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TERRA E FUOCO

Pubblicato il 7 maggio 2019

Tra Roma 2016 e Madrid 2019 ci stanno tre anni e tre vittorie Slam, che gli hanno regalato quota 20 Major e una nuova fase della sua immortalità tennistica. In mezzo, un digiuno di terra battuta che forse, questo prolungamento della carriera, ha aiutato a svilupparlo. Roger Federer si ripresenta coi calzini sporchi di rosso e tutti lo aspettano come si attende il parente emigrato all’estero che torna a casa soltanto per le occasioni speciali. Interviste, sessioni di allenamento che straripano di fans, una città in fermento (Madrid) e un’altra in attesa della sorpresa dell’ultim’ora (Roma). La febbre da Roger colpisce tutti, compreso un evento che dovrebbe brillare di luce propria, senza stare troppo a guardare ai protagonisti, come il Roland Garros di Parigi. Dove il basilese, in realtà, ha vinto solo una volta, in quel 2009 che fu l’ultimo anno con due Slam in bacheca, prima dello straordinario comeback del 2017. Otto anni più tardi.

DALLA TERRA BLU A GASQUET

Federer comincia questa sera la sua avventura alla Caja Magica, dove ha trionfato in un paio di occasioni, nel 2009 sulla terra rossa e nel 2012 su quella blu, evento mai più riproposto in seguito nonostante i tentativi di Ion Tiriac. Di fronte a lui c’è un altro straordinario talento, che però al contrario dello svizzero non è riuscito a trovare un equilibrio tra le potenzialità del braccio e le intemperanze di un carattere quantomeno lunatico, a voler essere teneri. Richard Gasquet non avrà avuto in sorte da madre natura le stesse armi di Roger, ma pensare che il suo miglior risultato in uno Slam sia stato la semifinale, è una ferita lasciata in dote a tutti coloro che credono nella forza dei gesti bianchi. Il bilancio dei testa a testa parla di un 18-2 senza discussioni in favore del ‘Migliore di sempre’, anche se proprio quelle due sconfitte arrivarono sulla polvere di mattone: nel 2005 a Monte-Carlo, in uno splendido incontro che illuse il mondo sul futuro di Richard, e ancora nel 2011 a Roma. Il match, insomma, non appare una passeggiata, e proprio nella Città Eterna saranno in tanti a tifare Francia, sperando che una sconfitta all’esordio induca Mister 20 Slam a rivedere i suoi piani approdando nella Capitale. Dovesse passare l’ostacolo Gasquet, invece, Federer potrebbe trovare Monfils, e poi Thiem o Fognini. Una sezione di tabellone tutta da gustare.

UN LIBRO CHE SI RIAPRE

Oggi il mio obiettivo – ha ripetuto a più riprese il padre di due coppie di gemelli – è quello di stare bene sul campo, di continuare ad amare ciò che faccio”. Ecco perché la lunga pausa dalla terra, superficie sulla quale peraltro è cresciuto, può essere stata la chiave per riaprire un libro quasi chiuso, quasi all’ultima pagina. Roger può tornare a provare quelle sensazioni legate alla ‘prima volta’, legate a motivazioni ed emozioni che sembravano ormai messe nel cassetto. Può tornare ad affrontare quella superficie tanto complessa da gestire, nel momento centrale della sua carriera, con uno spirito totalmente diverso. Non con l’animo congelato dalla paura per trovarsi un Rafa Nadal quasi imbattibile dall’altra parte della rete, ma con un fuoco che torna ad accendersi per prendersi qualche rivincita e per giocare il ruolo (inedito) di sorpresa. In fondo non ha nulla da perdere, il Re: se andrà bene, aggiungerà un nuovo capitolo alla sua leggenda. Dovesse andare male, non ci sarà nessuno (sano di mente) che potrà rimproverargli questo tentativo.