trovarsi in affanno o di non avere il pieno controllo delle operazioni. Il Matteo Berrettini versione Us Open 2020 somiglia molto al Matteo Berrettini versione Us Open 2019. Con la conseguenza che pure il tabellone che gli si para davanti ricalca adesso quello di dodici mesi fa: ad attenderlo negli ottavi c’è infatti Andrey Rublev, il russo che lo scorso anno fu travolto dalla furia del romano, e che quest’anno ci riproverà, forte di una condizione che appare in crescita. Matteo però, dalla sua, ha quel precedente favorevole (più altri due, a fronte di una sola sconfitta) e una fiducia enorme nei propri mezzi, per nulla scalfita dal periodo di lockdown e dalla sospensione del Tour. Al contrario, il romano oggi sembra un giocatore più completo e più consapevole rispetto a quello che avevamo lasciato a inizio stagione. Altrimenti una partita come quella con Casper Ruud, norvegese di scuola nadaliana, si sarebbe potuta tramutare in un calvario simile a quello patito dall’azzurro sulla terra di Parigi.

PRESSIONE E ACCELERAZIONI: RUUD KO

Certo qui c’era il cemento, pure piuttosto veloce, a dare una mano. Ma ancora una volta Berrettini è riuscito a partire forte mettendo subito il suo avversario in condizione di dover inseguire. Quindi di avere meno margini di recupero, quindi di ritrovarsi velocemente con la partita che sfugge di mano. Un percorso apparso già evidente contro Soeda e Humbert nei primi due turni, e ribadito di fronte a un giocatore solido e concreto, molto attento a non concedere nulla. Tutto ciò che il numero 8 del mondo si è preso, dunque, se lo è meritato. Niente attesa dell’errore altrui, niente scambi infiniti che avrebbero potuto portare il confronto sul terreno preferito di Ruud. Solo accelerazioni e pressione, solo un ritmo costantemente alto persino col rovescio, quello che una volta era il colpo meno forte e oggi è diventato, se non una sicurezza, perlomeno un fondamentale con il quale scambiare su velocità sostenute.

I CAMPI VELOCI COME ALLEATI

Questi campi di New York che sarebbero piaciuti a Roger Federer, finalmente velocizzati per davvero rispetto agli anni passati (si parla di un 30 per cento in più), potrebbero essere un valido aiuto per Matteo adesso che il gioco si fa duro. Ci saranno altri giocatori che ne godranno i benefici, a partire da Rublev, il prossimo avversario. Però il romano ha un servizio che ha pochi paragoni nel Tour, unito a un diritto che può garantirgli parecchi punti vincenti e di conseguenza un minor impegno fisico rispetto a chi è costretto a costruire con pazienza. Quella pazienza che peraltro a Berrettini non manca, nonostante sia ben nascosta nelle pieghe di un tennis da fuochi artificiali. Ecco, per tutte queste ragioni, Matteo nella bolla di New York ha una chance importante di ripetere il cammino straordinario del 2019, al termine del quale si ritrovò in pianta stabile tra i migliori tennisti del pianeta.

SPAURACCHIO MEDVEDEV

Detto di Rublev, il vero spauracchio in vista di una nuova semifinale è però soprattutto Medvedev, l’altro russo che rispetto al connazionale ha dimostrato di avere maggiore continuità e un equilibrio tra attacco e difesa tale da non dover temere nessuno. Daniil va a caccia del titolo che lo scorso anno gli sfuggì soltanto al quinto set dell’ultimo atto, per merito di un Nadal stratosferico. E fin qui, sugli avversari, ha letteralmente passeggiato. Ora Frances Tiafoe, pure lui apparso in ottima condizione, può essere un test più probante, per lo stesso Medvedev e per capire quante chance avrà Berrettini di strappargli il ruolo di favorito numero 3 del torneo, dietro a Novak Djokovic e a un Dominic Thiem che passo dopo passo sta ritrovando la forma. In termini di classifica, col nuovo sistema provvisorio approntato dall’Atp in tempi di coronavirus, Matteo non ha molto da guadagnare, a meno che si spinga fino in fondo. Ma questo è un aspetto decisamente secondario. Ciò che conta, oggi, è cercare di costruire un’altra bella storia, in un’annata che nella storia ci resterà per altri motivi.