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RAFA C’È, ORA TOCCA A ROGER

Pubblicato il 1 settembre 2018

Il primo vero test di questi Us Open per la coppia Nadal-Federer è arrivato. Rafa lo ha superato, seppur rischiando molto e dovendo giocare la partita più lunga della sua storia a Flushing Meadows, contro il russo Karen Khachanov. Roger lo dovrà superare questa sera, quando di fronte a lui avrà quello spericolato di Nick Kyrgios, graziato (o sostenuto) dall’arbitro Lahyani e chiamato a fornire una risposta, l’ennesima, sul suo futuro. Il tutto, all’insegna del tie-break. I due che hanno salvato il maiorchino nella battaglia contro Khachanov, o quelli che si prospettano nel match tra lo svizzero e l’australiano: fin qui si sono incontrati tre volte, il basilese è avanti per 2-1, ma nel complesso sono stati giocati otto tie-break su nove set. Difficile pensare non ce ne sia nemmeno uno stavolta. Bisognerà vedere quanto potrà essere decisivo per le sorti dell’intero confronto.

 

NADAL VINCE IN QUATTRO ORE

Intanto Nadal si gode una vittoria tutt’altro che scontata e per nulla banale. Il 22enne Khachanov, forse mai così brillante in tutta la sua (giovanissima) carriera, avrebbe potuto vincere ognuno dei tre set che ha perso. Però li ha dovuti cedere, osservando molto da vicino la differenza che passa tra essere un ottimo giocatore ed essere un campione da Slam. Di match come questi, sopra le quattro ore di durata, Rafa in carriera ne ha disputati (e vinti) tanti. Lui no, e per questo non è riuscito a gestire i punti decisivi allo stesso modo degli altri. La partita si offre a una doppia lettura: da una parte, la crescita del ragazzo russo, già da tempo sotto i riflettori e capace di mettere sul piatto un mix tra la consueta imprevedibilità dei suoi connazionali e la solidità di quella Spagna che lo ha allevato tennisticamente. Dall’altra, un Nadal forse non al massimo, ma certamente in progresso. E in grado di trarre ulteriore forza e spinta da un match come questo.

 

PERICOLO KYRGIOS PER ROGER

Alla finestra c’era Roger, che adesso sarà chiamato a fare la sua parte per raggiungere gli ottavi nella parte bassa del tabellone. Per farlo, dovrà contare sulle sue qualità, e magari su una giornata di scarsa vena di Kyrgios, che in tutti i confronti diretti si è sempre rivelato un osso durissimo. Perché tecnicamente soffre meno di altri il tennis regale dell’elvetico, e perché soprattutto non soffre nessun tipo di timore reverenziale. Al contrario, Nick si esalta proprio in questi incontri, laddove le motivazioni di certo non mancano. Bisognerà capire se basteranno, in un momento della sua carriera che lo sta vedendo in una fase quasi involutiva, rispetto alle attese di qualche tempo fa. Federer, dal canto suo, fin qui non ha dovuto premere troppo sull’acceleratore, ma adesso è il momento di farlo, altrimenti ci sarà il rischio serissimo di dover salutare New York.

 

LA CHIAVE: GESTIRE LE ENERGIE

I riflettori accesi sulla coppia d’assi non devono far dimenticare gli altri. Perché questo torneo con poche sorprese, con quasi tutti i grandi ancora in corsa, è destinato a rimanere durissimo fino alla fine. Gente come Anderson, Del Potro, Isner (tutti nella parte alta con Nadal), oppure ancora come Cilic, Sascha Zverev e Djokovic (nella sezione inferiore con Roger), sono lì per arrivare in fondo, e stanno dimostrando partita dopo partita di poter essere pericoli concreti per i primi due giocatori del mondo. I quali, in ottica di una possibile finale, dovranno dunque vincere gestendo bene le proprie energie. Un affare che appare complicato, perché se ad aiutarli c’è l’esperienza di tanti anni nel Tour, dall’altra parte c’è la carta d’identità che potrà chiedere un conto salato. Da qui in avanti, ogni match avrà i suoi rischi, ogni set avrà le sue incognite. Per questo, sarà uno degli Us Open più avvincenti degli ultimi anni.