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LA DONNA DELLE FINALI

Pubblicato il 29 ottobre 2018

Tredici vittorie su quindici tentativi a livello Wta, sette su nove se prendiamo in considerazione le prove Itf. In totale, un bilancio complessivo di 20 titoli su 24 finali. È difficile trovare un rendimento simile, nei match decisivi, nel curriculum di un giocatore professionista. Per questo, il record straordinario di Elina Svitolina è qualcosa di più unico che raro, che rende molto bene l’idea delle qualità mentali e agonistiche della 24enne di Odessa. L’ultimo atto delle Wta Finals di Singapore ha promosso la due volte regina di Roma a ‘regina delle regine’. Seppur in un torneo nel quale mancavano due personaggi come la numero 1 del mondo Simona Halep e il fenomeno Serena Williams.

FISICO E TESTA

Sloane Stephens ci ha provato, a cambiare le sorti del confronto, e aveva pure cominciato meglio vincendo per 6-3 il primo parziale. Ma la sua avversaria non si è fatta condizionare dai colpi pesanti dell’americana, così come dai precedenti che l’avevano vista sconfitta in tre occasioni su quattro. La ragazza dell’Est ha chiaramente cambiato marcia quando è riuscita a conquistare il break che, in avvio di secondo parziale, ha spostato l’inerzia del confronto. E da quel momento è stata in grado di difendersi meglio dalle bordate della Stephens, per poi contrattaccare alla prima occasione. Mostrando due doti che la rendono speciale. La prima: una condizione fisica invidiabile, forse inarrivabile per tutte le altre giocatrici di vertice. La seconda: una fiducia incrollabile nelle proprie possibilità. Elina sa benissimo che quando ha una chance, nel 90 per cento delle occasioni la sa sfruttare. E il passato fatto di tante vittorie nei match decisivi alimenta un circolo virtuoso che non accenna a fermarsi.

MANCA SOLO UNO SLAM

Dunque cosa le manca, adesso, per essere davvero considerata una campionessa in piena regola? La risposta è fin troppo semplice: uno Slam. Perché nei Major Miss Svitolina è rimasta piuttosto lontana dal trionfo. Le migliori performance sono tre quarti di finale, due volte a Parigi e una in Australia, all’inizio di quest’anno. Troppo poco per una che poi è in grado di arrivare al Master e mettere tutte in fila con tanta sicurezza. Dev’essere un po’ la stessa sindrome che – tra gli uomini – ha preso Alexander Zverev: quella di chi è forte da far spavento, ma poi alla prova dei conti dei quattro grandi tornei finisce per auto-ridimensionarsi senza una reale ragione. Sascha, almeno, ha l’alibi (modesto, in verità) di giocare sulla distanza dei tre set su cinque. Mentre l’ucraina si deve solo concentrare sull’aspetto mentale, per sfatare questo tabù e arrivare in fondo a un Major, uno qualsiasi.

DA SINGAPORE A SHENZHEN

Sì perché in fondo non c’è una superficie migliore e una peggiore, per il tennis moderno e completo della Svitolina. La quale può vincere sulla terra (lo ha mostrato a Roma), sul cemento, sul veloce indoor e forse pure sull’erba, anche se Wimbledon le è sempre rimasto indigesto e proprio il terreno più nobile e antico è l’unico che manca alla sua collezione di trofei. Intanto le Wta Finals si congedano da Singapore e dall’anno prossimo, pur rimanendo in Asia, si trasferiranno a Shenzhen, in Cina. Un’ulteriore dimostrazione di come il mercato della racchetta spinga sempre più verso Est, soprattutto in campo femminile. Con la giapponese Naomi Osaka, eliminata nel girone a Singapore ma stella ormai sempre più brillante nel circuito, a fare da nuova icona per le generazioni che verranno.