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The Bryan Bros final season (?)

Pubblicato il 1 aprile 2020

Il 2020 doveva essere il loro ultimo anno nel Tour, ma l’emergenza sanitaria che sta stravolgendo il mondo potrebbe portare a un ripensamento. Bob e Mike Bryan, prima dello stop, erano arrivati a toccare quota 119 titoli Atp, con 20 anni di fila contrassegnati da un torneo in bacheca.

Leggenda si può declinare al plurale. Basta guardare al doppio e a una coppia di gemelli che ha cambiato radicalmente l’idea stessa della disciplina. Bob e Mike Bryan, 41 anni e 29 titoli dello Slam (16 in team), si sarebbero dovuti ritirare in questo 2020 maledetto, al termine degli Us Open di New York. Lo avevano annunciato sul finire della passata stagione, quando l’emergenza sanitaria globale non era nemmeno in fase di incubazione. Adesso che Flushing Meadows si è trasformato in un enorme ospedale da campo, tutto cambia prospettiva. E la carriera straordinaria dei due americani arriva a un bivio inatteso: chiudere anzitempo o ricominciare nel 2021, archiviando questa stagione nefasta come qualcosa da dimenticare, da non inserire nemmeno nelle statistiche?

119 TITOLI IN COPPIA

Bob e Mike avevano già salutato tutti agli Australian Open di Melbourne, un terzo turno con qualche rimpianto. Si erano scoperti commossi nel loro ultimo match di Coppa Davis, con la maglia a stelle e strisce, in una sfida altrimenti anonima contro l’Uzbekistan nel turno di qualificazione, superato agevolmente grazie anche al loro doppio. In mezzo, ci avevano messo un altro titolo Atp, a Delray Beach: il numero 119 di una storia incredibile, su 178 finali disputate. Un ritorno al successo pieno dopo quasi un anno di astinenza, visto che il trionfo precedente era giunto a Miami nel 2019. Un titolo che riveste un significato particolare perché ha consentito ai gemelli di completare il ventesimo anno consecutivo con almeno un torneo Atp in bacheca. Roba da fantascienza.

DESTRA E SINISTRA

Identici nell’aspetto e simili in tutto, nel sorriso, nel carattere e nell’approccio alla vita, i Bryan sono stati (sono ancora, sarebbe meglio dire) speculari in campo. Uno destro (Mike) e uno mancino (Bob), hanno fin da subito fatto capire che la loro sarebbe stata una vicenda unica nel suo genere, mettendosi dalla parte opposta rispetto a quello che avrebbero suggerito la logica e i manuali del tennis: Mike a sinistra, Bob a destra. Con qualche rara sortita a parti invertite per cercare di trovare soluzioni ad avversari troppo in palla. In singolare quasi non ci hanno nemmeno provato, perché il campo intero per loro, presi individualmente, era davvero troppo grande. Ma una volta capito che in coppia avrebbero fatto la differenza, non si sono quasi più lasciati, se non per via dell’infortunio occorso a Bob nel 2018, che costrinse Mike a cercarsi altri compagni con cui giocare (e vincere). Ecco perché alla fine le due carriere non saranno perfettamente sovrapponibili in termini numerici.

I FEDERER DEL DOPPIO

Numeri 1 del mondo per la prima volta nel 2003, hanno vinto anche una Davis e un Oro olimpico, per un palmarès pressoché ineguagliabile. Ma ben oltre i numeri, dei ‘Bryan Bros’ ha sempre colpito soprattutto lo stile, quel modo di esultare al salto, quei colpi sempre all’attacco e un tennis da videogioco. I Federer del doppio non hanno potuto godere di quella popolarità dedicata alle stelle del singolare perché la disciplina di coppia, nonostante il loro contributo, non è mai riuscita a decollare fino al grande pubblico, quello mainstream. Ma gli appassionati veri, loro, li hanno conquistati in fretta. Bastava dare un’occhiata a qualsiasi torneo che li vedesse in gara, Masters 1000 o Slam. Se da una parte c’erano i gemelli e dall’altra un match di singolare, seppur di alto livello, era molto probabile che la gara della gente sulle tribune l’avrebbero vinta Bob e Mike.

FANS FAVOURITE DOUBLES TEAM

Non a caso, ancora nel dicembre 2019 conquistavano il ‘Fans Favourite Atp Award’ dedicato alla disciplina di coppia. Per la quattordicesima volta in carriera. “Un premio che per noi – avevano scritto a caldo sui loro canali social – significa più di qualunque altro. Perché l’amore che abbiamo sempre ricevuto dalla comunità tennistica è qualcosa che custodiamo come un tesoro e che abbiamo sempre cercato di ricambiare. Non vediamo l’ora – concludevano – di completare il nostro Tour di addio per salutare tutti di persona”. Un proposito che è andato perso nella cronaca di giorni convulsi e drammatici. Un proposito che magari potrà spingerli a ripensarci e a tornare anche oltre il 2020.