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L’UOMO CHE ANNULLA I MATCH-POINT

Pubblicato il 2 agosto 2019

L’uomo che annulla i match-point, giocando come se l’ipotesi di vittoria dell’avversario non fosse nemmeno contemplata, è italiano. Si chiama Lorenzo Sonego e ormai, di questa caratteristica, sta facendo un proprio marchio di fabbrica. Il primo torneo Atp della sua vita, sull’erba di Antalya, lo ha vinto così, superando il serbo Miomir Kecmanovic per 6-7 7-6 6-1. Quando il povero Miomir è arrivato a un punto dal trionfo, nel secondo parziale, Lorenzo era sempre carico come una molla, come se quell’occasione fosse per lui, non per il suo rivale. Una situazione che si è riproposta sulla terra di Kitzbuhel, non in uno bensì in due incontri (consecutivi). La più eclatante contro Federico Delbonis, argentino dal cuore tenero ma dal tennis pesante. Il sudamericano arriva per otto (!) volte a un punto dal successo, e per otto volte viene ricacciato indietro. Così finisce per cedere: 7-6 6-7 7-6 in una partita perfettamente simmetrica, anche nei tie-break (7-4 4-7 7-4).

IMPRESA BIS

Potrebbe già essere l’impresa dell’anno, potrebbe essere lecito attendersi un po’ di appagamento, e per giunta ci sono 3 ore e 36 minuti di fatica e di emozioni da smaltire. Invece al turno seguente la musica resta la stessa. Dall’altra parte della rete c’è Roberto Carballes Baena, uno spagnolaccio di quelli veri, che per fargli un punto devi spingere e spingere e spingere senza preoccuparti troppo all’ennesima difesa, all’ennesima palla che torna dalla tua parte che pare un miracolo. L’iberico domina il primo set, cede il secondo al tie-break, ma nel terzo torna avanti, addirittura per 5-2. Il match-point arriva poco dopo, sul 5-3, in un game nel quale Carballes si era portato immediatamente sul 30-0. Con un giocatore normale, si potrebbe serenamente spegnere la tivù o abbandonare le tribune, andare a fare altro e considerare chiusa la partita. Quando si ha a che fare con Sonego, proprio no. Il torinese si mangia ancora la terra del secondo campo di Kitzbuhel, e nel giro di un battito di ciglia si mangia pure l’avversario: 2-6 7-6 7-6 in quasi tre ore di battaglia.

UN PICCOLO RAFA

In questo contesto, passa quasi in secondo piano il fatto che poi, nei quarti, Lorenzo si sia preso pure uno scalpo di un certo prestigio come quello di Fernando Verdasco. Perché nell’occasione non ci sono stati match-point da salvare, e la vicenda si è risolta con un più tradizionale 6-4 6-4. Risultato che consegna al piemontese un’altra semifinale, con vista su un top 10 e finalista di Parigi: Dominic Thiem. Al di là di come finirà questo torneo, resterà la settimana di ‘Sonego-che-salva-match-point‘: una storia tutt’altro che frutto del caso o di un periodo di buona sorte. In fondo basta guardarlo con attenzione, per capire che in quei momenti, Lorenzo è nient’altro che la migliore versione di se stesso. Con i suoi consueti saltelli che denotano una tenuta mentale e fisica fuori dal comune, con il suo sguardo ‘cattivo’ che contrasta con un carattere così docile. Costruirsi una chance di chiudere l’incontro, di fronte a uno così, mette quasi paura. Sai che comunque vada, quella partita lui non te la regalerà, sai che dovrai prendertela tu e forse non basterà tutto l’impegno. Un po’, fatte le debite proporzioni, quello che passa per la testa degli avversari di Rafael Nadal. Ecco, se c’è un giocatore italiano che può essere in qualche modo accostato al maiorchino senza essere accusati di blasfemia, quello è proprio Sonego. Al quale sì, magari manca ancora un po’ di spinta sul rovescio o un po’ di peso in certi frangenti, ma che con Rafa ha in comune una caratteristica rara: il rifiuto della sconfitta e la capacità di cogliere tutte, ma proprio tutte, le occasioni concesse dai rivali.