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IL GIOCOLIERE

Pubblicato il 12 giugno 2018

Sì, d’accordo, c’erano Nadal, Cecchinato, Thiem, Halep, Stephens e via di campioni del presente. Ma chi ha avuto la fortuna di essere presente al Roland Garros 2018 ha potuto ammirare un altro campione, il più divertente di tutti. Si chiama Mansour Bahrami, ha 62 anni, e insieme a Fabrice Santoro ha vinto il doppio delle leggende riservato agli Over 45, battendo in finale Cedric Pioline e John McEnroe, non proprio gli ultimi arrivati. La storia di Mansour, franco-iraniano dal sorriso che conquista, è nota agli appassionati, ma questo nuovo successo la riporta d’attualità per tutti coloro – e sono ancora tanti – che non la conoscono.

Una storia di speranza

È una storia di speranza e riscatto, quella di Mansour, una storia che riconcilia con lo sport dalle dimensioni più umane, più romantiche. Fuggito dall’Iran della rivoluzione, un giovane Bahrami trovò rifugio in Francia per continuare a coltivare quella passione verso il tennis che lo avrebbe liberato dalle catene di una vita complicata. Uno sport che ha vissuto sì da professionista (arrivando a ottimi livelli in doppio) ma soprattutto da giocoliere, da persona che ama divertirsi e ama divertire. Da anni, ormai, l’iraniano è il più ricercato da ogni organizzatore di esibizioni, perché è uno dei pochi in grado di proporre tennis di alto livello (la vittoria parigina ne è un’ennesima conferma) e allo stesso tempo di sorprendere il pubblico con una presenza scenica da attore consumato.

Le sue imitazioni sono un must, così come i suoi colpi a effetto: dal servizio con finta alla volèe spalle alla rete, passando per smorzate millimetriche e rovesci a duecento all’ora. Sempre accompagnato da quella risata sotto i baffi che pare si porti dalla culla. I colleghi adesso lo adorano, John McEnroe lo definisce ‘un genio’, Ilie Nastase lo chiama ‘maestro’. Ma non è sempre stato così. Quando era giovane e puntava a lasciare il segno tra i pro, Bahrami raccolse pure qualche invidia e trovò non poche difficoltà a farsi voler bene. Chi lo temeva per vie delle sue qualità tecniche e atletiche, chi semplicemente non amava il suo essere sempre al centro dell’attenzione, sotto i riflettori grazie a una personalità allo stesso tempo forte, carismatica e magnetica.

“Amo far divertire il pubblico”

La sua autobiografia, di qualche anno fa, è un libro che tutti gli appassionati di tennis dovrebbero avere sugli scaffali. Perché non racconta trionfi clamorosi o segreti svelati, ma trasuda passione a ogni pagina, a ogni riga. Bahrami è quello che non aveva la possibilità di comprarsi una racchetta e giocava a tennis con un manico di scopa. È quello che non aveva un campo e sfruttava una piscina vuota per allenarsi. È quello che dice: “Non so quante partite ho perso per via di questa propensione a fare il giullare, partite che quasi sempre avrei dovuto vincere. Poi per fortuna vinco pure, e di frequente, ma se sento che il pubblico non si è divertito ci rimango male. Amo farlo ridere, quando il pubblico ride sono l’uomo più felice del mondo”. Come si fa a non volergli bene?