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CINQUINA DA ERBA

Pubblicato il 13 giugno 2019

Dopo le emozioni del Roland Garros, la terra rossa ha lasciato spazio all’erba. La superficie più imprevedibile del tennis è pronta a rimescolare gli equilibri ed esaltare tanti giocatori che sin qui si erano visti a malapena. Non esistono quasi più gli specialisti, ma c’è un quintetto che sui prati promette scintille.

KEVIN ANDERSON

Un gomito dolorante lo tiene ai box da marzo, ma sull’erba il sudafricano ci sarà. Tornerà nel Tour dal Queen’s, ed è un’ottima notizia sia per il circuito, sia per la sua classifica, dato che a Wimbledon dovrà difendere la finale del 2018 e il suo posto nei top 10. Sarebbe una sorpresa trovarlo nelle stesse condizioni di dodici mesi fa, quando solo l’improvvisa rinascita di Djokovic e le quasi 11 ore di tennis giocate fra quarti (13-11 al 5° set con Federer) e semifinale (26-24 al 5° con Isner) gli impedirono uno storico trionfo ai Championships, ma può essere di nuovo fra i protagonisti della stagione verde. E anche se non è l’emblema del tennista da erba anni ’90, la sua accoppiata servizio-diritto, sui prati, è più incisiva che altrove.

MARIN CILIC

Trovarlo al numero 15 del mondo fa un certo effetto, dopo un paio di stagioni nelle quali è stato stabilmente fra i migliori, ma nel 2019 il trentenne di Medjugorje ha vinto davvero poco, solo nove incontri. Può riscattarsi sull’erba? Le premesse, da cercare nelle statistiche e nei risultati sui prati delle ultime stagioni, dicono di sì. È la superficie sulla quale vanta la miglior percentuale vittorie-sconfitte (71 per cento), in carriera ha vinto due volte al Queen’s (l’ultima dodici mesi fa contro Djokovic) mentre a Wimbledon è arrivato in finale due anni fa. E chissà come sarebbe finita se a metterlo al tappeto, ancora prima di Federer, non fossero arrivate le vesciche sotto ai piedi. Alla vigilia dello Slam londinese sarà poco considerato, condizione che potrebbe giovargli.

MILOS RAONIC

Tre anni fa, alla domanda su chi sarebbe stato il primo giocatore nato negli anni Novanta a vincere uno Slam, in molti facevano il suo nome. Il torneo ideale pareva proprio Wimbledon, visto il modo in cui il terzetto Piatti-McEnroe-Moya ne aveva forgiato il tennis da erba, portandolo a essere aggressivo per raccogliere a rete quanto seminato da fondo. Ci andò vicino nel 2016, battendo Federer in cinque set in semifinale prima di arrendersi a Murray in finale, e l’appuntamento pareva solo rimandato. Invece, ci si sono messi di mezzo gli infortuni e il suo nome è gradualmente sparito dai taccuini. Ma con quel servizio e quel diritto, il 28enne canadese resta uno da tenere sempre in considerazione.

NICK KYRGIOS

Nel bene o nel male, ogni sua partita vale il pezzo del biglietto, e sull’erba ha mostrato alcune delle sue migliori giornate in assoluto. Su tutte, nel 2014 a Wimbledon contro l’allora numero uno Rafael Nadal, steso con un match splendido che lo portò ai quarti di finale ad appena 19 anni, da wild card e numero 144 del mondo. Quel pomeriggio di cinque anni fa, sul Centre Court, del ragazzone di Canberra si videro esclusivamente i pregi, mentre col tempo sono emersi pure i tanti difetti, ma l’erba resta la superficie che più ne esalta il mix fra estro ed esplosività. Non a caso, i Championships sono l’unico torneo del Grande Slam dove è arrivato tre volte alla seconda settimana, e dove ha più chance di combinare qualcosa di importante.

DANIEL EVANS

Da buon inglese, il suo tennis sembra costruito ad hoc per i prati. Un buon servizio, un rovescio in slice tagliente e l’ottima propensione per il gioco a rete, con una volèe fra le più efficaci (e stilisticamente migliori) del circuito, rendono il 29enne di Birmingham un cliente complicato per tutti. Sulla terra si è nascosto, ma con l’arrivo dell’erba è sbocciato vincendo subito il ricco Challenger di Surbiton, e fra Queen’s e Wimbledon andrà tenuto d’occhio. A maggior ragione vista l’enorme voglia di rivalsa che coltiva dopo la sospensione di undici mesi per aver fallito un test antidoping, a causa della positività alla cocaina dell’aprile 2017. Da gennaio ha già scalato 120 posizioni, tornando al numero 70 del mondo, e può salire ancora. Con l’erba come alleata.