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L’età dell’oro

Pubblicato il 26 febbraio 2020

Nell’età dell’oro del movimento azzurro, adesso è il momento di Gianluca Mager. Ma dopo di lui ne arriveranno altri. Perché oggi l’Italia ha capito come fare per accompagnare i migliori verso il mondo dei pro, verso i top 100 e oltre. C’è il talento e c’è un metodo.

Quando si scopre un filone d’oro, le pepite spuntano una dopo l’altra. E l’Eldorado del tennis italiano, capace di produrre top 100 come fosse la Spagna o gli Stati Uniti dei tempi belli, si declina in tre elementi: i giocatori, i coach, il metodo. Gianluca Mager che vola in finale a Rio ed entra di prepotenza tra i top 100 Atp è l’ultimo risultato (imprevisto, ma fino a un certo punto) di un percorso che parte da lontano e che promette di proseguire a lungo. Perché l’età media di coloro che sbocciano oggi è piuttosto bassa, perché il momento del ritiro si sposta sempre più avanti e perché adesso chiunque si approccia al difficile cammino verso il mondo dei pro, in Italia, ha tanti esempi virtuosi da seguire.

LA CONVINZIONE DEI GIOCATORI

I giocatori sono – chiaramente – i primi a cui vanno riconosciuti dei meriti. Difficile dire da dove sia cominciato tutto: dal lungo periodo vincente delle donne, dalla semifinale di Marco Cecchinato a Parigi, dall’ingresso di Fabio Fognini in top 10. Ma è un dato di fatto che ora ci sia un approccio diverso, e che il professionista italiano medio creda fermamente in due cose fondamentali, sintetizzabili in questo modo. La prima: ‘entrare nei top 100 sarà pure difficile, ma è alla mia portata’. La seconda: ‘entrare nei top 10 può essere un obiettivo’. La principale differenza col passato è che non si tratta di frasi fatte dette per forza, bensì pensate per davvero, consapevolmente, con la voglia matta di salire ancora e ancora nel ranking. La seconda e la terza differenza sono che accanto alla volontà, ci sono i coach e c’è un metodo.

I COACH E IL METODO

Gli allenatori sono una parte decisiva della nuova Italia che vince. Molti di loro sono ex professionisti: pensiamo a Vincenzo Santopadre (Berrettini), Flavio Cipolla (Mager), Simone Vagnozzi (ieri Cecchinato, oggi Travaglia), Uros Vico (Cecchinato). Ma in ogni caso tutti, compresi coloro che la vita del Tour dei pro non l’hanno mai vissuta, stanno approcciando il problema allo stesso modo (e qui ecco il metodo): niente isterie in merito a classifiche, punti e obiettivi da raggiungere in fretta. Al contrario, tanta attenzione sulla crescita costante, non solo tecnica ma pure personale, dei loro pupilli. Con step da raggiungere che siano da un lato stimolanti, dall’altro possibili. In questo senso, fa scuola – una volta ancora – Riccardo Piatti, che con Jannik Sinner sta facendo esattamente così, senza curarsi troppo di avere tra le mani un ragazzo da più parti etichettato come fenomeno.

I PROSSIMI MAGER

Gianluca Mager, per tornare all’uomo del momento, è un ragazzo che ha avuto un percorso tortuoso ma che aveva delle qualità importanti. E alla fine ce l’ha fatta. Come lui, sono tanti gli italiani che ancora non sono emersi ma che hanno delle ottime chance di farcela in un futuro non troppo lontano. Qualche nome? Eccoli: Federico Gaio, Roberto Marcora (tra i più in forma in questo avvio di 2020), Gian Marco Moroni, Filippo Baldi, Julian Ocleppo, Raul Brancaccio, Liam Caruana, Stefano Napolitano, lo sfortunato Matteo Donati, o ancora i più giovani. Da Musetti e Zeppieri, passando per Cobolli, Gigante, Nardi e compagnia. E persino Gianluigi Quinzi. Sì, proprio quello che da Under 18 vinceva Wimbledon e che poi si è perso in scelte non sempre azzeccate. In fondo il marchigiano ha 24 anni, uno meno di Mager, magari non sarà un fenomeno ma a tennis sa giocare eccome. E saper imparare dai propri errori è sempre la più bella delle rivoluzioni.