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LA TERRA DI ROGER

Pubblicato il 12 febbraio 2019

Montecarlo? Un po’ troppo presto. Barcellona? Non è che un ‘500’, e per di più è un feudo di Nadal. Così restano Madrid o Roma. O Madrid e Roma, insieme. Per puntare al Roland Garros, alla gloria (peraltro già conosciuta) di Parigi. Roger Federer e la terra tornano a finire in una stessa frase per bocca dello stesso campione di Basilea, che più volte in questo inizio anno ha ribadito le sue intenzioni: nel 2019, con tutta probabilità, tornerà a sporcarsi le scarpe di polvere di mattone. Da Roger e dal suo manager sono arrivati ammiccamenti e rassicurazioni circa l’idea di riprendere, dopo un paio d’anni di digiuno, con la superficie più ostica per il fisico e per i colpi del 37enne elvetico, vincitore di 20 Slam.

ROMA IN ATTESA

Resta da capire dove avverrà il ritorno, quali saranno i tornei interessati dalla sua presenza. L’ultima volta di Federer sul rosso risale al 2016, proprio al Foro Italico di Roma: vittoria su Sascha Zverev e sconfitta di fronte a Dominic Thiem. Poi, più nulla. Ecco perché è la Città Eterna la prima indiziata per rivedere all’opera il Migliore di Sempre, che sui campi della Capitale non ha mai vinto, pur collezionando quattro finali, due delle quali perse contro Nadal. Il Re a Roma si trova bene, ci viene volentieri e non solo per il tennis. E il fatto di non aver ancora messo in bacheca il titolo potrebbe essere uno stimolo non indifferente, che non ci sarebbe per esempio a Madrid, dove i titoli sono arrivati spesso, due sulla terra e uno sul veloce.

L’ULTIMA OCCASIONE?

Al Foro ci sperano, ovviamente, e nutrono legittime speranze in vista dell’annuncio. Una presenza di Federer aiuterebbe probabilmente a frantumare nuovi record di incassi e di spettatori. Bisognerebbe aprire lo Stadio Olimpico, per ospitare tutti gli italiani desiderosi di vedere Sua Maestà, anche perché ormai siamo tutti consapevoli che non ci saranno più tantissime occasioni. È vero che Roger non ha ancora fatto trapelare nulla riguardo al suo ritiro, ma la carta d’identità non si può nascondere e nemmeno il basilese sarà eterno (a parte in Laver Cup, dove l’eternità sportiva non è stata del tutto esclusa). Madrid, per contro, ha il vantaggio di avere condizioni più rapide, e dunque più adatte al suo tennis. Ma più lontane da quelle che troverà al Roland Garros. Inoltre, si è parlato di uno o due eventi, dunque non è escluso che alla fine entrino entrambi nell’agendina più ambita del Tour.

IL PROBLEMA NADAL

L’occasione è buona per dare uno sguardo nello specchietto retrovisore e capire quale è stato, nei suoi primi vent’anni di carriera, il rapporto tra Roger e la terra. È inevitabile che, in questa analisi, si debba partire dalla persona di Rafael Nadal. Colui che da una parte ha spinto Federer – per stessa ammissione dell’elvetico – verso miglioramenti tecnici che altrimenti non ci sarebbero stati; ma dall’altra gli ha negato una quantità di titoli impressionante, proprio sui campi rossi. Il bilancio sulla superficie lenta è di 13-2 per lo spagnolo: delle tredici vittorie di Rafa, undici sono finali e quattro si sono giocate al Roland Garros. Basterebbe questo a far capire che tutto sommato il problema di Federer non è mai stato rappresentato dalla terra, bensì da un avversario solo. Dei 99 titoli conquistati nel circuito dallo svizzero, sono undici quelli ‘on clay’: un numero non altissimo ma nemmeno basso, per uno che sul mattone tritato ci ha giocato sempre lo stretto necessario.

VERSO IL TITOLO NUMERO 100

Chissà che proprio il successo numero 100, quello che i fan di ogni parte del mondo attendono con trepidazione, non arrivi proprio lì, su quella terra che Roger ha spesso aggirato, preferendo affrontare al massimo delle forze Wimbledon e gli appuntamenti dell’estate americana. Forse Parigi, con Djokovic e Nadal al top della condizione, non può essere un obiettivo concreto, al momento. Ma c’è da giurare che Federer si presenterà al via – nel caso dovesse confermare le sue intenzioni – con la convinzione di poter arrivare in fondo. Magari sfruttando al massimo quell’atteggiamento aggressivo che, anche sul lento, è l’unica strada possibile per fiaccare le resistenze dei due rivali principali.