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FEDAL, FEBBRE A 40

Pubblicato il 11 luglio 2019

E così finalmente se ne può parlare con certezza, di quella semifinale che fin dall’uscita del tabellone era già negli occhi di tutti. Federer-Nadal, atto numero 40, è pronta a decollare, per la prima volta sul sacro Centre Court di Wimbledon da undici anni a questa parte. Era il 2008, quando Roger e Rafa si incrociarono da quelle parti, all’apice delle rispettive carriere e di un confronto che era già diventato un classico: ne uscì la finale più emozionante di tutte, tra loro due certo, ma probabilmente anche su quel campo, che pure di confronti da togliere il respiro ne aveva visti parecchi. Finì 9-7 al quinto, una maratona sulla quale un giorno bisognerà che qualcuno bravo scriva un romanzo, da cui qualcuno altrettanto bravo dovrà trarre un film.

L’INIZIO DELL’INCUBO

Dettaglio: quella partita la vinse Nadal, e fu in sostanza uno dei motivi per i quali poi, l’elvetico, avrebbe patito così tanto sotto il profilo psicologico la concorrenza del rampante maiorchino. Perché perdere sulla terra era quasi la normalità, perdere sul cemento ci poteva stare, ma perdere pure sull’erba quello no, era troppo. Era delitto di lesa Maestà. O almeno così, all’epoca, lo sentiva Roger, che in precedenza aveva vinto contro Rafa le finali del 2006 e del 2007, soffrendo il giusto. Oggi è cambiato tutto ma non è cambiato niente. Perché i due personaggi sono ancora lì, numero 2 e numero 3 del mondo, con le cifre scambiate dagli organizzatori di Wimbledon che hanno fatto un piccolo ‘dispetto’ allo spagnolo. Sono stati ancora loro, insieme a Djokovic, a scattare come favoriti per arrivare a questo punto. Sono ancora loro che accendono le fantasie dei fan di tutto il mondo.

PERCHÉ ROGER

Potrebbe vincere Federer, sì, e in fondo non ci sorprenderemmo affatto di vedere un signore vicino ai 38 giungere all’ultimo atto dei Championships, dopo aver raccolto i suoi primi 100 successi sui prati londinesi. Potrebbe vincere perché sull’erba i precedenti dicono 2-1 per lui (le tre finali di cui sopra) e perché si è preparato meglio giocando il torneo di avvicinamento di Halle, che per inciso ha pure portato a casa. Potrebbe vincere perché sta dimostrando di progredire con l’età, di avere un tempo sulla palla addirittura migliore di quando aveva 20 anni, di avere gambe e fiato per reggere scambi duri (vedi il match con Nishikori). Potrebbe vincere perché sarebbe giusto, agli occhi del suo pubblico ma pure di quello neutrale, che nell’accoppiata Federer-Wimbledon vede una delle poche certezze rimaste in questo mondo sottosopra.

PERCHÉ RAFA

Però potrebbe pure vincere Rafa, sì, e non ci sorprenderemmo affatto nemmeno di questo. Di rivederlo lì dove non arriva più dal 2010, da quando riuscì a mordere l’ultimo trofeo a Church Road, prima di cominciare una via crucis dolorosa e che pareva a un certo punto senza vie d’uscita. Un po’ per le ginocchia ballerine, che dopo Parigi hanno sempre bisogno di un tagliando, un po’ per quei campi in erba che – in condizioni veloci – sanno essere letali anche se dall’altra parte non c’è proprio un top 10. Ebbene, stavolta Nadal potrebbe vincere proprio perché lenta così, quell’erba, forse non è stata mai. Lo ha detto il suo avversario, Federer, e se ne è reso conto anche lui, Rafa. Per esempio quando è riuscito senza troppe invenzioni a disinnescare il servizio di una pertica come Sam Querrey, uno di quelli che sul rapido vero è meglio tenere alla larga. Potrebbe vincere, Rafa, perché in fondo l’ultima volta ha vinto lui, sulla terra nella semifinale di Parigi, sull’erba undici anni fa. E certi ricordi, da una parte e dall’altra, non si cancellano.