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1999-2019: LA RIVOLUZIONE HA 20 ANNI

Pubblicato il 14 ottobre 2019

Non succedeva dal torneo di Amburgo 1999 che quattro under 23 giocassero le semifinali di un Masters 1000 (o ‘Super 9’, come si chiamavano all’epoca). Ma questa mini-rivoluzione che il mondo del tennis ha vissuto a Shanghai è più reale, più significativa e più attesa di quella di allora. Daniil Medvedev, Alexander Zverev, Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas rappresentano non solo il futuro nelle zone nobili del ranking, ma ormai anche il presente. Due di loro – Medvedev e Tsitsipas – sono già certi di andare a Londra a giocare le Finals, gli altri due devono cercare punti negli ultimi tornei stagionali, ma partono con un certo vantaggio sugli inseguitori. Insieme a Dominic Thiem, che anagraficamente sta nella terra di mezzo, sfideranno i Fab 3, e per la prima volta si sente davvero nell’aria quel ricambio generazionale sbandierato troppo spesso e con troppa fretta in passato.

TSITSIPAS SHOW, MEDVEDEV INARRESTABILE

Quest’anno Tsitsipas, per esempio, Federer, Nadal e Djokovic li ha battuti tutti e tre. Quando davanti ai microfoni della tivù ha finto di non saperlo, ha dimostrato non disattenzione come voleva far credere, bensì uno spiccato senso dello spettacolo, quello che lo accomuna per certi versi proprio all’ultima sua vittima illustre, il numero 1 del mondo Nole Djokovic. Stefanos è un po’ come il serbo prima maniera nei rapporti con pubblico e stampa, ma è un po’ come Roger in certi gesti che sul campo gli escono così facili da far restare a bocca aperta. Tutto l’opposto di Daniil Medvedev, quello che per dirla con le parole di Fabio Fognini “non sbaglia un colpo da quest’estate”. Il russo ha messo insieme dei numeri che solo i Fab 3 dei rispettivi tempi d’oro potevano permettersi, ma la sua esplosione è stata tanto repentina quanto inattesa. Si sapeva che avesse talento, si sapeva pure che avesse bisogno di una regolata sotto il profilo caratteriale. Una volta sposato con Daria, alla quale in Russia dovranno prima o poi fare un monumento, Daniil ha messo la quinta e non l’ha più tolta: servizio pesante, rovescio chirurgico, diritto esteticamente bruttino ma efficace come pochi, mano educata (anche se non sempre lo dimostra, causa pigrizia). Molti ormai dicono sia lui il più forte, il numero 1 in incognito in attesa che quei 3 vadano in pensione, o magari persino prima. E in effetti ci sono buone ragioni per pensarlo, a cominciare dal titolo di Shanghai, accolto con l’entusiasmo di uno che timbra il cartellino il lunedì mattina.

ZVEREV IN ATTESA DI CONFERME

Come Medvedev, Sascha Zverev non vincerà mai il premio simpatia, perché in campo non lascia spazio a mezzo sorriso o a mezza invenzione. Difficile (eufemismo) che le folle impazziscano per lui, ma intanto lui è sempre lì, top 10 in una stagione mediamente disgraziata, con pochi acuti e fatiche immani pure per passare i primi turni. Detto che tornei come Shanghai, un ‘1000’ di fine stagione sul veloce, sono perfetti per il tedescone dall’aria imbronciata, il suo reale valore lo si valuterà altrove: negli Slam soprattutto, dove fin qui il miglior risultato è un (doppio) quarto di finale al Roland Garros. La sensazione è che la distanza lunga, dei cinque set e delle due settimane, non faccia per lui, ma giudizi così severi alla soglia dei 23 anni non possono certo essere definitivi.

BERRETTINI E LE PRIME VOLTE

Infine, ma è il primo nei cuori italiani, Matteo Berrettini. Un barista che non parlava di tennis ai suoi clienti da più o meno 30 anni, è tornato a citare un giocatore per definire il romano: ‘un lusso’. Definizione azzeccata come solo i saggi dietro al bancone possono coniare. Perché Matteo è un lusso per l’Italia, tanto è forte, educato, coinvolgente e bello, in ogni possibile accezione. E perché Matteo esprime un tennis di lusso, fatto di forza e ricami, di talento e coraggio. Il fatto che patisca emotivamente le prime volte, a Shanghai (esordio nella semi di un ‘1000’), come agli Us Open, come a Wimbledon, tutto sommato depone a suo favore. Perché è indice di consapevolezza, di un ragazzo che passo dopo passo sta conoscendo i suoi talenti e li sta mettendo in ordine. A volte sorprendendosi, a volte inciampando. Non è esente da lacune, tutt’altro, e questo è un altro motivo di (futura) forza. Un anno e mezzo fa non era nemmeno sicuro di valere i top 100, oggi è top 10 della Race e le Finals sono a un passo. Tutto quello che verrà nel 2019 sarà un premio. Tutto quello che verrà poi, sarà il logico esito di un’avventura condotta e guidata da teste intelligenti, sensibili e preparate.