blog
home / BLOG / SINNER CITY

SINNER CITY

Pubblicato il 6 novembre 2019

In una notte di ubriacatura tennistica collettiva, Milano è diventata la sua città. Jannik Sinner si è preso per mano i cinquemila dell’Allianz Cloud e li ha accompagnati verso un mondo diviso equamente tra romanzo e realtà. La realtà è quella che già oggi ci fa restare a bocca aperta di fronte a giocate che inchiodano gli avversari alla loro inferiorità e incapacità di reagire. Il romanzo, il sogno, è che tutto ciò non sia soltanto un miraggio nella nebbia autunnale, ma diventi qualcosa di stabile e solido. Stabile e solido come la personalità di un 18enne dal carattere apparentemente perfetto per questo sport: disincantato quanto basta, deciso il giusto, leggero sul campo come si compete a uno che ha appena festeggiato la maggiore età. Le Next Gen Atp Finals 2019 aspettavano soprattutto lui, a scapito del fatto che in tabellone ci sia pure un numero 18 del mondo, tal Alex De Minaur, finalista dodici mesi fa. E lui non ha tradito né tensione, né eccesso di aspettative. È solo sceso in campo deciso a far capire che la vittoria contro Tiafoe ad Anversa non era stata un caso, bensì il logico epilogo di una superiorità evidente sull’avversario (e amico) Frances.

TECNICA AL TOP

Basterebbe questo, il carattere, per pronosticare un futuro da star a uno che di fronte a questa parola non si nasconde e non si mette paura. Anzi, si esalta, pur rimanendo fedele alla sua natura fatta di umiltà e di lavoro. Poi però c’è tutto il discorso tecnico da approfondire, e qui si aprono scenari probabilmente mai esplorati nella storia (non solo recente) del tennis italiano. Jannik fa tutto con naturalezza estrema, a detta di chi lo allena è una ‘spugna’ nell’apprendere concetti nuovi e questa caratteristica si palesa in campo: ogni match meglio di quello precedente, ogni punto come lezione da apprendere in vista di quello successivo. Il rovescio è chirurgico e letale, il diritto viaggia a velocità folli, il servizio è incisivo e vario. In tutto ciò, ogni singolo colpo ha margini di miglioramento importanti, e in particolare nel gioco di volo manca ancora qualche lezione fondamentale. Uno sguardo sul totale restituisce un prototipo di giocare moderno con l’anima del lavoratore di stampo antico. Una buona sintesi della sua terra, la Val Pusteria, racchiusa e protetta dalle montagne eppure così accogliente con chi la vuole scoprire.

DA BERGAMO A MILANO

Queste Next Gen Atp Finals, al di là di come finiranno i prossimi match, sono già il suo torneo. Perché sì, a Bergamo in febbraio lo avevamo scoperto, ma si trattava di un Challenger e di parlare a un pubblico fatto di appassionati puri. Mentre a Roma, durante gli Internazionali del Foro Italico, avevamo visto un passo ulteriore nella sua maturità, nascosta però nel mare di un torneo fatto di stelle di prima grandezza. Milano e l’evento del futuro nella nuvola dell’Allianz Cloud sembrano l’esatta dimensione per esaltarlo ed esaltarci. E la cosa più bella, più nuova e più incredibile, è che né lui, né noi, abbiamo paura a dirlo. In un anno, Jannik è passato dal numero 500 e passa ai top 100 Atp. È possibile che adesso serva un periodo di assestamento, ma è possibile anche che lui, con le sue qualità, riesca a rendere una formalità persino questo step. In ogni caso, c’è da godersi tutto ciò che combinerà, con quella bella faccia pulita e quel modo simpatico di essere se stesso. Con il coach, con il pubblico, quando si sgranocchia una carota a un cambio campo o quando regala il cuore al pubblico che lo ha sostenuto. Milano, questa settimana, è Sinner City.