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US Open 2019 | Secondo Turno

Pubblicato il 30 agosto 2019

 

L’ITALIA CHE VINCE

Matteo Berrettini che supera in quattro set Jordan ‘baffo’ Thompson è un risultato che non passerà alla storia, ma l’autorevolezza con cui il romano ha condotto le danze dopo aver ceduto il terzo parziale è un ottimo segnale, che fa il paio con il successo su Gasquet, e che pone Matteo allo stesso livello degli altri che – in quella sezione, apertissima – cercheranno un posto in semifinale. Nemmeno Popyrin, Rublev, Kyrgios, Monfils o Shapovalov possono fare paura. Per Lorenzi, vincitore dopo quasi 5 ore sul Next Gen Kecmanovic e atteso adesso da Stan Wawrinka, c’è solo da alzarsi in piedi e applaudire.

 

L’ITALIA CHE PERDE

Alexander Bublik è un tipo che può mettere 30 ace di seconda in 5 set, perché la sua seconda palla non è altro che una nuova ‘prima’. Contro Thomas Fabbiano, il russo di nascita e kazako per scelta (economica) ha messo a terra complessivamente 48 servizi vincenti nemmeno sfiorati dal pugliese, il quale peraltro ha beneficiato di 26 doppi falli. Thomas può recriminare per aver giocato maluccio la parte finale del terzo set, quando l’inerzia era ancora dalla sua parte. Per il resto ha fatto da spettatore, come del resto molti di fronte alle botte del folle Bublik. Sonego, invece, non è pervenuto contro Andujar. Ci può stare, ogni tanto. Per entrambi gli azzurri, non è una bocciatura.

 

BELLO E INATTESO

Nella parte bassa del tabellone c’è un chiaro favorito per la semifinale, e si chiama Rafael Nadal. Ma il secondo protagonista è tutt’altro che facile da prevedere, e potrebbe essere un giocatore di qualità eccezionale e dalle spiccate doti di intrattenitore. Nomi? Eccoli: Andrey Rublev, Nick Kyrgios, Gael Monfils, Denis Shapovalov, Alexander Bublik, Alexei Popyrin. Poi c’è anche un nome che tutti, avversari e pubblico (tranne quello spagnolo) vorrebbero evitare: Pablo Andujar. E infine c’è Matteo Berrettini. Sperare (vale per chiunque) è tutt’altro che un esercizio infondato.

 

URAGANO TAYLOR

Andare a rete 106 volte (e fare 64 punti) in un match femminile nel 2019 è una cosa che già di per sé meriterebbe un premio e le prime pagine dei giornali sportivi. Se poi arriva anche la vittoria su una ex numero 1, oggi numero 4, il discorso diventa più ampio e complesso. Taylor Townsend ha 23 anni, è numero 116 Wta e fino a ieri era più famosa per il suo fisico possente, lontano dalle atlete perfette, che non per i suoi risultati. Oggi si prende uno scalpo straordinario, annullando un match-point e mostrando un talento indiscutibile. Forse non vincerà il torneo, ma ci ha fatto e ci farà divertire. Viva il tennis, soprattutto quando sa essere così democratico.

OSAKA-GAUFF

Il tabellone femminile propone al terzo turno un incontro che vale la pena di vedere. Di fronte Naomi Osaka, detentrice del titolo, e Cori Gauff, la ragazzina che con tutta probabilità resterà al vertice per i prossimi 10 o 15 anni. Cori ha superato in tre set la Babos, rischiando non poco. Ma contro le grandi ha già dimostrato di non patire nessun timore reverenziale. Al contrario, sa esaltarsi, come le era capitato a Wimbledon. A New York, in più, ha il supporto del pubblico di casa. Va seguita, perché ogni suo match in questo momento può diventare un romanzo di formazione.