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Daniil Medvedev, cemento armato

Pubblicato il 30 luglio 2020

Daniil Medvedev, giusto un anno fa, viveva l’estate della svolta. Il russo, tra i meno esposti mediaticamente durante la sospensione del Tour, si prepara per la ripresa con l’obiettivo di bissare il trionfo di Cincinnati. E con il sogno di diventare il prossimo numero 1.

Lo scorso anno, di questi tempi, era il padrone del Tour in pectore. Non ancora numero 1 al mondo ma in grado di recitare da protagonista principale ovunque nella stagione sul cemento americano. Oggi Daniil Medvedev è tra quelli che hanno più voglia di ripartire, l’esatta antitesi di tutti quei campioni che in un modo o nell’altro hanno fatto capire esplicitamente di non avere troppa fretta di tornare in campo. Il russo, invece, scalpita: quando hanno annunciato il nuovo calendario che sarebbe dovuto scattare da Washington, è stato il primo ad alzare la manina per dire che lui ci sarebbe andato di corsa. Poi Washington è stato cancellato, e allora le attenzioni sue e del Tour si sono spostate una settimana più avanti, su Cincinnati. Quel torneo che solo dodici mesi fa lo aveva catapultato in una nuova dimensione.

LE MONETINE LANCIATE ALL’ARBITRO

Fino all’estate 2019, il 24enne nativo di Mosca restituiva lo stereotipo del tennista russo: mezzi importanti e tanto talento sì, ma non sempre (anzi quasi mai) quella sostanza necessaria a portare a casa risultati di prestigio. Sembrava la sua testa, il nemico principale. Quella testa che non soltanto non sapeva gestire, ma che a volte lo metteva persino in situazioni imbarazzanti. Come quando, a Wimbledon nel 2017, pensò bene di lanciare delle monetine sotto la sedia dell’arbitro, in un maldestro tentativo di additarlo come il vero problema della sua sconfitta di fronte al belga Ruben Bemelmans. Fu l’episodio più eclatante (e più ripreso dai media) ma non l’unico, per un ragazzo che faticava a scoprire il suo potenziale. Ad aiutarlo sarebbe stata una donna, la sua compagna Daria, ex tennista di discreto livello in grado di cambiargli radicalmente il modo di pensare e pure la carriera.

CINCINNATI, LA SVOLTA

Il resto ce lo ha messo lui, Daniil, ex studente modello a cui non manca affatto l’intelligenza, anche in ambito tennistico. Da Washington 2019, il russo (che ha trovato in Francia il luogo ideale per diventare pro) ha infilato una serie di risultati straordinari, arrivando in finale in tutti i tornei disputati sul duro americano e trionfando proprio a Cincinnati. Gli sarebbe mancato pochissimo per conquistare pure gli Us Open, persi soltanto di fronte a un Rafa Nadal versione deluxe. Ma ormai il percorso era chiaro, il ragazzo era lanciato e non si sarebbe fermato nemmeno in seguito, mettendo in bacheca i titoli di San Pietroburgo e Shanghai. Per farla breve, una vita (sportiva, ma non soltanto) che cambia nel giro di un paio di mesi.

OBIETTIVO NUMERO 1

Medvedev non entusiasma, se parliamo di tecnica pura, e rimarrà sempre un giocatore divisivo: c’è chi lo ama per quei suoi gesti molto personali e quell’aria strafottente, e chi – per gli stessi motivi – non lo sopporta. Non riuscirà a unire le folle come capitato ad altri, ma è senz’altro tra i futuri possibili numeri 1 del ranking Atp. Difficile dire quando riuscirà a centrare l’obiettivo, anche per via dei tanti cambiamenti nelle regole relative alle classifiche in epoca post-covid. La cosa certa è che in questi mesi così difficili, Daniil si è conquistato qualche simpatia in più grazie al suo silenzio. Non ha rilasciato nessuna intervista per dare consigli a chi governa il Tour, così come non ha giocato esibizioni di alto livello e non ha testato la sua condizione in match pseudo-agonistici. Quello che tornerà in campo – guarda caso proprio da Cincinnati – sarà un giocatore tutto da verificare in termini di rendimento e di solidità. Ma con l’obiettivo inalterato rispetto a sei mesi fa: diventare il migliore di tutti.