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Ricominciamo da Palermo

Pubblicato il 16 luglio 2020

Il Wta di Palermo non è mai stato così bello. Perché l’edizione del 2020, dal 3 agosto, sarà quella della rinascita, della ripresa del circuito dopo cinque mesi di stop. E sarà ricca di campionesse: da Simona Halep a Svetlana Kuznetsova, passando per tante ragazze che abbiamo visto nelle fasi finali dei tornei dello Slam.

L’edizione d’esordio nel 1988, l’ingresso nel Tour Wta due anni più tardi, l’arrivederci nel 2014 e il ritorno in grande stile nel 2019. Una storia che non si ferma nemmeno nel 2020, quando non soltanto il torneo vedrà confermata la sua presenza nel circuito internazionale, ma rappresenterà la rinascita del tennis mondiale dopo oltre cinque mesi di sospensione a causa della pandemia. Palermo e il suo evento femminile, dal prossimo 3 agosto, saranno il simbolo di tutta la gente che non si arrende, in una terra meravigliosa che a lottare per le cause giuste è abituata da sempre. Per questa festa, perché di festa si tratterà, ci sarà persino Simona Halep, numero 2 del mondo ed ex numero 1, che in Sicilia ci aveva già giocato prima di diventare campionessa. Insieme a lei, la grande attrazione della settimana, vedremo però altre giocatrici di valore assoluto, che andranno a costituire la migliore entry list della storia della manifestazione. Basta citare Konta, Martic, Vondrousova, Sakkari, Vekic, Yastremska, Ostapenko, Mladenovic, Sevastova, Kasatkina o la ex numero 2 Svetlana Kuznetsova, per capire che sui campi del Country Club sfilerà un plotone di talenti mai visto nei 30 anni dell’appuntamento siciliano, composto in buona parte da vincitrici e finaliste o semifinaliste di Slam.

IL POKER ITALIANO

Talenti ai quali si aggiungeranno pure le azzurre, Camila Giorgi e Jasmine Paolini direttamente nel main draw grazie ad altrettante wild card, più – ci si augura – eventuali ingressi dalle qualificazioni. L’Italia è stata spesso protagonista assoluta, sulla terra dell’impianto di Mondello. Ma per il primo centro pieno abbiamo dovuto attendere il 2008, anno in cui la piccola grande Sara Errani conquistava il titolo a spese dell’ucraina Mariya Koryttseva, dando il via a un periodo d’oro per le azzurre che sarebbe proseguito nel 2009 (finale Pennetta-Errani, con vittoria della brindisina), nel 2010 (altra finale della Pennetta, stavolta sconfitta dall’estone Kanepi), nel 2012 (secondo titolo della Errani) e nel 2013 (finale Vinci-Errani, con successo della tarantina). Il trasferimento del torneo a Kuala Lumpur per tre anni, dal 2014 al 2017, non ha rappresentato la fine della storia, ma solo un intervallo per capire come poter proseguire.

LE CAMPIONESSE AL COUNTRY CLUB

Così, nel 2018, arrivò la conferma della ripresa concretizzatasi poi nel 2019, quando a trionfare – a sorpresa – fu la svizzera Jil Belen Teichmann, in grado di stoppare nell’ultimo atto l’olandese Kiki Bertens, grande favorita della vigilia e tra le tante star passate dal Country nel corso degli anni. Pensiamo, tornando indietro di qualche lustro, alla francese Mary Pierce, vincitrice per due volte tra 1991 e 1992. Ma pensiamo pure a Testud, Schnyder e Myskina, un terzetto di grande classe capace di prendersi il trofeo sul finire degli anni Novanta. Per non parlare della ex numero 1 del mondo Dinara Safina, che compare nell’albo d’oro nell’anno 2003. La giocatrice che ha vinto di più, tuttavia, è spagnola e si chiama Anabel Medina Garrigues, best ranking di numero 16 al mondo e poi coach di alto livello: primo titolo nel 2001, ultimo nel 2011, dieci anni più tardi. In sostanza, quasi metà delle sue vittorie totali in carriera (undici) sono giunte da Palermo. Difficile pensare a fare previsioni per questa edizione della rinascita, visto che l’incognita principale riguarda la preparazione fisica e l’approccio mentale di ogni singola professionista, nell’impatto col Tour post-pandemia. Ma in realtà – per questa volta – i risultati passeranno in secondo piano. Ciò che importa sarà ritrovare il tennis giocato, quello che conta davvero, quello che distribuisce punti e che resta nei libri dei record. Quello di cui abbiamo sentito la mancanza in questi mesi che sono sembrati anni.