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L’uomo squadra

Pubblicato il 22 novembre 2019

Nella nuova Davis di Madrid, la finale più probabile non è tanto Spagna-Serbia, quanto Nadal-Djokovic. Ecco come il numero 1 e il numero 2 del mondo stanno monopolizzando l’attenzione di un torneo a squadre che rischia di risolversi in un confronto tra di loro. Il numero 55 della serie.

Si è detto spesso, in passato, che la formula della (vecchia) Davis avesse un problema non indifferente: quello di consentire a un giocatore, un campione, di vincerla da solo. E quindi di non permettere una valutazione corretta della qualità complessiva di un movimento. È accaduto diverse volte, anche di recente: la Gran Bretagna di Murray nel 2015, la Serbia di Djokovic nel 2010, giusto per fare due esempi. Con la nuova Davis, il problema non solo resta, ma forse si accentua. A Madrid, non sono tanto Spagna e Serbia ad aver chiuso al comando i rispettivi gironi, quanto Rafa Nadal e Novak Djokovic. Non a livello statistico, perché poi al loro fianco hanno vinto pure gli altri: il doppio Lopez/Granollers e un Filip Krajinovic versione deluxe. Il discorso coinvolge più un altro livello, quello delle sensazioni, dei valori in campo in prospettiva futura. Quando si parla di una possibile finale si ipotizza già uno scontro tra di loro, tra il numero 1 il numero 2 del mondo, quelli che si sono affrontati 54 volte in una storia che non ha eguali nel tennis moderno. E hai voglia a parlare di squadre solide ed equilibrate, vedi Gran Bretagna, Argentina, Russia, o il Canada della sorpresa Pospisil e di Shapovalov. La verità è che se quei due decidono di fare la differenza, la fanno. Non solo in singolare.

IL DILEMMA DOPPIO

Rafa Nadal, giusto per far capire che fa sul serio, è sceso in campo pure in doppio accanto a Marcel Granollers. Un po’ perché non era contento del suo match di singolare contro Borna Gojo (e forse non si era stancato abbastanza), un po’ perché l’ipotesi di tornare a essere utile nella gara di coppia nelle fasi decisive non è così remota. Il legame del numero 1 del mondo con la specialità è limitato al minimo sindacale, 10 presenze in Davis, 5 negli Slam a inizio carriera (compresa una semifinale agli Us Open accanto a Tommy Robredo), l’oro alle Olimpiadi di Rio nel 2016 accanto a Marc Lopez, la Laver Cup. Ma l’occasione della nuova Davis in casa è troppo succulenta per lasciarsela scappare, o peggio per improvvisare, verbo che non entra nel vocabolario di casa Nadal. Djokovic, dal canto suo, è sulla stessa lunghezza d’onda: 6 presenze in Davis, 5 negli Slam, ma senza la chicca del metallo più prezioso ai Giochi. E anche se la Serbia ha già una coppia all’altezza, fatta dai veterani Tipsarevic e Troicki (68 anni in due), è difficile pensare che, in caso di match decisivo per l’Insalatiera, Nole faccia solo da spettatore. Lui, come Rafa (ma il discorso potrebbe estendersi a Federer, a Murray e ad altri top players) hanno classe abbondantemente sufficiente per adattarsi a una specialità che giocoforza non li ha visti impegnati troppo spesso.

I MATCH DECISIVI

Nella fase a gironi, la Spagna ha sofferto con un’ottima Russia, poi ha passeggiato sui resti di una Croazia in disarmo. La Serbia ha regolato senza problemi il Giappone e con qualche titubanza in più (ma senza cedere un set nei singolari) la Francia. Né Nadal, né Djokovic, hanno dovuto premere sull’acceleratore più del necessario, ma adesso le cose si fanno serie. Spagna-Argentina è una sfida di grande fascino sotto il profilo della tradizione, malgrado l’attuale team sudamericano non sembri all’altezza di quello iberico, anche dopo l’abbandono di Roberto Bautista Agut, colpito dal dramma della morte del padre. Per la Serbia, nella parte alta del draw, c’è una Russia in cerca di un risultato che faccia la storia, pur dovendo fare i conti con l’assenza di Daniil Medvedev, l’uomo che dall’estate in poi ha fatto tremare tutti, big compresi. Campioni nel 2002 (a Parigi) e nel 2006 (a Mosca), i russi hanno due potenziali fenomeni come Andrey Rublev (che a volte si dimentica di quanto è forte) e Karen Khachanov, oltre a un capitano tra i più esperti al mondo, il 71enne Shamil Tarpischev. Ma battere Nole resta comunque un’impresa. Nel frattempo, in attesa di capire se arriveremo a una finale che pare già scritta, l’organizzazione della nuova Davis ha comunicato un cambiamento che è una prima piccola, ma coraggiosa, ammissione di colpa: tutti i match, a partire dalla giornata di venerdì, cominceranno con mezzora di anticipo: alle 10.30 del mattino e alle 17.30 del pomeriggio. E diminuiranno pure i tempi di attesa tra un match e l’altro, 10 minuti invece di 20. Per altre modifiche, più sostanziali, serviranno tempo e pazienza.