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La bolla di New York

Pubblicato il 6 agosto 2020

Con tutte le incognite legate alla pandemia, gli Us Open di New York annunciano le entry list e prendono forma. Faranno più notizia gli assenti, oppure ha ragione Rafael Nadal quando sottolinea – dopo aver ribadito il suo forfait – che nonostante tutto sarà uno Slam vero?

 

Per una volta non sarà la Grande Mela, bensì la Grande Bolla. New York si prepara ad accogliere, dal 31 agosto, il primo Slam post-covid, evento che farà probabilmente più notizia per il contorno che non per le partite. Intanto ci sono gli assenti, quelli certi: Roger Federer (alle prese col recupero dopo l’operazione al ginocchio) e Rafael Nadal, ma pure Nick Kyrgios, Stan Wawrinka e Jo-Wilfried Tsonga, tutti più o meno impauriti dall’idea di mettersi su un volo destinazione Stati Uniti, ossia il centro della pandemia in queste settimane. Ed è proprio il paradosso di dover ricominciare dai luoghi attualmente più a rischio, ad aver scosso il mondo del tennis dividendolo in due fazioni: chi ha ritenuto che comunque la bolla sarà sicura e dunque non ci sarà nessun motivo per rinunciare, e chi invece predica prudenza. Più della prudenza, tuttavia, può il digiuno di partite e soprattutto di entrate, considerato che non tutti – nemmeno tra i top 100 – si possono permettere un anno intero senza giocare. Così, la prima entry list diramata dalla Usta non è tanto penalizzata come si sarebbe potuto pensare ascoltando le lamentele di radio spogliatoio.

CUT OFF E PRIZE MONEY

Il cut off del torneo maschile, dunque il taglio di classifica utile per entrare nel main draw, è fissato a quota 127, una trentina di posti più in basso dell’edizione 2019 (quando inizialmente era stato di 98, per chiudere a 102). Identico il taglio nella prova femminile, dove la grande assente è la numero 1 del mondo Ashleigh Barty. Ma c’è una novità importante, e in decisa controtendenza rispetto al momento che stiamo vivendo, a invogliare i giocatori ad affrontare il viaggio: un aumento dei premi riservati a chi viene sconfitto nei turni iniziali. Il prize money complessivo si abbassa leggermente ma chi perderà all’esordio porterà a casa tremila dollari in più rispetto a dodici mesi prima, per la precisione 61 mila dollari contro 58 mila. Una cifra che per gente come l’indiano Sumit Nagal o come l’australiano Christopher O’Connell, per citarne due che stanno in fondo all’elenco degli ammessi di diritto, può fare una certa differenza anche sul lungo periodo. Chi arriverà al titolo intascherà invece 3 milioni netti contro i 3.850.000 del 2019. Una diminuzione che probabilmente non cambierà molto nell’esistenza del vincitore.

RECORD ITALIANO?

Mentre le azzurre pronte al via sono Camila Giorgi e Jasmine Paolini, gli italiani nell’evento maschile, al momento, sono nove. Cioè tutti, tranne Fabio Fognini, che sta recuperando dalle operazioni alle caviglie e dovrebbe tornare nella tappa di Kitzbuhel, sulla terra, giusto una settimana dopo l’inizio di New York. Ma non sono lontani dall’entrare nel main draw americano nemmeno Federico Gaio, Thomas Fabbiano, Lorenzo Giustino, Roberto Marcora e Alessandro Giannessi. Considerando che qualche altra defezione da qui ai prossimi 15 giorni, presumibilmente, arriverà, potremmo pure far registrare un record assoluto di presenze per il movimento tricolore.

C’è comunque chi storce il naso in merito alla disputa di questo Major, e lo fa proprio per rimarcare che con tutti questi assenti il risultato sarà inevitabilmente falsato. A mettere una pietra sopra a questo tema ci ha pensato però uno dei sicuri assenti, Rafael Nadal: “Non sarà – ha detto il maiorchino – uno Slam minore solo perché alcuni non lo giocheranno. Chi lo conquisterà, avrà tutto il diritto di festeggiarlo come uno Slam vero”. Le nuove norme pensate dall’Atp per rimodulare le classifiche e difendere in particolare quei giocatori che non vorranno rischiare di spostarsi durante la pandemia, solleva Rafa e altre stelle dal rischio di cadere, almeno nel breve termine. Ma l’uscita del numero 2 del mondo è già una risposta destinata a tutti coloro che cercheranno di marchiare New York 2020 come un torneo zoppo e privo di significato.