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Borg & Co: affari di famiglia

Pubblicato il 19 febbraio 2020

Leo Borg, 16enne figlio di Bjorn, fa il suo esordio tra i ‘pro’ a Bergamo. Ed è solo l’ultimo di tanti figli d’arte che provano a emulare i genitori. Ecco i casi più recenti (vincenti e non) di dinastie tennistiche.

BORG & CO: AFFARI DI FAMIGLIA

Leggi Leo Borg, 16 anni, bandierina svedese a fianco, e la curiosità non la puoi contenere. Perché quell’altro Borg, Bjorn, ha scritto la storia creando un personaggio che va ben oltre la sua epoca. Leo, di Bjorn, è il figlio, ed è impegnato a Bergamo nel suo primo torneo pro. Parliamo di un Challenger, gli avversari (per adesso) non sono dei campioni e lui c’è soltanto perché gli organizzatori ci hanno visto lungo: sarà pure numero 103 al mondo Under 18, ma quel cognome lì stuzzica come nessuno degli altri 47 al via. Dal punto di vista di chi si deve promuovere, la sua presenza è una benedizione. Nella famiglia Borg, in realtà, si sperava che il buon Leo si dedicasse ad altro nella vita. Ma è stato proprio lui a scegliere la racchetta, tirando fuori un caratterino mica male, che evidentemente da qualcuno deve pur avere preso. “Non capisci nulla di tennis”, pare abbia risposto il teen-ager a un consiglio (non gradito) giunto dal padre. E a testimoniare che il percorso dell’uno non sia influenzato dalla storia dell’altro, c’è pure il fatto che Bjorn non figura nello staff del ragazzo, allenato da un coach anonimo: ossia senza un cognome altisonante e senza un curriculum da Slam. Il legame tra i due ad ogni modo resta forte, assicura chi li conosce. E forse a cementarlo ha contribuito pure l’interpretazione di Leo nel film dedicato al padre, Borg vs McEnroe, datato 2017. Il suo ruolo? Proprio quello del papà, mentre studiava per diventare una futura leggenda del tennis.

KORDA E RUUD

Leo è probabilmente, al momento, il figlio d’arte con il nome più ingombrante. Ma non è certo l’unico e sicuramente non è il più forte. Uno che promette bene è Sebastian Korda, 19enne americano erede di quel Petr che negli anni Novanta arrivò a un passo dal numero 1 del mondo. Anche in questo caso, come per i Borg, una discreta somiglianza fisica si nota. Il paragone tennistico, invece, è meglio non affrontarlo: Sebastian ha un certo talento, ma il padre al suo apice era altra cosa: classe cristallina in un braccio mancino che poteva inventare colpi nemmeno pensabili dai comuni mortali. È già più forte del papà, invece, Casper Ruud, norvegese numero 34 Atp e recente vincitore del suo primo titolo, sulla terra di Buenos Aires. Christian, il genitore, ha deciso di affidarlo all’Accademia di Rafa Nadal, dove zio Toni (a proposito di parentele) fa da supervisore. E l’ambiente di Maiorca sta aiutando Casper a dare continuità a un tennis pesante, ideale per il rosso. Anche in Italia abbiamo alcune dinastie che proseguono a distanza di anni. La più importante, per classifica del padre e talento del figlio, è quella piemontese degli Ocleppo: Gianni è stato top 30 negli anni Settanta, il 22enne Julian sta cercando di dare continuità a un tennis fatto in pari misura di magie e amnesie.

FRATELLI AL SEGUITO

Ma figli a parte, che dire dei fratelli? Novak Djokovic, per esempio, ne ha due: Djordje e Marko. Ed entrambi giocano (meglio, giocavano) a tennis. Quando Nole era ancora in vena di scherzare, ben prima di diventare il campione-robot di oggi, alla stampa amava dire che nel giro di qualche anno il mondo del tennis avrebbe avuto tre Djokovic fra i top 10. Non ci ha esattamente preso, ma pazienza. Ogni tanto Djordje e Marko hanno fatto qualche timida apparizione in Futures e Challenger, ma in futuro nella vita faranno altro. E del resto quando in famiglia c’è un fenomeno, spesso si finisce per subire la sua ombra, a prescindere che si sia in possesso o meno di un certo talento. Non sempre va così, però. E ci sono storie di fratelli che procedono in un’altra direzione. Per esempio John e Patrick McEnroe: leggenda il primo, giocatore ‘normale’ il secondo, ma comunque in grado di togliersi soddisfazioni non da poco (con best ranking di numero 28 Atp). Oppure i Bryan, che dal loro legame hanno costruito un doppio da consegnare alla storia. E ancora Mischa e Sascha Zverev, fratelli a scapito di un tennis, un carattere e un fisico totalmente diversi. In casa Italia, Matteo Berrettini ha sempre detto di essere stato convinto a provare seriamente col tennis da Jacopo, due anni più piccolo, oggi impegnato nel circuito minore. E per restare in top 10, pure Stefanos Tsitsipas ha Petros, 19 anni, che lo aiuta a tenere alto il nome della famiglia. La verità è che il tennis dei pro – come e più degli altri sport – è esperienza totalizzante non solo per chi lo vive in prima persona ma pure per chi sta accanto al primattore. E per un Jaden Gil Agassi impegnato sui campi da baseball, non ci dovremo sorprendere un giorno di veder sbucare un (o una) Federer nel tabellone di un torneo Itf. Con l’augurio, dovesse accadere, di riuscire a conquistarsi la vittoria più grande: brillare di luce propria, qualsiasi direzione prenda la sua vita.

 

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