blog
home / BLOG / I TEMI DELLA TERRA

I TEMI DELLA TERRA

Pubblicato il 24 aprile 2018

Monte-Carlo è già passato, Barcellona è in corso, Madrid e Roma sono ormai a un passo. E c’è il Roland Garros come approdo finale, il torneo più atteso (e ambito) dell’anno per chi associa il tennis al colore rosso del mattone tritato. La stagione sulla terra entra nel vivo e si appresta a emettere verdetti che in realtà, per molti osservatori, sono già piuttosto scontati.

NADAL – Sì, perché dopo la vittoria numero 11 nel Principato, è difficile capire come Rafael Nadal possa perdere anche una sola partita su questa superficie. Eppure è accaduto nei suoi migliori anni, e accadrà pure in futuro. Per esempio, Rafa non ha mai fatto filotto centrando in uno stesso anno i cinque grandi tornei cui è solito partecipare in primavera: Monte-Carlo, Barcellona, Madrid, Roma e Parigi. O almeno, questo da quando Madrid si gioca su terra battuta, perché in realtà già nel 2005 il campionissimo di Manacor riuscì a lasciare il segno in tutti gli eventi, anche se in quel momento nella capitale spagnola si giocava in autunno, su sintetico indoor. Una variante da mettere in conto è la capacità di restare allo stesso livello per tanto tempo, senza risentirne sotto l’aspetto atletico o senza avvertire qualche acciacco. Affare non scontato, considerato che parliamo di un 31enne in grado di mantenersi al vertice per 15 anni, dunque con un fisico già piuttosto logoro, malgrado nei suoi momenti migliori questo non si noti. Infine, c’è la variabile della velocità della superficie. Se Monte-Carlo tradizionalmente è il torneo con i campi più lenti tra quelli in terra, non si può dire lo stesso per Madrid e Roma, dove le condizioni ambientali possono tendere una mano a chi ama il veloce. Oltre questi due aspetti, che in effetti potrebbero incidere, non si può andare. Perché ad esclusione di Federer, che fino a Wimbledon non sarà della partita, non si vede nessuno con le armi necessarie per cambiare il corso della storia.

ITALIANI – Sarà una stagione su terra interessante anche per il tennis italiano. Per il suo numero 1 Fabio Fognini, chiamato a recitare da protagonista nelle prove che contano. Ma pure per gli altri, con una serie di giovani interessanti che attendono di sbocciare. Per esempio Matteo Berrettini, che lo scorso anno a Roma fu fermato proprio da Fognini, e che quest’anno ha un po’ di esperienza in più per cercare di mettere a frutto il suo tennis esplosivo. Oppure ancora i piemontesi Lorenzo Sonego e Stefano Napolitano, magari più attrezzati per il veloce ma comunque competitivi sul rosso. O, infine, per qualcuno che giovanissimo non lo è più, ma che sta in quell’età di mezzo che significa maturità: Stefano Travaglia, Thomas Fabbiano, Marco Cecchinato e Alessandro Giannessi. Una generale buona predisposizione alla terra (anche se Fabbiano preferisce il veloce) per un gruppo eterogeneo che potrebbe essere una buona base per lasciare una forte presenza azzurra nel panorama dei top 100 Atp. Il tutto senza dimenticare Andreas Seppi e Paolo Lorenzi, che sono pur sempre numero 2 e 3 del Belpaese. Andreas ha iniziato l’anno come meglio era difficile prevedere, e se continuerà a stare bene potrà essere protagonista pure sul lento. Il senese invece è in un momento no, ma chissà che l’aria dei grandi eventi non gli possa far bene, riportandolo tra i primi 50 del mondo.