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TUTTO DA RIFARE

Pubblicato il 10 febbraio 2019

Non è andata bene. O meglio, è andata malissimo. Difficile pensare a una partita tanto brutta e tanto sfortunata, per l’Italia di Fed Cup, come quella in scena durante questo fine settimana. Soprattutto se rapportata alle ambizioni della vigilia. Una Svizzera non irresistibile ha travolto le azzurre, a Biel, nel primo turno del World Group II: in palio c’era un posto nei play-off per tornare nel Gruppo Mondiale, dal quale l’Italia è uscita nel 2016, dopo 18 anni di gloriosa frequentazione. Ora i tempi sono cambiati, e nemmeno i ritorni di Camila Giorgi e Sara Errani sono riusciti a dare fiato a un team azzurro ancora tutto da costruire. Del resto Tathiana Garbin lo aveva detto, al momento del suo insediamento in panchina al posto di Corrado Barazzutti: ‘ci vorrà del tempo’. E ci vuole pure pazienza, verrebbe da aggiungere, vedendo un paio di prestazioni davvero sottotono di quella Giorgi che sarebbe potuta essere la trascinatrice del gruppo.

DELUSIONE GIORGI

Camila, invece, è stata l’ombra di se stessa, nelle due sconfitte contro Golubic e Bencic, condite da una valanga di errori. Mentre Sara Errani non ha potuto fare miracoli, alla sua prima partita dopo l’ennesima sospensione che ne aveva fortemente minato fiducia e condizione. Eppure proprio da Sara, che per lunghi tratti ha tenuto testa a una buona Bencic, arrivano le notizie migliori di un weekend da dimenticare in fretta. L’ex finalista di Parigi ha fatto capire di voler ancora lottare, e ha detto in conferenza stampa di essere tornata a divertirsi. “Ero molto tesa – aveva spiegato al termine del suo incontro di sabato – ma poi sono riuscita a sciogliermi. Sono contenta, pur nella sconfitta, perché l’importante era ricominciare”. La sua carriera non è al termine, e non è nemmeno vicina alla conclusione. Ragion per cui proprio da Sara, come dalla Giorgi, dovrà in ogni caso rimettersi in moto la macchina del tennis femminile italiano.

IN CERCA DI FIDUCIA

Accanto a loro ci sono alcune giovani di buone prospettive, ma c’è soprattutto un ambiente che ha bisogno di ritrovare stimoli, motivazioni e stima in se stesso. Ossia, tutto ciò che è venuto a mancare di recente, dopo i ritiri di Flavia Pennetta, Roberta Vinci e Francesca Schiavone, e dopo le note vicende che hanno coinvolto proprio Sara Errani. Martina Trevisan, Jasmine Paolini e Deborah Chiesa, pure loro convocate per la sfida alla Svizzera, vanno a corrente alternata e non danno (per il momento) sufficienti garanzie. Ma sono tutte giovani, sotto i 26 anni, e hanno diverse stagioni per evolversi e mostrare il loro valore. Di certo c’è che abbiamo vissuto un buco generazionale importante, dopo il quartetto di fenomeni che ha trascinato a lungo l’intero movimento tricolore. Un periodo che adesso stiamo pagando ma che potrebbe risolversi prima del previsto. Nel weekend del 20 e 21 aprile le azzurre torneranno in campo nei play-out per difendere il posto nel World Group II. E stavolta bisognerà evitare passi falsi. Bisognerà cominciare una ricostruzione che non può più essere rinviata.