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BENTORNATO, NOLE

Pubblicato il 15 luglio 2018

Aveva impiegato 21 ore e 1 minuto per arrivare in finale, Kevin Anderson. Ci ha aggiunto altre due ore e 18 perché non voleva affatto arrendersi dopo il 6-2 6-2 iniziale, ma alla fine si è inchinato di fronte a un campione ritrovato, che sarà nuovamente tra i primi dieci del mondo. Novak Djokovic vince il suo Wimbledon numero quattro, ma soprattutto torna a trionfare in un Major dopo oltre due anni di digiuno. Un periodo in cui è accaduto di tutto, al serbo, che tra il 2015 e il 2016 aveva dominato il circuito. Un periodo che però, ormai, è definitivamente alle spalle. Lo ha fatto capire in una finale mai in discussione fin dal break ottenuto in apertura, che gli ha spalancato le porte di un successo annunciato. Perché Anderson aveva giocato un torneo che lo aveva provato, e perché il sudafricano – anche al massimo della forza fisica e mentale – non ha le armi per mettere alle corde un Djokovic al top, uno dei migliori giocatori in risposta nella storia del tennis.

OBIETTIVO NUMERO 1

Il dubbio relativo alle condizioni di Nole se n’era già andato dopo la splendida semifinale vinta con Nadal, una maratona giocata ai massimi livelli per la loro sfida numero 52. Ma adesso, dopo aver visto l’ultimo atto, c’è da essere davvero sicuri che il serbo possa ancora dire la sua per quel vertice che sembrava stregato, ormai preda del binomio Federer-Nadal. Invece si torna almeno a parlare di Fab Three, in attesa che Andy Murray faccia capire se anche lui potrà tornare. Impresa che, al momento, pare molto più complicata. Perché in fondo Nole era sempre stato lì vicino, malgrado gli infortuni, l’operazione e i cambi in panchina, malgrado tutte le incertezze personali e agonistiche che lo hanno accompagnato nel suo momento più nero. E adesso potrà prendere il trionfo ai Championships come nuovo trampolino di lancio verso la risalita nel ranking. Nel quale, chiaramente, non si può accontentare dei top 10.

LA SPINTA DI VAJDA

A dargli una spinta, oggi, c’è quel Marian Vajda che aveva contribuito alle sue fortune per un decennio, e che era stato messo da parte quando erano arrivati nel box del serbo Radek Stepanek e Andre Agassi, per un team d’assi che non è mai decollato. Agassi, il supercoach che avrebbe dovuto lasciare il segno come aveva fatto per un periodo Boris Becker, non ha mai nascosto le tante opinioni divergenti, così come il fatto che il loro rapporto sotto il profilo lavorativo non sia mai stato ciò che voleva essere. Una situazione che nel giro di poco tempo è precipitata fino a portare a una decisione più saggia, il ritorno al passato. Accanto a Vajda, che non ama i riflettori e lascia parlare il campo, Nole si è riscoperto ciò che era. In particolare, oltre all’efficacia del suo tennis, ha ritrovato quella voglia che pareva aver perduto. E per uno come lui, che sulla fame di vittorie ha costruito tutto il resto, si trattava di un passaggio fondamentale.

UNA VITTORIA DI FAMIGLIA

I titoli Slam in bacheca, adesso, sono 13. Soltanto uno in meno di Pete Sampras, per agguantare il podio insieme agli altri due fenomeni di questa epoca. Ma per pensare al prossimo step c’è tempo. Adesso, è solo il momento di godersi il presente, di gustarsi un filo d’erba raccolto dal Centre court e di lasciare spazio alla gioia. “Questo successo è speciale – spiega Nole, padre di due figli – perché per la prima volta nella mia vita c’è qualcuno che mi sostiene urlando ‘papà, papà!’, consapevole di quello che sta accadendo. Non potrei essere più felice di così. Voglio congratularmi con Kevin per il suo torneo, non ha giocato bene per due set ma nel terzo è stato persino più forte di me, e ho avuto fortuna a chiudere al tie-break. Il passato? È facile parlarne adesso, quando tutto è ormai alle spalle. Ho dovuto credere molto in me stesso. Devo ringraziare il mio team e tutti quelli che mi hanno sempre sostenuto. Fuori dal Tour per sei mesi, per la prima volta nella mia vita con tanti dubbi, non sapevo se sarei mai tornato competitivo come prima. E non c’è miglior posto al mondo di Wimbledon, dove trovare delle risposte e godersi un ritorno”. Bentornato, Nole.