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BOLELLI, FINE PRIMO TEMPO

Pubblicato il 3 ottobre 2019

Quando aveva 20 anni c’era chi gli profetizzava un futuro da top 10. E del resto i mezzi tecnici c’erano tutti. Simone Bolelli è stato (si può parlare al passato, almeno in singolare) uno dei talenti più puri dell’Italia del tennis nelle ultime tre decadi: per questo, quando si va a vedere il suo best ranking, quel numero 36 stona un po’. Come stona, e parecchio, che non abbia mai vinto un torneo Atp, o che non sia mai arrivato negli ottavi di uno Slam. O ancora che abbia chiuso soltanto sei anni tra i top 100, solo uno tra i top 50. Una carriera a metà, un po’ per gli infortuni, un po’ per altri motivi. Tra cui un carattere spesso etichettato come troppo morbido per lo sport di alto livello, dove ogni giorno sei alle prese con gli squali. Ma era davvero così?

E ADESSO IL DOPPIO

La mia natura è quella – ammette l’emiliano senza nascondersi – e non posso negarla. Sono un buono, sì, e non me ne vergogno. Ma allo stesso tempo ho saputo lottare, ci ho messo tanta forza e determinazione, tanta grinta anche laddove magari non si vedeva, perché tendevo a esprimere in maniera diversa da altri le mie emozioni. Vi assicuro che ho dato tutto, e per questo sono felice della mia carriera. Di veri rimpianti, in fondo, non ne ho”. Nato a Bologna nel 1985, Simone ha cominciato la sua avventura di singolarista nel 2001 nel satellite di Porec, in Croazia, e l’ha terminata nelle qualificazioni di Wimbledon 2019. Da adesso in poi, solo doppio, specialità dove in fondo l’età non è un fattore così decisivo. “Ho quasi 34 anni (li festeggerà l’8 di ottobre, ndr) e tra i migliori doppisti ci sono pure alcuni over 40. Di sicuro in due si spendono meno energie, gli infortuni non pesano così tanto. E a me il doppio piace, diverte”. E – verrebbe da dire – ha dimostrato di saperlo giocare, visto lo Slam conquistato in Australian nel 2015 con Fabio Fognini.

WIMBLEDON IL TOP

Il singolare invece è storia passata. “Perché non riuscivo più a rientrare nel giro che conta, quindi almeno tra i top 100, e questo cominciava a pesarmi parecchio. Ci ho provato a lungo, ma stavolta è stato più complicato che nelle passate occasioni. È stata una combinazione di difficoltà fisiche e mentali a suggerirmi di dire basta. Lo faccio con serenità, perché con gli infortuni che ho avuto mi sento persino in debito con la sorte, visto che c’è gente che non rientra più nel circuito. Io l’ho fatto diverse volte, ho dato il massimo e sono sereno”. Una serenità che forse non appartiene ai suoi tifosi, sempre in attesa di quell’exploit che, in singolare, non è mai arrivato. “Ma i momenti da ricordare sono un sacco – sottolinea Simone con orgoglio – e vanno dalla finale a Monaco di Baviera (persa con il cileno Fernando Gonzalez, ndr) alle belle prestazioni a Wimbledon. Pensandoci bene, proprio Wimbledon è stato il torneo che ho amato, e pure quello che mi ha regalato la chance più grande, quando persi da Nishikori in cinque set a un passo dagli ottavi di finale”.

SENSIBILE ED ELEGANTE

Tra le sue vittime ci sono personaggi come Safin, Wawrinka, Del Potro, Cilic, Raonic, Kevin Anderson, Soderling, Berdych, Goffin e via di altri campioni, di due o tre generazioni diverse. “Di ognuna di queste partite conservo un bel ricordo, ognuna ha un significato. Forse sì, sarei potuto salire più in alto in classifica, si può sempre fare meglio in fondo. Ma bisogna fare i conti con ciò che si ha, con il momento che si sta vivendo”. Nel momento dei ringraziamenti, torna il ‘Bole’ buono, quello che non vuole fare distinguo, non vuole fare classifiche. “Tutti coloro che sono stati accanto a me in questi anni sono stati importanti: i coach, i preparatori fisici, la mia famiglia, mia moglie. Da tutti loro ho cercato di prendere qualcosa di utile alla mia carriera, e per ogni allenatore ho un ricordo che tengo per me, un tassello importante del mio tennis”. Come a dire che forse non si tratta di essere ‘troppo buoni’, si tratta invece di essere sensibili, e pure un po’ eleganti. Nel tennis e nella vita. Doti rare, che hanno reso Simone Bolelli popolare e amato ben oltre i numeri di una carriera comunque importante, ormai pronta a ricominciare per una seconda parte fatta di grandi ambizioni.