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Cecchinato 10 e Lode

Pubblicato il 8 giugno 2018

Raccogliamo e vi proponiamo dieci ragioni per le quali – nonostante la sconfitta in semifinale contro Thiem – Marco Cecchinato potrà ricordare in eterno queste due settimane parigine e prenderle come punto di partenza per una nuova carriera.

1 – Un rovescio tutto nuovo

È stato sorpresa e capolavoro del Roland Garros del siciliano. Da punto debole di qualche anno fa, è divenuto arma letale anche di fronte a chi sulla diagonale sinistra ci ha costruito una carriera. Un esempio di come il lavoro paghi sempre, quando è supportato dalla convinzione di poter cambiare.

2 – Un servizio solido

Non è mai stato vulnerabile come il rovescio, ma nemmeno il servizio rappresentava una garanzia per il Cecchinato vecchia maniera. Oggi è un colpo robusto che porta persino punti diretti, e sul quale ci sono ulteriori margini di progresso. Una notizia importante soprattutto in vista dell’approdo sulle superfici diverse dalla terra battuta.

3 – La palla corta che incanta

La terza componente tecnica che ha contribuito al miracolo dell’azzurro è una palla corta giocata con disinvoltura e precisione anche nei momenti caldi del match. Il drop shot sta tornando vivo nel circuito già da qualche tempo, ma vedere un giocatore che lo utilizza così spesso è sempre un piacere e un’emozione particolare.

4 – Un coach di qualità assoluta

Simone Vagnozzi era un giocatore di grande intelligenza, con un buon talento nel braccio e una carriera che per svariate ragioni non gli ha regalato ciò che meritava. Una volta deciso di buttarsi nel mondo dei coach, ha avuto la capacità di apprendere dai suoi maestri e di trasmettere le sue idee a un allievo che è stato in grado di recepirle al volo. Il merito dello straordinario torneo del ‘Ceck’ è anche in buona parte suo.

5 – Il sangue freddo dei campioni

Un dato evidente che ha accompagnato il Roland Garros del siciliano è la capacità di gestire alla perfezione le occasioni che gli sono passate davanti. Non ha mai tremato, la mano di Marco, tranne forse nella semifinale con Dominic Thiem, quando c’è stato tutto il tempo per realizzare l’impresa folle e meravigliosa che aveva realizzato.

6 – La fiducia totale nelle proprie capacità

A volte è sembrato talmente convinto e sicuro di sé, il nuovo Cecchinato, da arrivare a sembrare un top 10 di lungo corso. Da ogni sua intervista, da ogni sua parola, traspariva la consapevolezza di non essere di fronte a un miracolo piovuto dal cielo, bensì di un risultato costruito nel tempo e che – seppur inatteso – era totalmente meritato. Il tutto nonostante i ‘non ci credo’ ripetuti al suo angolo al termine di ogni vittoria.

7 – La vittoria su Djokovic come ricordo indelebile

Se c’è una partita da scegliere, nello splendido percorso all’ombra della Tour Eiffel, è senza dubbio quella contro Nole Djokovic. Se c’è un set da ricordare è il quarto, quello che gli ha consegnato la semifinale attraverso un tie-break chiuso per 13 punti a 11. 13 come il numero fortunato dell’azzurro, tatuato sul suo costato.

8 – Un anno da top player

Il fatto di aver concentrato così tanti punti in un periodo così ristretto, dalla vittoria nell’Atp di Budapest nell’ultima settimana di aprile, fino alla semifinale parigina, consentirà all’azzurro di vivere i prossimi undici mesi con la certezza matematica di non uscire dai primi 50 al mondo. Nemmeno se dovesse sempre perdere al primo turno. Una garanzia che non è cosa da poco, e che potrà permettergli di giocare a braccio sciolto almeno da qui alla fine della stagione.

9 – Gli errori del passato come porta verso il futuro

Di errori, sul campo e fuori, Cecchinato ne ha commessi. Ma da questi errori è emerso più forte di prima, con la consapevolezza di essere cresciuto. A 25 anni, del resto, non si può essere già completi e immuni da pericoli. Il fatto che sia tornato e abbia raggiunto adesso una maturità agonistica evidente, è un punto di partenza verso una seconda carriera decisamente diversa dalla prima.

10 – Una scossa al movimento

Un altro grande merito del ‘Ceck’ è quello di aver riportato il tennis azzurro maschile sulle prime pagine dei quotidiani e nei telegiornali delle tivù generaliste, quando ormai mancava da tanto, troppo tempo. Le ragazze avevano colmato con le loro imprese 40 anni di vuoto dei colleghi uomini, ma era tempo per una scossa che potesse dare fiducia al movimento. La speranza è che tanti giovani azzurri, adesso, prendano spunto dalla semifinale del siciliano per capire che in fondo nulla è davvero impossibile.