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MI MANDA RAFA

Pubblicato il 9 novembre 2018

Con uno ‘sponsor’ del genere, ci sarebbe di che essere travolti dalla pressione. Ma in realtà Jaume Munar, in Rafael Nadal, ha trovato un esempio discreto, un amico e un compagno di allenamenti. Una persona che può essergli utile senza diventare per forza un (irraggiungibile) punto di riferimento. Che altrimenti sarebbe frustrante, per lui come per chiunque. A spiegarlo è Bartolome Salva-Vidal, coach del 21enne delle Baleari, coetaneo e migliore amico del campionissimo di Manacor, con cui ha condiviso qualche doppio nella prima parte della carriera, all’inizio degli anni Duemila. “Questo problema – sostiene l’allenatore – Jaume lo ha superato da tempo. Ammesso che davvero lo sia stato. In realtà Rafael è molto presente nella vita sportiva di Munar ma non può essere considerato un approdo per nessuno, nemmeno per quelli con un certo talento. Perché lui ormai appartiene alla storia, al mondo delle leggende, e non sarebbe corretto per chi comincia ora il cammino nel circuito pro, cercare di imitare qualcuno che non è imitabile”.

UMILTÀ E LAVORO

Molto meglio essere se stessi, insomma, ed è il percorso che sta facendo Munar: non un fenomeno assoluto ma un ottimo giocatore con tanti margini di miglioramento. “Se fosse per me – prosegue Salva-Vidal – direi che Jaume ha qualità eccezionali in ogni fondamentale. Ma così suona troppo uno spot pubblicitario. Allora diciamo che deve lavorare un po’ su tutto, ma ha grandi margini di miglioramento perché è una persona umile, che sa cosa serve per arrivare in alto. E potrà vincere sia sulla terra, sia sul veloce: si tratta solo di cambiare qualche abitudine e di fare una preparazione ad hoc per un po’ di tempo. In questo senso, all’Accademia di Rafa non lasciamo nulla al caso. Nemmeno sotto l’aspetto mentale. Ma senza fare programmi rigidi: semplicemente, se serve il supporto del mental trainer in un determinato momento, lo si fa intervenire”.

CAPARBIO COME RAFA, MA PIÙ UMANO

Salva-Vidal, che con Nadal condivide anche il tennis mancino, è stato numero 288 del mondo nel suo momento migliore, ottobre del 2007, poco prima di decidere di lasciar perdere, a soli 21 anni. Dunque il tennis dei professionisti lo ha soltanto sfiorato. Ma si è subito buttato (con successo) nel mondo dei coach e adesso ha un ruolo importante nell’Academy che Rafa ha aperto a Maiorca, dove a fare da guida c’è zio Toni, e dove Munar può seguire tranquillamente il suo percorso. “Jaume – chiude ‘Tomeu’ – è un esempio per tutti i giovanissimi che si allenano da noi. Rispetto a Rafa potremmo dire che è più umano, più accessibile. Ma allo stesso tempo è in grado di dare il massimo rispettando le regole, quindi mettendo al primo posto il senso del dovere. Un aspetto su cui lavoriamo molto con chiunque”. In un contesto, quello di Maiorca, dove sarà difficile incontrare giocatori che non esplorano il cento per cento del loro potenziale. Con un nome come Nadal a campeggiare all’entrata, nessuno si potrà sentire mai totalmente arrivato.