blog
home / BLOG / SENZA AVVERSARI?

SENZA AVVERSARI?

Pubblicato il 21 aprile 2018

Il Nadal che sta dominando a Monte-Carlo non è certo una novità per il mondo del tennis, abituato ad avere nel maiorchino il suo vero padrone quando si mette piede sulla terra battuta. Però è sintomatico che a distanza di tredici anni dal suo primo titolo nel Principato, Rafa sia ancora qui a far ammattire i rivali che navigano tra rassegnazione e sconforto, e che non sanno nemmeno da dove cominciare per strappare almeno un set al più forte di sempre sulla superficie della fatica. Lasciando cinque game a Grigor Dimitrov, dopo che ne aveva concessi soltanto due a quel Thiem che doveva essere il suo primo avversario secondo gli osservatori, Nadal ha raggiunto la finale numero 12 della sua carriera nel torneo monegasco. Ne ha vinte dieci, perdendo soltanto quella del 2013 contro Novak Djokovic, e stavolta avrà di fronte un Kei Nishikori che parte nettamente sfavorito.

Il giapponese è stato perfetto nel recuperare, lungo tutta la settimana, situazioni molto complesse. A partire dall’esordio contro Tomas Berdych, passando poi per i successi lottati di fronte ad Andreas Seppi, al croato Marin Cilic e – in semifinale – al tedesco Alexander Zverev. Contro il numero 1, però, la vicenda sarà presumibilmente molto diversa. Fin qui nel torneo Rafa ha concesso sedici game, che non è un record perché nel 2010 ne lasciò per strada la miseria di quattordici per vincere il titolo. Ma siamo più o meno da quelle parti, tanto per la condizione stratosferica di un Nadal che era uscito con parecchi dubbi dall’inizio della stagione, quanto per l’impotenza dei rivali, sempre distanti da un benché minimo tentativo di fare partita. Lo stesso Dimitrov ha speso tutto quello che aveva per restare agganciato all’iberico nel primo set, ma una volta ceduto il parziale ha dovuto alzare bandiera bianca. Finendo per pagare una chiara inferiorità in ogni settore: tecnico, mentale e fisico.

Sotto questo aspetto, è evidente come sia molto più larga la forbice che divide Nadal dai suoi primi inseguitori sul rosso, rispetto a quella che separa Roger Federer (anche nella migliore condizione) dal resto del gruppo sui campi veloci. Non parliamo di estetica, né tantomeno di vittorie complessive. Parliamo per esempio dell’atteggiamento con cui i rivali affrontano la sfida, con un minimo di speranza o – nel caso si trovino di fronte lo spagnolo – sostanzialmente rassegnati. Inoltre, la terra garantisce a Nadal più margine per risolvere ogni punto, ogni game, ogni set a suo favore. Quando invece il veloce, che sia cemento, sintetico o erba, può lasciare spazio a maggiori sorprese. È comunque un peccato che i due padroni del tennis non si incrocino nell’intera stagione sul mattone tritato. Era capitato già lo scorso anno, e Nadal si prese tutto tranne Roma. Quest’anno, visto come sta andando, potrebbe addirittura fare meglio.